Ritorna sul mercato italiano la piccola custom prediletta dai giovani rider e dalle ragazze
Due ruote, un motore, una sella, un manubrio e pochi altri orpelli. Facili da condurre, mantenere e riparare, economiche nella gestione, luccicanti e accattivanti.
Le custom (o cruiser, che dir si voglia) di piccola cilindrata sono adatte a chi non è per nulla interessato ad emulare sulla strada i campioni della pista, ma è più legato ad altri aspetti, come l'amore per la meccanica semplice e ben visibile e il piacere nella cura estetica del proprio mezzo. Inoltre, la romantica figura del motociclista, inteso come personaggio fuori dagli schemi e lontano dal conformismo borghese, può essere rappresentata nel modo migliore soltanto con una moto a seduta bassa e manubrio alto che assomigli, seppur vagamente, a Capitan America, l'Harley Davidson sulla quale Peter Fonda rimane stravaccato per buona parte del film Easy Rider.
La Suzuki Italia di Robassomero, in provincia di Torino, ha offerto in prova a Motocorse una Suzuki GZ Marauder 125, rappresentante di spicco del panorama, in verità poco variegato, delle baby custom.
Inciso: la categoria delle centoventicinque, senza fare distinzioni tra le diverse tipologie, è ormai molto lontana, almeno in Italia, dall'epoca gloriosa vissuta circa un quarto di secolo fa. La colpa è incontrovertibilmente di Bill Gates, che ha tolto ai teenager il gusto di esplorare il mondo con i propri occhi, le proprie gambe, le proprie ruote. Fortunatamente, però, questa amara considerazione non vale per tutti; finché ci sono motociclisti, c'è speranza che le nuove generazioni non subiscano mutazioni genetiche irreversibili, possano ancora disporre di mani prensili e pollice opponibile e siano così in grado di afferrare solidamente manubri e stringere leve. Per il mouse integrato nell'avambraccio c'è tempo.