Quando si parla di moto custom made in USA il nome che esce è il solito, scopriamo che, però, non è l'unico...
First Look
Ammazza che gommone, ma ce la farà a curvare? La domanda sorge spontanea appena ci si para davanti il monumentale 250/40 su cerchio da 18", che fa bella mostra di se al posteriore della moto oggetto di questa prova ovvero la Victory Hammer S.
E subito uno si chiede "ma chi è la Victory?", anche perchè quando si parla di custom d'oltre oceano il nome che gira è quello e solo quello, che inizia per H e finisce per D.
Ed invece c'è anche dell'altro, esiste un competitor agguerrito, che fa un ottimo prodotto ad un prezzo concorrenziale e, soprattutto, con un'affidabilità di livello praticamente giapponese.
Tutto ha origine nel 1954, quando nasce la Polaris, leader mondiale in tema di quadricicli e motoslitte.
La meravigliosa idea di produrre motociclette si concretizza nel 1993, quando Matt Parks proveniente dagli ATV, insieme a Bob Nygaard della divisione motoslitte, completano l’analisi preventiva del mercato due ruote. Da li a poco il progetto sotto il nome in codice Victory prende il via con l’idea di produrre una lotto di prototipi pre serie. La prima Victory V92C Custom spinta da un motore bicilindrico da 92 pollici cubi esce dalla fabbrica di Spirit Lake il 4 luglio 1998, dal 15 dello stesso mese invece ha il via la produzione a pieno regime.
Parliamo quindi di un marchio tutto sommato giovane ma che già saputo conquistarsi una sua nicchia sul mercato USA e, da ormai due anni, anche su quello italiano.
Ma torniamo alla nostra Hammer S e analizziamo i dettagli da vicino. Della gomma posteriore abbiamo già parlato e già tanto basterebbe per attirare l'attenzione ma anche tutto il resto fa la sua porca figura, dallo splendido motore bilicindrico a V al codino sportivo, dall'avantreno che non stonerebbe su una moto con aspirazioni pistaiole fino al serbatoio curvilineo che sembra abbracciare dall'alto il motore.
L'intera moto è un susseguirsi di linee curve e tese, le prime partono del fanale e si susseguono fino al codino, le seconde caratterizzano invece l'anteriore, i cromati terminali di scarico e il taglio inferiore del codino stesso. E' un insieme armonico, oserei dire neoclassico, una linea senza tempo che non invecchia al passare degli anni.