
La prima quadricilindrica in linea a fasatura irregolare. Ecco come va in pista...
E’ dal 1997 che la sigla R1 identifica l’ammiraglia Yamaha; sigla ormai sinonimo, nell’immaginario motociclistico collettivo, di sportiva estrema, per uomini e manici veri. E’ quasi una sorpresa che la maxi Yamaha, nella sua versione presentata quest’anno, ponga l’accento sulla sfruttabilità delle sue prestazioni, con particolare enfasi sulla trazione. Diciamo “quasi” perché chiunque abbia seguito il mondiale Superbike 2008 con livello di attenzione più che casuale, saprà che Haga e Corser hanno sofferto per tutto l’anno – sia pure a fasi alterne – di grosse carenze di trazione. Ecco quindi arrivare l’R1, che… prende a prestito la tecnologia sviluppata sulla MotoGP (la M1 di Rossi sfrutta fasatura irregolare da diversi anni) per migliorare il prodotto di serie e vincere – chiedete a Spies – in Superbike.
E’ vero, in molti sono rimasti colpiti negativamente da un’estetica che ha perso una parte della leggerezza e minacciosità, da sempre prerogative morfologiche dell’ipersportiva Yamaha. Davanti però ad una moto tanto innovativa, se è vero che la forma deve seguire la funzione, siamo ben disposti a chiudere un occhio e inchinarci ai dettami degli ingegneri che l'hanno definita. Per dare modo alla Yamaha R1 di esprimersi al meglio abbiamo quindi pensato di metterla alla frusta in circuito, e offrirvi così un’opinione fondata e ragionata sulla nuova, incredibile, sportiva Yamaha, corredata da un’ampia Photo Gallery generale e una relativa alla nostra prova.
Signore e signori, ecco l’R1 del nuovo corso…
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