MV Agusta Brutale 1078RR: Brutalissima

di Edoardo Licciardello

La naked varesina sale di cilindrata. Ed è più brutale che mai.

BRUTALE, DI NOME E DI FATTO

Pochi, a fine anni ’90, si immaginavano che una moto splendida come la MV Agusta F4 potesse essere la base di partenza per un’altra realizzazione bella quanto – se non più – della sua progenitrice. E invece ecco la Brutale, modello che ha ridefinito in un batter d’occhi tutti i canoni estetici della categoria. Una moto che incanta, che si può restare a guardare – come ipnotizzati – per ore ed ore senza accorgersi del tempo che passa, facendo scorrere lo sguardo da un dettaglio all’altro, e chiedendosi quante cellule cerebrali sono state strizzate per definire una tale miriade di meravigliosi particolari.

La Brutale ha fatto scuola, dal punto di vista del look.

Difficile non individuare tracce dei suoi “stilemi” – scusatemi, anch’io odio il termine, ma è quello che calza meglio – nelle varie proposte della concorrenza, che da inizio millennio a oggi ne hanno imitato, chi più, chi meno, le linee. Inutile dirlo, senza riuscire a riproporne eleganza, proporzioni e fascino.
Il motore da 750cc, paradossalmente, era l’unico elemento un po’ stonato sulla prima versione della naked MV Agusta. Il quadricilindrico a valvole radiali, nato sulla carta quasi dieci anni prima da una collaborazione con Ferrari (si, la casa automobilistica) vantava una potenza massima più che dignitosa per una naked, ma aveva un carattere troppo nervoso, appuntito, pistaiolo. La coppia ai medi regimi, elemento quasi imprescindibile per una naked, pur specialistica che fosse, era piuttosto carente, costringendo ad una guida un po’ troppo nervosa per una nuda. Certo, con una ciclistica come quella della Brutale sarebbe stato da ingrati lamentarsi troppo, ma il problema c’era. La Brutale 750, detta come vuol detta, era fantastica ma… poco brutale.

E’ stato necessario aspettare il 2005 perché MV Agusta proponesse la sua naked nella cilindrata di 910cc, sollevando universali entusiasmi. Certo, qualcuno ha iniziato a lamentarsi del fatto che, con la maggior cubatura, la Brutale era diventata decisamente più impegnativa. Situazione che non è certo cambiata con la versione 989, ma alle velate critiche del pubblico e della stampa, MV si è trovata la risposta già pronta in mano. Si chiama “Brutale”, cosa volete, un cagnolino da salotto?
Capirete quindi che più di uno, nel leggere il numero che ora campeggia trionfante fra il nome “Brutale” e la sigla “RR”, abbia deglutito sonoramente. Se già la versione da un litro era impegnativa (diciamo pure furibonda) nello scaricare a terra la notevole potenza erogata, cosa ci si poteva aspettare da una versione ulteriormente anabolizzata, e dotata di un motore che sulla F4 passa in allegria i 200 cavalli?

A poco sono servite le dichiarazioni di MV in merito al fatto che l’aumento di cilindrata era volto soprattutto a conferire alla 1078RR un’erogazione più regolare e una curva di coppia più favorevole: tanti – incluso il sottoscritto – hanno immaginato una moto al limite dell’inguidabile, se non da piloti più che esperti. Tanti – incluso il sottoscritto – possono stare tranquilli. In una splendida giornata sul tracciato di Adria, particolarmente adatto per configurazione al test di una naked sportiva, abbiamo verificato come godersi la Brutale non sia affare da principianti, ma nemmeno così difficile come temevamo. Leggete oltre…

COSTANTE AFFINAMENTO

La Brutale 1078RR rappresenta l’ultima evoluzione di un modello che ormai da tempo rappresenta il riferimento – estetico e prestazionale – del segmento. Continuando la tradizione, che da sempre la vede legata alla “sorellastra” carenata, la Brutale eredita il nuovo motore da 1078cc dalla F4 312RR (ma i corpi farfallati con diametro di 46 invece che di 48mm vengono invece “presi a prestito” dalla F4-R); l’aumento di cilindrata non è volto alla (sola) ricerca di una potenza massima da record, ma soprattutto a rendere il quattro cilindri più armonico ed equilibrato nella guida. La nuova cilindrata viene ottenuta passando da misure caratteristiche di 76x50,1 a 79x55, con un rapporto di compressione praticamente invariato nonostante l’aumento di cilindrata. La potenza massima cresce di 15cv, raggiungendo la ragguardevole (passateci l’eufemismo) quota di 154cv a 10700 giri, ma è soprattutto la curva di coppia a beneficiare della crescita dei centimetri cubici: il valore massimo passa da 96 a 117Nm a 8100 giri. Da notare che questi risultati vengono ovviamente ottenuti restando all’interno dei limiti prescritti dalla normativa Euro-3, grazie ad un nuovo catalizzatore, più voluminoso rispetto al precedente.

Passando al reparto trasmissione, spicca il cambio estraibile – da sempre fiore all’occhiello della Brutale – con una spaziatura pistaiola ma rapportatura finale più adeguata all’impiego tipico di una naked. Rispetto alla 989 la corona vanta comunque due denti in meno, per evitare che la 1078 diventi davvero troppo impegnativa nei rapporti più bassi. Il sofisticato sistema EBS (Engine Brake System) viene sostituito da una frizione antisaltellamento meccanica, peraltro all’atto pratico più che all’altezza della situazione.

La ciclistica resta imperniata sulla splendida accoppiata traliccio in tubi d’acciaio al cromo-molibdeno –  forcellone monobraccio in alluminio. Il telaio è praticamente invariato: i tecnici MV Agusta, non senza una certa soddisfazione, dichiarano che già sulla prima Brutale da 750cc l’elemento era stato progettato già in origine pensando di arrivare, un giorno, ai valori odierni di potenza e coppia. La geometria rimane quindi invariata nei valori caratteristici: interasse di 1410mm su una lunghezza complessiva di 2020mm, con avancorsa contenuta in 101,5mm. Il peso a secco è di 185kg.

Il comparto freni e sospensioni, invece, presenta qualche variazione. All’avantreno troviamo (come sulle F4) una coppia di pinze radiali monoblocco Brembo che conferiscono all’impianto la potenza richiesta dalle attuali prestazioni pur riducendo lo sforzo alla leva. La forcella, la “solita”, granitica, Marzocchi rovesciata e completamente regolabile con steli da 50mm, viene però modificata nei piedini per accogliere le nuove pinze, ma soprattutto nelle tarature idrauliche, più frenate, per offrire il sostegno necessario a fronte dell’aumentata potenza frenante. Aumenta anche l’escursione, ora pari a 130mm. Invariato anche il retrotreno, che sfrutta un monoammortizzatore Sachs-Boge completamente regolabile (in compressione anche su alte e basse velocità) con idraulica rivista per gestire la maggior coppia scaricata sulla ruota posteriore. I cerchi sono Brembo forgiati in alluminio con razze a Y da 17 pollici, ed ospitano pneumatici Michelin Pilot Power nelle misure 120/70 e 190/55.

IN SELLA

Inutile fare i sofisticati e negarlo: salire in sella alla Brutale intimidisce. Quell’immagine di grinta, cattiveria, massa muscolare che proietta fin dal cavalletto viene ben presto confermata nel momento in cui si sale in sella. Dimensioni minimaliste, sospensioni rigide e motore che fa sentire bene la sua presenza fin dalle prime sgasate.

La Brutale è minuscola. La posizione di guida è perfetta per chi, come il sottoscritto, passa di poco il metro e settanta; chi è più alto rischia l’effetto Orso-del-circo-sulla-bicliclettina, anche se, a ben vedere, trattasi di effetto puramente estetico. Nella guida sportiva, infatti, anche chi nel crescere ha sofferto meno la forza di gravità si trova a suo agio. Magari patirà di più nel passare una giornata in sella rispetto ad una persona meno alta, ma la sparata sul passo di montagna o la sessione in pista (e cos’altro volete fare con una Brutale?) non sono un problema.

A differenza di tante altre moto, con la naked MV Agusta non bastano un paio di giri di pista – o le metaforiche quattro curve – per sentirsi vecchi amici. I due giri sono esattamente quello che serve, se uno non è psicologicamente preparato, per scenderne traumatizzati. Il motore è semplicemente pauroso: con un comando dell’acceleratore molto pronto, come può piacere ad un pilota esperto, una compattezza da GP e una posizione di guida abbastanza costrittiva (il pilota è piantato dentro la moto, esattamente in quello che sembra essere il suo centro preciso), ad ogni spalancata di gas la Brutale alza la testa e schizza contemporaneamente in avanti con una furia impressionante. Nel cervello – surriscaldato – si affollano immagini di frankensteiniani ibridi fra telai di una bicicletta e motori ferroviari. Prima che pensiate ad immagini apocalittiche, però, precisiamo subito una cosa: la risposta violentissima e irregolare dell’iniezione che in passato aveva penalizzato più di un modello MV Agusta è completamente sparito. Resta una prontezza… non banale, diciamo così, ma la risposta all’acceleratore rimane sempre prevedibile e gestibile.

Per guidare la Brutale è necessaria una concentrazione superiore rispetto a quello a cui un giornalista di settore – coccolato e viziato dalla sempre maggiore intuitività e accessibilità delle moto moderne – è abituato. Velocissima, la Brutale è estremamente impegnativa tanto fisicamente quanto psicologicamente. Dal punto di vista…atletico, la MV richiede una guida muscolare, fatta di marcati spostamenti del corpo, forte carico sulle pedane e decise azioni sul manubrio. Inevitabile che, su un tracciato tortuoso come quello di Adria, si finisca abbastanza rapidamente con il respiro piuttosto affannato. Peraltro, la guida non è certo facilitata da pedane cortissime, da vera sportiva. Che se da un lato aumentano la luce a terra, dall’altro però, a causa della presenza dello scarico, rendono necessario sistemare il piede destro con precisione millimetrica nelle pieghe a sinistra, pena posizioni della gamba da crampo istantaneo.

Tutti i sacrifici di cui sopra vengono però ripagati da una precisione della ciclistica e un appoggio dell’avantreno assolutamente sconosciuti alle concorrenti. Le traiettorie, anche le più esasperate, sono tutte a portata di mano: basta avere il coraggio e la decisione necessari ad impostarle. Anche in frenata, la 1078RR richiede un minimo di apprendistato: le nuove pinze monoblocco Brembo offrono una potenza pazzesca e una resistenza praticamente infinita, ma il comando a leva risulta un po’ spugnoso, meno diretto rispetto a proposte della concorrenza. All’atto pratico, si rivela comunque modulabile e poco affaticante, per cui non è affatto il caso di lamentarsi. Basta, appunto, fare conoscenza con la dovuta calma, potendo comunque sempre contare sull’impeccabile funzionamento della frizione antisaltellamento che limita i traumi anche quando si ritarda un po’ troppo la frenata, e su una forcella dotata della scorrevolezza e comunicativa necessarie ad impostare la curva anche quando, per istinto o mestiere, non si vuole ancora rilasciare la leva del freno anteriore.

Viene poi finalmente il momento di riaprire il gas, croce e delizia dei possessori di Brutale. Croce perché, con tanto motore, è necessario “giocare” bene di gambe ed evitare di attaccarsi al manubrio, ed è necessaria una certa sensibilità per evitare sgraditi effetti collaterali. Delizia perché la rotazione del polso destro vi fa spingere in avanti con il vigore di un jet in decollo, elettrizzati da una voce di scarico semplicemente divina e gratificati (anche in questo caso, quando ci si fa l’abitudine) da un avantreno che, nei primi tre rapporti, non vuole proprio saperne di stare giù nonostante una rapportatura – pistaiola – decisamente lunga.

E chi se ne frega se le vibrazioni si sentono molto agli alti regimi, o se dopo qualche giro la fatica si fa inevitabilmente sentire, e tenere la concentrazione per guidare come si deve una moto tanto impegnativa diventa difficile: il gusto è tale che la voglia di fare un altro giro diventa irresistibile. La Brutale 1078RR è una moto difficile. Ancora più difficile, però, è riuscire a dire “basta” quando ci si è in sella…

SCELTA RAGIONATA
La Brutale 1078RR non è una moto facile, e nemmeno vuole esserlo. In un mondo dove anche le sportive più potenti e veloci sono guidabili da chiunque abbia un minimo di esperienza, quando si incontrano mezzi violenti, impegnativi, “ignoranti”, come si dice dalle mie parti, come questa Brutale è sempre un’esperienza esaltante.
E’ vero: basta qualche giro tirato su una pista lenta per far sentire distrutti tutti tranne i più allenati, ma l’orgia sensoriale a cui il cervello si abbandona quando si spalanca il gas e si viene travolti dall’urlo del motore e dalla sensazione tattile del manubrio che si alleggerisce fra le mani fa apparire qualunque sacrificio un prezzo che vale largamente la pena di pagare.
Il tutto per ribadire un concetto già espresso nel caso di moto come la Bimota DB7: chi ha la fortuna di potersi permettere il possesso di opere d’arte del genere, non le tenga in salotto per paura di rovinarle in una caduta. Questa Brutale sa dare emozioni che, pur con la passione che speriamo traspaia da articoli come questo, non si possono raccontare a parole: bisogna provarle. E ormai, con prestazioni motoristiche e ciclistiche quali quelle che la 10789RR è in grado di esprimere, significa prendere varcare i cancelli di un circuito. Possibilmente, nel caso della Brutale, tortuoso come quello di Adria, su cui si è svolto il nostro test, in maniera tale da valorizzare al massimo le doti di prontezza ed agilità del mezzo.
Certo, anche rimirarla in tutti i suoi dettagli è un piacere di indubbio valore. Ma sarebbe come essere sposati con Monica Bellucci e limitarsi a guardarla: gli occhi sicuramente avrebbero ben più della “loro parte”, ma siamo sicuri che altri organi protesterebbero vivamente. Non limitatevi a compiacere la vista, altri sensi (ci auguriamo che non siano gli stessi rispetto all’esempio precedente) vogliono partecipare alla festa...

SCHEDA: MV AGUSTA BRUTALE 1078RR
Si ringrazia: Adria International Raceway

 

Tipo motore

Quadricilindrico in linea, 16 valvole radiali DOHC

Alesaggio e corsa

79 x 55 mm

Cilindrata totale

1078,37 cc

Rapp. di compr.

13:1

Potenza max

154cv (113kW) a 10.700  giri/minuto

Coppia max

117 Nm (11,7Kgm) a 8.100 giri/minuto

Alimentazione

Iniezione elettronica multipoint Marelli 5SM

Accensione

Elettronica digitale a scarica induttiva

Avviamento

Elettrico

Cambio

6 rapporti, estraibile

Frizione

Dischi multipli in bagno d’olio con dispositivo antisaltellamento

Trasm. primaria

Ad ingranaggi, denti dritti

Trasm. secondaria

A catena

Telaio

Tubolare in acciaio CrMo, saldato TiG, piastre forcellone in lega d’alluminio

Sosp. Anteriore

Forcella oleodinamica rovesciata con steli da 50mm, completamente regolabile

Sosp. posteriore

Monoammortizzatore completamente regolabile (compressione su alte e basse velocità)

Freno Anteriore

Doppio disco flottante da 320 mm, pinze a 4 pistoncini

Freno Posteriore

Disco da 210 mm

Pneumatici

Ant.: 120/70 ZR 17  post.: 190/55 ZR 17

Interasse

1410 mm

Avancorsa

101,5 mm.

Inclinaz. cannotto

N.D.

Peso a secco

185 kg

Serbatoio

Capacità 19 litri

Prezzo

18.490 € franco concessionario.


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