La nuova 696 è “pop” nell’etimologia più stretta del termine. Una moto adatta a tutti, perfetta per chi vuole entrare nel mondo Ducati senza patemi e senza spendere troppo.
Non è facile per nessuna casa soppiantare una moto di successo, figuriamoci per Ducati che per 15 anni ha cavalcato il fenomeno Monster, un modello capace di tenerla a galla anche nei periodi di crisi più nera. Forse è anche per questo che appena uscito il 696 se ne sono lette e sentite di tutti i colori. Abbiamo quindi deciso di provarlo nel suo habitat prediletto, la città e i tragitti a breve distanza, per cercare di capire pregi e difetti di un modello che gli uomini dei numeri definirebbero “mass market”.
Dopo averlo guidato preferiamo dire che è popolare, in senso positivo. Abbiamo infatti trovato il Monster 696 una moto facile, perfetta anche per il pubblico femminile e sufficientemente divertente se guidata nel modo giusto. Tutto bello quindi? Non proprio, il più piccolo dei Monster ci ha deluso parecchio in termini di confort, dove paga pegno alle più dirette concorrenti. In termini di potenza e “carattere” del motore i più sportivi resteranno un po’ delusi, ma considerando che stiamo parlando di un modello entry level non certo pensato per gli smanettoni va bene così. Per una moto che deve essere prima di tutto facile da guidare di potenza ce n’è fin troppa, ma quel che più conta è che è spalmata bene lungo tutto l’arco di utilizzo.
Estetica: nella tradizione, ma riuscita
Il Ducati Monster 696 mantiene il family feeling con il precedente modello, ma cambia radicalmente attingendo qua e là a elementi stilistici di successo già visti. Nessun griderà al miracolo stilistico, ma il risultato per quanto ci riguarda è ottimo. Personalmente preferiamo la vista laterale, dove spicca il nuovo serbatoio, composto da due gusci verniciati con prese d’aria che celano il vero serbatoio da 15 litri e l’airbox. Belli anche gli scarichi che passano alti sotto la sella del passeggero. Frontalmente è il faro a tripla parabola a caratterizzare la linea, anche se ricorda troppo quello della MV Agusta, già ripreso dalla Yamaha FZ6. Meglio con il piccolo cupolino opzionale (di serie sulla versione Plus), che delinea maggiormente il frontale e fornisce un discreto riparo aerodinamico. Oltre che esteticamente accattivanti le prese d’aria contribuiscono sia a portare aria fresca all’airbox sia ad aumentare l’angolo di sterzo, rendendo estremamente agevoli le manovre.
A impreziosire l’estetica contribuisce parecchio la nuova strumentazione totalmente digitale, che riprende linee e funzioni di quella montata sulla 1098. Contachilometri, contagiri, orologio, intervalli manutenzione, temperatura olio, trip fuel, temperatura aria, cronometro, spia pressione olio, spia riserva, spia frecce, spia folle, immobilizer e altro ancora. C’è perfino la predisposizione per il sistema di acquisizione dati (DDA), mentre manca l’indicatore di marcia inserita.