
La baby streetfighter italo-nipponica si ripropone ambiziosamente sul mercato, rinnovata con coraggio nel look, nella ciclistica e nella meccanica.
Nel citatissimo libro di Robert Pirsig "Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" (in cui, in realtà, di moto si tratta solo marginalmente; non crediate di leggerlo e di essere per questo in grado di far cambiare business al vostro meccanico), la Qualità, scritta con la maiuscola, viene esaltata come manifestazione del divino.
Tra i più validi interpreti di questa visione, che porta a considerare la cura nella progettazione, nella realizzazione e nell’assemblaggio di oggetti meccanici come una sorta di religione, ci sono i tecnici e le maestranze della Honda Japan.
E' facile immaginare che non sia stato immediato, per i manager di Tokio, esportare ad Atessa il loro credo. Però i risultati sono sotto gli occhi di tutti: le moto prodotte da Honda Italia mantengono pressoché invariati gli elevati standard giapponesi; in più, quelle che nascono per i nostri mercati aggiungono quel tocco nostrano di classe e originalità che talvolta manca ai modelli concepiti nell'estremo Levante. La nuova Hornet ne è l'esempio più evidente. Questa moto si pone l'ambizioso obiettivo di essere la regina delle vendite di categoria, e di portare sulla sua sella motociclisti di eterogenea estrazione, uomini e donne, principianti ed esperti, macinatori di chilometri e avventori di bar, turisti e smanettoni, pendolari del traffico urbano e delle strade di montagna, e anche - perché no? - pistaioli del week end. Tutto ciò ad un prezzo estremamente concorrenziale, in grado di indurre parecchi tra i più riottosi alla firma sull'assegno.
La Hornet 2007 è completamente cambiata; non si tratta semplicemente di un restyling del modello precedente, bensì di una moto sostanzialmente nuova. Ferma sul cavalletto laterale, si lascia ammirare da ogni lato. La parte anteriore è la più innovativa: il nuovo trend prevede che lo sguardo di una moto non possa più essere pacatamente rotondo o asetticamente rettangolare o trapezoidale. Il faro anteriore deve avere necessariamente una geometria non riconducibile alle figure piane studiate alle elementari. Più è difficile da descrivere, meglio è; il lavoro dei "caddisti", che devono realizzare i modelli tridimensionali e i percorsi utensile per gli stampi dei trasparenti, si è complicato molto negli ultimi anni. Il risultato è che la Hornet ci guarda un po' torva e un po' sorniona, e non nasconde il suo desiderio di sedurre. Sopra il faro, dal disegno così carico di significati, c'è un particolare cruscotto dalla forma non troppo usuale, la cui sagoma contribuisce a definire il profilo aerodinamico della moto.
La strumentazione, benché compatta, fornisce un'eccellente quantità di informazioni. Il contagiri è analogico e tutto il resto è digitale. Tra le indicazioni più interessanti, c'è la temperatura del liquido di raffreddamento, fornita da un piccolo display numerico con una risoluzione pari a un grado centigrado. Possiamo così osservare l'efficacia degli scambi termici del nostro propulsore nelle varie condizioni di utilizzo, con inaudita precisione. Non mancano l'orologio e l'indicatore livello carburante, abbinati a ciò che siamo abituati a trovare sempre: contachilometri vari, tachimetro e una serie di spie per pressione olio, folle, iniezione, indicatori di direzione eccetera.
|