Harley-Davidson Street Bob e Low Rider

di Giorgio Papetti

Harley-Davidson Street Bob e Low Rider


La Dyna Street Bob punta sul fascino e l’essenzialità dei modelli degli anni ’70, proponendosi come una compagna ideale per i lupi solitari, che amano viaggiare sentendo vibrare il motore e vedendo scorrere l’asfalto seduti pochi centimetri più in su. Adatta anche per i viaggi in due invece la Low Rider, per molti aspetti ancora più affascinante.

Vedendole, soprattutto la Street Bob, la mente torna a “Easy Rider” e alle mitiche Harley-Davidson con cui Dennis Hopper e Peter Fonda attraversavano l’America. Certo sono meno chopper, ma il feeling è quello. Sella a soli 655 mm. da terra, raggi cromati, serbatoio Fat Bob da 17,8 litri e motorone Twin Cam 96 sono l’essenza di queste creature d'acciaio che anche da ferme emanano un fascino che poche altre moto possono vantare.

Esteticamente i due modelli oggetto di questa prova sono molto simili e a fare la differenza sono sostanzialmente la sella, doppia per la Low Rider, i manubri, le finiture e la strumentazione.

La Street Bob è caratterizzata da inserti in nero goffrato per la consolle centrale, che integra le spie di servizio, il grande tachimetro con l’indicatore della sesta marcia (una overdrive), la spia dell’immobilizier e il display multifunzione. La medesima goffratura è applicata al copri cinghia e al vano batteria, impreziosito però da una banda in acciaio lucidato.

Bella su entrambe le moto l’idea di replicare sulla sinistra un finto tappo del serbatoio, che in realtà integra il pratico indicatore graduato del carburante. Sulla Low Rider la consolle centrale è cromata e comprende anche il contagiri analogico. Parte delle spie sono inoltre spostate sullo splendido riser del manubrio, una piccola opera d’arte.Come tradizione per Harley-Davidson le parti cromate abbondano (bellissimo il mozzo anteriore), sempre realizzate con molta cura al pari della verniciatura del serbatoio e degli altri, pochi, elementi della carrozzeria, praticamente ridotti al parafango anteriore sportivo e al grosso parafango posteriore.

I comandi sono i classici Harley-Davidson, facili ed accessibili, con i pulsanti separati (e con richiamo automatico) per gli indicatori di direzione. Peccato manchi l’hazard e il lampeggio di emergenza con l’abbagliante. In compenso l’antifurto di serie si è evoluto e ora è sufficiente allontanarsi dalla moto, dopo aver tolto la chiave, per far entrare in funzione l’immobilizer. Resta invece la scomodità del blocchetto di accensione posto sul lato destro del cannotto di sterzo. Non solo si raggiunge a fatica quando si è in sella, ma è praticamente impossibile lasciare momentaneamente le chiavi inserire a motore e impianto elettrico spento, perché la chiave facilmente cade per terra (occorre lasciare le luci accese o inserire il bloccasterzo per evitare questo rischio). Inoltre, in viaggio il portachiavi/antifurto sbatacchia facilmente contro il telaio e questo alla lunga potrebbe comprometterne la funzionalità (nei circa 1.000 km di prova non è successo nulla).


Le finiture sono molto buone, anche se inspiegabilmente sulla Street Bob nel corso della prova, quasi sicuramente a causa di una banale svista prima della consegna della moto, durante una trasferta autostradale si sono sfilate le viti di supporto del fanale posteriore che ha iniziato a penzolare. Questo inconveniente ci ha però dato moto di valutare l’ottimo cablaggio, che ha trattenuto il gruppo ottico fino a quando non ci siamo fermati (grazie a un automobilista che ci ha indicato il problema), e la verniciatura del parafango posteriore, che ha resistito alla perfezione al punto che quando abbiamo rimontato il faro non c’era il benché minimo graffio. 

Motore e ciclistica

Le Dyna Street Bob e Low Rider montano il motore Harley-Davidson Twin Cam 96 da 1584 cc., raffreddato ad aria e dotato di iniezione elettronica. Un’unità fedele alla tradizione ma moderna al tempo stesso, caratterizzata dalla trasmissione cruise driver con cambio a 6 marce di cui la sesta è una vera e propria overdrive, utilissima nei trasferimenti autostradali. A 120 Km/h il motore frulla sornione e grazie al montaggio su supporti elastici le vibrazioni sono molto contenute. Non eliminate del tutto però, volutamente, tanto che al minimo il bicilindrico regala il classico scuotimento che trasmette gustose vibrazioni al manubrio.

Basta però mettersi in movimento e progressivamente si attenuano fino a scomparire quasi del tutto. La coppia di 123 Nm a soli 3.125 giri lascia supporre accelerazioni da record, ma in realtà spalancando il gas al semaforo si rimane un po’ delusi; in compenso si può sempre contare su una buona elasticità di marcia che consente di ridurre moltissimo l’uso del cambio. Questo rispetto ai modelli precedenti ci è parso più morbido e preciso negli innesti, probabilmente anche grazie alla frizione, che richiede un certo sforzo ma è molto precisa e modulabile. Su entrambe le moto le sonorità tipiche del bicilindrico passano attraverso uno scarico sfalsato con marmitta shorty, che in configurazione di serie riduce notevolmente il rumore e fa rientrare le moto nella normativa Euro 3.

 

Ciclisticamente sia la Street Bob che la Low Rider adottano il classico telaio in acciaio, con forcellone realizzato con il medesimo materiale e trasmissione finale a cinghia. I cerchi da 19 e 17 pollici sono a raggi e montano pneumatici 100/90 e 160/70. Il peso a vuoto e di 290 Kg, una mole che l’impianto frenante fatica un po’ a tenere a bada. Per ottenere spazi di arresto contenuti occorre esercitare una notevole forza sul singolo freno anteriore da 300, decisamente poco performante. L’ideale è abituarsi all’uso combinato con il disco posteriore da 292, che rispetto a quello anteriore ci è parso più potente e meglio modulabile. A livello di ciclistica le uniche differenze tra la Street Bob e la Low Rider sono da ricercare nell’interasse e nell’avancorsa, che sulla seconda sono più corti di 5 mm. La luce a terra e la medesima, ma l’impressione è che sulla Low Rider si cominciano a strisciare le pedane leggermente più tardi.

In sella

Comandi a pedale montati in posizione intermedia e sella a soli 655 mm da terra caratterizzano i due modelli, che grazie a pochi ma sapienti dettagli assumono personalità ben distinte. Con il manubrio rialzato e la sella singola la Street Bob è più individualista e adatta a un andatura rilassata, mentre la Low Rider grazie al manubrio ampio e basso e alle differenti quote ciclistiche appare subito più sportiva. Grazie alla sella biposto inoltre accetta, sebbene a malincuore, il passeggero.

Per entrambe il peso record incute timore solo quando si cerca di spostare la moto stando in piedi. Una volta in sella infatti il baricentro basso e la facilità con cui si poggiano saldamente a terra entrambi i piedi non crea problemi, a patto di imparare a manovrare il più possibile andando indietro e non in avanti. Inserita la prima e dato un filo di gas il peso scompare magicamente e si resta positivamente impressionati dall’agilità di entrambi i modelli, tanto che già dopo pochi chilometri si cominciano a strisciare le pedane sull’asfalto quasi senza accorgersene. Anche la Street Bob, che per via del manubrio altro dovrebbe essere più impacciata nel traffico e nello stretto, si guida benissimo e si riesce senza troppi problemi a infilarla tra le macchine in coda.


Ovviamente sia la Street Bob che la Low Rider danno il meglio fuori città, anche perché nel traffico il calore sprigionato dal motore si sente parecchio e le sospensioni faticano a filtrare le buche e il pavè. Il terreno ideale è il misto veloce dove ci si dimentica presto dell’uso del cambio e ci si diverte a pennellare le curve giocando col gas e godendo di un eccellente tiro ai bassi. Rispetto alla precedente unità da 1449 cc. non ci sono grosse differenze in termini di prestazioni assolute, ma la risposta ci è parsa molto più pronta e fluida anche nelle riprese con il motore sottocoppia.

In virtù di questa maggiore fluidità entrambi i modelli si comportano molto bene anche in autostrada, assicurando un discreto confort fino ai 120 Km orari. Oltre l’aria si fa sentire e anche se il motore spinge con vigore la ciclistica, prima molto stabile e precisa, diventa nervosa e la guida si fa impegnativa. Meglio godersi il paesaggio con calma, seduti a pochi centimetri dall’asfalto sulla sellona che solo dopo svariati chilometri mette in luce una posizione di guida un po’ troppo infossata. In questo è meglio la Street Bob, che in autostrada assicura un confort maggiore. La Low Rider si rifà nel misto, dove il manubrio basso e leggermente piegato verso il pilota garantisce un migliore controllo e una maggiore agilità nei cambi di direzione. Agilità che fa rimpiangere ancora di più la mancanza di pedane meno propense a strisciare sull’asfalto.


Conclusioni

14.400 Euro circa per la Street Bob e ben 16.500 Euro circa per la Low Rider sono tanti in assoluto, ma le Harley-Davidson non solo sono probabilmente le moto che tengono meglio il mercato dell’usato; sono anche tra le pochissime che col tempo anziché invecchiare acquistano fascino. Di questi tempi dove escono modelli a raffica che rendono obsolete moto di appena due tre anni non è certo cosa da poco.










Scheda tecnica

Modello

Street Bob

Low rider

Motore

Twin Cam 96, raffreddato ad aria

Twin Cam 96, raffreddato ad aria

Cilindrata

1584 cm³

1584 cm³

Alesaggio X Corsa

95.3 mm x 111.1 mm

95.3 mm x 111.1 mm

Coppia

123 nm @ 3125 giri

123 nm @ 3125 giri

Sistema di alimentazione

Iniezione Elettronica Sequenziale (ESPFI)

Iniezione Elettronica Sequenziale (ESPFI)

Rapporto di compressione

9.2:1

9.2:1

Lunghezza

2355 mm

2350 mm

Altezza Sella

655 mm

655 mm

Luce a terra

142 mm

142 mm

Inclinazione canotto sterzo / Avancorsa

29.0º / 119 mm

29.0º / 114 mm

Interasse

1630 mm

1625 mm

Capacita' serbatoio carburante

17,8 L

17,8 L

Peso a vuoto

290 kg

290 kg

Cerchi ant.

19” a raggi, cromato con pneumatico da 100/90

19” a raggi, cromato con pneumatico da 100/90

Cerchio post.

17” a raggi, cromato con pneumatico da 160/70

17” a raggi, cromato con pneumatico da 160/70

Freni

Ant

300 mm

300 mm

Post

292 mm

292 mm

Impianto Di Scarico

Scarichi shorty gemellati cromati

Scarichi shorty gemellati cromati

comments powered by Disqus

Altri commenti

Username
Password
Non sei registrato?
Registrati, è gratis!

Commento


Articoli precedenti su MotoCorse.com

Test Jerez: fiducia per il Team Italia (aggiornato)

Test Jerez: fiducia per il Team Italia (aggiornato)
in Motomondiale

KTM raddoppia: due team nell'IDM

KTM raddoppia: due team nell'IDM
in Campionati e trofei nazionali

Macota: Autorinnova e Primer

Macota: Autorinnova e Primer
in Accessori moto