Moto Guzzi 1200 Sport

In Prove moto

di Carlo "Guerra" Martini, 23 ottobre 2006
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Moto Guzzi 1200 Sport



La nuova sportiva di Mandello del Lario si presenta profondamente rivista e con un motore aggiornato e cresciuto di cilindrata.

10 ottobre 2006. Mandello del Lario, sala Coppe. Roberto Colaninno, di fronte alla platea delle grandi occasioni, mostra i numeri che Moto Guzzi sta facendo da un paio d'anni, e le previsioni per il futuro. Il suo piano è: fare più moto, allargare la gamma, rendere lo stabilimento una sorta di atelier. Tanti auguri.
Quello che però ci cale di più è vedere bene la nuova 1200 Sport, presentata oggi in anteprima, e farci un giro il più lungo possibile.

Prima della conferenza, un'ora di anticamera nell'ingresso della palazzina uffici, dove erano esposte, tra le altre, la Breva 1100 e la Norge. Così, aspettando di scansionare la Sport, ho ristudiato le altre due, quel tanto che basta per capire che le tre sorelle sono nate da un parto trigemino omozigote.

Chi conosce delle gemelle sa bene che, per quanto appaiano simili, ognuna ha una sua personalità ben distinta. Idem queste tre. Oggi approfondiamo la relazione con quella che debutta in società.

E' sul cavalletto laterale. Iniziamo da dietro. Il codino è uguale a quello della Breva, come quasi tutto il resto della moto. Il gruppo ottico posteriore è corposo e visibile, due circonferenze di led, quindi assolve con onore al suo scopo primario. Il trasparente bianco degli indicatori di direzione segue la tendenza.

Lo scarico è un due in uno con terminale racing. Il coprisella contribuisce all'immagine sportiva della moto. Svitate le due viti che lo fissano, e lasciatolo a casa, i passeggeri sono coccolati: hanno gli appositi sostegni a cui reggersi, una porzione di sella ben imbottita, sopraelevata rispetto al pilota, e pedane, non gommate, alla giusta distanza.

Il forcellone è un monobraccio al quale è appesa una ruota in lega a tre razze dalla geometria sinuosa, una sorta di elica nera. Sul lato destro del mozzo c'è la coppia conica finale della trasmissione ad albero e un disco da 282 mm con pinza a due pistoncini paralleli. Le gomme montate sono Metzeler Sportec M3 delle solite misure. La sospensione posteriore a leveraggi progressivi ha un manopolone che sporge dal lato sinistro, per la regolazione del precarico.

Il gruppo motore/cambio non mi è nuovo. Da quando, a pochi mesi dalla nascita, ho acquisito la capacità di messa a fuoco degli oggetti fuori della culla, ho visto Moto Guzzi con il motore fatto così. Questo mi procura un confortante senso di continuità tra le epoche.

A questo proposito, una breve divagazione.

Per alcune stagioni, Moto Guzzi è miracolosamente sopravvissuta allo sfacelo grazie a qualche irriducibile fan della Casa e, soprattutto, alla volontà politica di non disperdere un patrimonio di cultura e un marchio che aveva fatto la storia del motociclismo ma non era stato in grado di cambiare, di innovare e di proporre, e quindi era inevitabilmente sommerso dalla concorrenza nippon-teutonica.

Ora il nuovo corso, e la bella sorpresa di vedere modelli del Mandello ai vertici delle classifiche di vendita di categoria: finalmente si è trovata la via giusta per toccare le corde del cuore dell'appassionato e fargli svuotare più serenamente il portafoglio. Oggi di Griso, per esempio, se ne vedono parecchie, e sono in mano a un pubblico trasversale fatto anche da molti giovani letteralmente stregati dall'originalità stilistica e dal piacere di guida trasmessi da questa nuda dalla spiccata personalità.



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