Test Honda FMX 650: la supermoto per tutti

di Fabio Fasola

Per seimila euro vi potete portare a casa una vera moto, di una vera Fabbrica. Di una Signora Fabbrica. Anzi, della più importante del mondo. Punto e basta.

Pensateci bene: è meno del prezzo di certi scooter, che inesorabilmene tendono a voler somigliare ad una moto, ed inesorabilmente non hanno nessuna possibilità di riuscirvi. Stiamo parlando della Honda 650 FMX, che abbiamo provato in anteprima in occasione della sua recentissima presentazione all'Isola di Madeira, in Portogallo. Tempo buono, sole e vento atlantici, quello che ci vorrebbe sempre quando da noi è invece inverno.



Alla Honda in effetti mancava un modello ispirato alla disciplina del supermotard.

Noi lo diciamo da tempo: non che si possano rinverdire i fasti commerciali delle enduro, ma con il desiderio-necessità di tornare a qualcosa di sostanzialmente semplice, la riflessione che porta ad un modello supermotard-stradale è sobria e gratificante, cioè una buona idea da portare avanti. Ed eccola là, la 650 FMX: linee asciutte, design minimalista (più nei dettagli che nell'insieme), aspetto slanciato, filante e... motociclistico al 100%.

Un riuscito cocktail di serio e spensierato, con un avantreno dal design solido e tecnico imposto dalla forcella rovesciata, come nelle migliori specialiste. Minimalista anche il cruscotto, di buon disegno e completato da "svizzere" frecce fisse di emergenza. Passando sopra alle linee di un motore non propriamente di concezione futuristica, le linee della Honda sfuggono verso il retrotreno, slanciando di colpo la vista di insieme con il codino rastremato che nasconde, secondo i più recenti dettami di gusto in materia, i due cortissimi terminali di scarico. Dicono, in Giappone, che adesso anche l'"orecchio" vuole la sua parte.

Honda difficilmente si fa carico di proporre linee rivoluzionarie, in compenso, però, si assume la responsabilità di interpretare al meglio i gusti emergenti, fornendo risposte concrete in termini di stile. Il risultato è una moto decisamente piacevole. Non impegnativa e ben "quadrata" stilisticamente.

La FMX è sostanzialmente una moto semplice. O una semplice moto nella sua accezione più meritevole e lodevole. È una bella moto con la quale ci si sente immediatamente di poter convivere, senza nessun timore reverenziale o timore.

La FMX non ha concorrenti, o quasi. No, ripensandoci ne ha due. Il primo è un modello omologo presentato da Yamaha, ed il secondo è... la moto che avete sempre pensato di voler realizzare partendo dalla troppo tecnica fuoristrada con la quale vi sentite, ormai, sempre più in imbarazzo a scorrazzare per le vie cittadine o con la passeggera (nel senso "avventuroso" del termine).

D'altra parte non vi sentite più di nascondervi dietro alla carenatura di una "GP-Street" (avete già "dato"), ed ecco quindi che la cosa migliore che potesse fare Honda è quella di rispondere al vostro desiderio di moto semplice, completa e completamente fruibile. Una variazione su un tema datato, quello del monociclindrico, ma mai obsoleto e presentato senza ricorsi ad economie particolari con l'esplorazione di soluzioni moderne ed efficienti.

Come il telaio, una vera e propria spina dorsale dalle doti evidenti. Ricorda un po' i monumentali ed efficaci telai delle Hornet, e conferisce leggerezza (anche estetica) e rigidità adeguate ad una geometria da stradale pura. La forcella da 45mm , come già detto, completa la sensazione di robustezza dell'insieme.

Il propulsore

Viene da lontano nel tempo. Aveva già fatto mostra delle sue doti sulle Dominator (che nel senso delle enduro si proponeva di "umanizzare" le anche allora sempre più specialistiche enduro). 644 cc ormai ben ammortizzati nei costi di progettazione e produzione (il che è un dato pregevole visto che si riflette sul costo generale del motociclo). Affidabile e longevo, prove della storia alla mano, non ha certo le nervosità avvincenti degli ultimissimi monociclindrici, ma in compenso ripropone una "rotondità" di sfruttamento ineguagliabile ed una coppia eccellente da utilizzare in souplesse nell'85% dei casi.

Partiamo inevitabilmente proprio da qui per giudicare il comportamento della Honda FMX. Rotondissimo nell'erogazione, non troppo potente, il monocilindrico Honda di "seconda" (o terza) generazione si presenta con una carta vincente: assoluta assenza di vibrazioni. È il biglietto da visita della godibilità.

Coadiuvato da un cambio dalla spaziatura corretta, fornisce sensazioni di guida ineccepibili, anche se non rischia di farvi venire i capelli bianchi dallo spavento. Poco grintosa, quasi abulica in rapporto alla rabbia semaforica necessaria per un mezzogiorno di fuoco allo scattare del verde, la FMX si farà aprezzare una mezz'ora più tardi, fuori porta, quando avrà ancora tutta la strada davanti a sé e dalla sua anche un notevole confort (di cui peraltro, a causa della totale assenza di appigli, non trarrà alcun beneficio l'"Avventurosa").

Il segreto, dunque, è nella curva di erogazione, estremamente dolce, tale da consentirvi di riprendere dal basso con eccezionale progressività, ma anche di concedervi una fase di rilascio altrettanto rilassante. Un motore di tali caratteristiche vi lascia totalmente a disposizione le doti di maneggevolezza della moto, che diventano evidenti e, ancora, sono un vero asso per una motocicletta che dovrà servirvi nelle più svariate condizioni e circostanze d'uso.

In caso di necessità, comnque, la Honda FMX i suoi cavallini comunque ce li ha, così come sa fornire risposte pronte e decise alla richiesta di una frenata di emergenza. Dischi da 297 e 220, pinze Nissin, da manuale di riferimento nella categoria. Le sospensioni sono tarate sul morbido, non c'era bisogno neanche di provarla per immaginarlo, ma anche questo è un "limite" che si ripaga come un bonifico inatteso sul conto corrente della comodità.


In sella

Confort per cui alla Honda sono da sempre maestri: si comincia con un peso relativamente basso (163 kg), si prosegue con la rastrematura di tutti i raccordi serbatoi-sella, e si conclude la "composizione" con l'applicazione di una di quelle formule triangolari, manubrio, sella e pedane, in cui Honda non è seconda a nessuno, riuscendo a fare stare in sella con uguale confort un nano ed un gigante.

Con un simile presupposto sulla 650 ci si sta bene, pronti per divorare tutti i chilometri di un pieno del serbatoio da undici litri. Mi sono soffermato sul manubrio, un Renthal che conosco bene in altri "arrangiamenti" di tutt'altra musica. Anche qui, però, ho ritrovato fedele conferma di antichi presuposti: metti le mani al posto giusto e tutto il resto vene da sè. Alla Honda devono avermi ascoltato o letto nel pensiero.

Con i palmi che premono kilogrammetricamente in modo esatto sulle estremita dellla gomma incollata all'alluminio, la guida diventa una estensione della forza del pensiero. Quando poi i piedi trovano la loro giusta collocazione, con il "ditoni" avvinghiati come code di camaleonte al pedale del freno ed alla leva del cambio, allora la guida diventa una colonna sonora degna di Morricone in un far west di motociclismo puro.

Ma torniamo sulla dote più importante di una nuova moto che contribuirà, ce lo auguriamo, a dare vigore ad una tendenza, quella dele moto ispirate al supermotard, che condividiamo con un certo entusiasmo. Poco potente ma sfruttabile, agile e ben frenata, con una coppia principesca in assoluta assenza di vibrazioni. 650cc per trarsi di impaccio al limite dei punti patente (ma non sempre). Dunque anche maggiore sicurezza, con un bel portafogli di valori attivi come azioni Tronchetti Provera che vi viene consegnato con la monocilindrica.

È dunque una moto molto vicina, o comunque in grado di evocarlo con autorità, al concetto di moto ideale per le medie trasferte, per l'uso in città e fuori, come mezzo di trasporto di tutti i giorni e per una vacanza estiva. Un bel gruzzolo di opportunità, in cambio di una cifra congrua per l'acquisto del biglietto di ingresso allo spettacolo dell'andare in moto. Ed anche una bella, e realmente moderna considerazione: quella cioè che i tecnici Honda si sono presi la briga di lavorare su un vecchio progetto di monocilindrico, seppure di gran successo, con il proposito, riuscito, di tirarne fuori qualcosa di veramente nuovo.

Dove siano intervenuti con mano più pesante non è chiarissimo, ma ritengo che abbiano cercato di lavorare sulle masse volaniche, sulle parti in movimento che impongono al veicolo quella particolare propensione a stare in strada indipendentemente dal funzionamento di telaio e sospensioni. Che si siano concentrati sul controllo "fisiologico" della guida. Hanno ottenuto un pezzo di pregio che ha davvero alcune caratteristiche difficilmente riscontrabili su progetti ben più recenti.

Che abbiano lavorato molto sul concetto di "Wonder Bike"?

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