Harley-Davidson Sportster Roadster XL1200R: il fascino della semplicità

di Giorgio Papetti

È la Harley nata negli anni ‘50 per contrastare il dominio inglese e ancora oggi vanta un fascino inimitabile. Essenziale nelle linee e nella tecnica è una moto progettata per andare a spasso senza fretta, assaporando chilometro dopo chilometro il suo cuore pulsante.

Non ho avuto la fortuna di conoscere Carlo Talamo, e mi dispiace molto. Mi dispiace perché è stato un grande imprenditore, ma soprattutto perché prima di diventarlo è stato un vero appassionato di motociclette, come amava chiamarle perché l’abbreviazione usata da tutti noi era per lui un insulto, un tirar via su qualcosa che invece va gustato in ogni più piccola sfumatura.


Forse è anche per questo che non amava le moto giapponesi, troppo perfette e uguali a se stesse per suscitargli forti emozioni, ma preferiva concentrarsi su modelli magari meno sofisticati, carichi di storia e capaci di far innamorare anche solo guardando un particolare, una cromatura.


Impazziva per i grandi marchi inglesi, ma soprattutto per le Harley-Davidson, a tal punto da prendere l’aereo e andare a Milwaukee per convincere il produttore a fargliele vendere in Italia. Un’impresa ai limiti dell’assurdo, portare quelle motociclette semplici e mastodontiche, progettate per percorrere lentamente le sconfinate distese americane, nella terra dei motori e delle curve, della passione per le corse e per l’alta velocità.

Però Carlo Talamo, che quelle moto le conosceva forse meglio di molti americani, sapeva esattamente cosa fare e voleva essere il primo a farlo. Il primo certo, ecco perché la prima concessionaria Harley-Davidson in Italia non poteva che chiamarsi Numero Uno. Aveva capito che per vendere queste motociclette non serviva parlare di tecnica, di potenza, di prestazioni. Era una sfida persa in partenza poiché gli smanettoni, i patiti dei cavalli e del rapporto peso/potenza non le avrebbero mai comprate.

Lui voleva venderle a chi alla moto non ci aveva magari neppure pensato, a chi poteva permettersi di spendere considerevoli cifre per portarsi a casa un fantastico giocattolo da coccolare e personalizzare (spendendo ancora di più) per farlo diventare un oggetto unico. Nelle sue pubblicità le moto spesso non le faceva neppure vedere. Scriveva piccole poesie, frammenti di felicità rubati allo stress del quotidiano grazie a una motocicletta che lascia il tempo per assaporare ciò che sta attorno.

Ora Carlo non c’è più, ma soprattutto Harley-Davidson è presente ufficialmente in Italia e gestisce i rapporti tra la casa madre e le numerose concessionarie che nel frattempo sono state aperte in tutta Italia. Per molti la Numero Uno resta un luogo storico, a maggior ragione adesso che Carlo non c’è più. Le Harley gli hanno dato tanto, ma indubbiamente lui ha dato tantissimo a loro.

Per certi versi la Sportster 1200 Roadster, oggetto di questa prova, è probabilmente uno dei modelli che meglio incarna l’ideale di Carlo Talamo: è sinuosa, affascinate nella sua semplicità costruttiva ma passionale grazie al grosso bicilindrico raffreddato ad aria.

Un classico intramontabile

Il problema di molte moto è che passano presto di moda. Mettete a confronto una sportiva di qualche anno fa con un modello di oggi e vi sembrerà che siano trascorsi anni luce. L’evoluzione è certo stilistica, ma soprattutto tecnologica. Questo è indubbiamente un bene, perché significa prodotti sempre più performanti e sicuri, ma si corre anche il rischio di farle diventare “elettrodomestici”, oggetti a cui non ci si riesce ad affezionare. Se osservate la nuova Sportster noterete invece che nonostante le significative modifiche tecniche ed estetiche apportate dal 1957 (anno della presentazione) a oggi è rimasta sostanzialmente fedele al progetto originale. Il segreto sta proprio nell’estrema semplicità meccanica e stilistica, punti cardine che rendono questo modello un evergreen.

Oltre che sul grosso bicilindrico completamente in vista, caratterizzato da una verniciatura a polvere argentata per basamento e coperchi valvole e polvere nera per cilindri e teste, la linea è incentrata sul serbatoio Peanut in grado di contenere 12,9 litri di carburante, quasi un marchio di fabbrica più volte imitato dalla concorrenza. Questo si raccorda con la sella che si protende fin sopra il grande parafango posteriore, sul quale si innesta la targa imbullonata in basso.

Lo spazio per il pilota è più che buono, mentre il passeggero di fatto ha a disposizione solo un esile strapuntino (il catalogo Accessori Originali Harley-Davidson fornisce però una vasta gamma di selle in alternativa). Le fiancatine sono ridotte ai minimi termini (con quella sinistra che essendo fissata solo a incastro è facile preda per i ladri) e al pari del forcellone sono verniciate di nero per conferire maggiore aggressività. Il carattere votato alla sportività di questo modello traspare da alcuni dettagli, come l'impianto frenante che prevede tre dischi forati di generose dimensioni e il manubrio moderatamente inclinato.

Ovviamente le cromature, di ottima qualità, sono utilizzate in abbondanza per forcella e ammortizzatori, manubrio, protezione faro, specchietti, frecce, scatola filtro, scarichi shorty gemellati e altri particolari. Proprio le marmitte sfalsate sono l'elemento che assieme alla grande scatola del filtro caratterizza maggiormente il lato destro della moto. Entrambe sono dotate di una bella e pratica protezione (anch'essa cromata) per riparare dal calore.

Nella vista frontale si apprezzano le dimensioni molto contenute e l'estrema eleganza della linea, delineata dal faro circolare con palpebra cromata e dagli strumenti circolari che ricordano molto le moto degli anni '70. Del resto anche il minimalismo della strumentazione è molto old style. Oltre a tachimetro e contagiri troviamo infatti solo il contachilometri totale e una serie di spie per pressione olio, indicatori di direzione, folle, abbaglianti e immobilizer.
Sinceramente avremmo gradito almeno la spia della riserva, anche perché il rubinetto della benzina ha una forma che trae in inganno ed è facile restare a secco per il semplice fatto di aver dimenticato la manopola sulla posizione che attiva la riserva. Sul piantone dello sterzo è presente il blocco meccanico, però di serie è fornito anche un antifurto con telecomando che si inserisce automaticamente non appena si spegne la moto. Non è previsto un allarme acustico, ma solo il lampeggio delle frecce e delle spie sul cruscotto non appena si tocca la moto.

Motore e ciclistica

Malgrado le novità non siano immediatamente visibili, a partire dal Model Year 2004 la Sportster 1200 (ma anche 883) si presenta con alcune caratteristiche che in casa Harley-Davidson rappresentano quasi una rivoluzione e che forse faranno storcere il naso a qualche purista del marchio. La più grande novità riguarda infatti uno dei tratti salienti delle moto della casa di Milwaukee, ovvero le vibrazioni.

Per la prima volta nella storia di questo modello il grosso bicilindrico infatti non è fissato direttamente al telaio, ma isolato mediante l’utilizzo di supporti elastici che di fatto annullano le vibrazioni riportandole entro livelli paragonabili a quelli di altri bicilindrici.

Anche il motore serie Evolution, un V-Twin di 45 gradi da 1202 cc. caratterizzato dalla doppia accensione, sebbene mantenga le caratteristiche di semplicità e rinunci al raffreddamento a liquido è stato aggiornato con l’introduzione di nuove testate, pistoni raffreddati tramite getto d’olio, bielle alleggerite, camme ad alta compressione e molle valvola differenti. Questi interventi hanno permesso di raggiungere quota 70 Cv. e una coppia di 93 Nm a 3.300 giri., assicurando nel contempo un arco di utilizzo più ampio. L’intervento del limitatore avviene infatti a 6.000 giri, ovvero 500 giri in più rispetto alla precedente versione.

Gli interventi apportati hanno riflessi positivi non solo sulla guida e sull’affidabilità complessiva, ma anche sui costi di manutenzione. L’intervallo tra un tagliando e l’altro è infatti passato da 4.000 a 8.000 Km., grazie anche all’adozione di un nuovo forcellone che lavorando su cuscinetti non richiede manutenzione.

La trasmissione finale è affidata alla classica cinghia dentata in fibra di carbonio e il cambio è a cinque marce. Si contraddistingue per una certa ruvidità e per gli innesti molto secchi, ma imparando a cambiare tra i 2.000 e i 3.000 giri diventa molto più docile e preciso. La frizione, a multidisco in bagno d’olio con molla a diaframma, è poco modulabile (specie a freddo) e richiede decisamente uno sforzo troppo elevato per una moto di questo tipo; ha però il pregio di consentire ai più sportivi di staccare con decisione per sfruttare al meglio i cavalli a disposizione.

L’adozione dei tamponi e il fatto che il motore di fatto ha perso la sua funzione strutturale, ha richiesto lo sviluppo di un nuovo telaio, sempre a culla in acciaio ma di sezione maggiorata, in grado di garantire una rigidità superiore. Questo è abbinato anteriormente a un forcella telescopica con steli da 39 mm. e posteriormente a una coppia di ammortizzatori regolabili in compressione e allungamento.

I cerchi per questo modello sono in lega leggera a razze, da 19 pollici all’anteriore e da 16 pollici al posteriore. Gli pneumatici sono sviluppati appositamente per questo modello da Dunlop e le misure sono rispettivamente 100/90 e 150/80. Notevole l'impianto frenante, che sebbene resti a nostro avviso poco modulabile annovera ora un doppio disco da 292 mm. all'anteriore, con pinze flottanti a doppio pistoncino, e un singolo disco del medesimo diametro al posteriore, con pinza a singolo pistoncino.

Anche molti altri dettagli sono cambiati per ottimizzare la disposizione delle masse e assicurare un maggiore piacere di guida. La batteria, per esempio, è ora collocata dietro al motore, mentre il serbatoio dell'olio (ora in materiale plastico) è caratterizzato da un pratico tappo a scomparsa ricavato nella fiancatine sinistra. Bello anche il nuovo filtro aria, che ricorda quello dei modelli da competizione.

Su strada

Se tralasciamo la sofisticata V-Rod, che è indubbiamente la meno Harley tra le Harley, la Sportster è probabilmente il modello che meglio si addice alle nostre strade. Certo chiamarla sportiva è un eufemismo, non fosse altro che per il peso di oltre 250 Kg., la ruota da 19" all'anteriore e la notevole inclinazione della forcella. Provandola però ci si rende conto che per essere una custom la Sportster è in effetti sufficientemente agile e reattiva, merito soprattutto delle dimensioni compatte e del baricentro molto basso.

In sella ci si trova relativamente in basso e il dislivello che divide la porzione di sella del pilota da quella destinata al passeggero va a formare un piccolo schienale che sorregge il busto e risulta di grande aiuto nelle trasferte autostradali. La posizione non è affatto scomoda e ad avere vita difficile è più che altro il passeggero, poiché lo spazio a disposizione è veramente poco e soprattutto manca un appiglio a cui tenersi. Se si vuole viaggiare in due è bene montare uno schienalino che può facilmente essere acquistato attingendo allo sterminato catalogo accessori.

Da un punto di vista dinamico la Sportster permette di togliersi qualche soddisfazione anche nel misto e può essere usata anche da chi non ha molta esperienza. La limitata potenza non mette mai in crisi la ciclistica e la moto è sostanzialmente facile da guidare, risultando adatta tanto ai brevi viaggi quanto agli spostamenti in città, ambiente a lei non congeniale ma nel quale con un po’ di abitudine ci si riesce a destreggiare abbastanza bene.

Nei percorsi cittadini l’unico vero problema è rappresentato dall’angolo di sterzo, che non consente di districarsi agevolmente nel traffico. In compenso le sospensioni assorbono discretamente le asperità, specie alle basse andature. Anche in autostrada non si viaggia poi così male, a patto di tenere velocità di crociera non superiori ai 130 Km. orari. La sella molto bassa (714 mm.), le pedane moderatamente avanzate e la buona posizione di guida che non costringe a tenere le gambe troppo distese e le braccia eccessivamente larghe assicurano un buon comfort anche nelle trasferte di una certa importanza.

Salendo di velocità l’impatto con l’aria diventa veramente fastidioso e la ciclistica tende a scomporsi, anche in virtù del fatto che le sospensioni al crescere della velocità perdono progressivamente di efficacia diventando troppo secche. In ogni caso la moto resta facilmente controllabile fino ai 150 Km/h, limite oltre il quale è del tutto inutile spingersi (sebbene la velocità dichiarata sia di oltre 190 Km/h.) perché si perde completamente il piacere di guida.

Indipendentemente dal percorso scelto, il modo migliore per godere appieno di questa moto è adottare uno stile di guida rilassato, abituandosi a compiere tutte le manovre con dolcezza e cambiando ben al di sotto dell’intervento del limitatore. In quest'ottica non guasterebbe una frizione più modulabile e un cambio meno secco. Imparando a gestire il motore anche i consumi ne risentono positivamente e se non si esagera con la manopola del gas i 18 Km. con un litro sono facilmente raggiungibili. In ogni caso, anche adottando una condotta più sportiva, difficilmente si scende sotto i 14 Km. con un litro.

Conclusioni

La Harley-Davidson Sportster Roadster XL 1200 R è disponibile in una vasta gamma di colori a un prezzo di 11.650 Euro con garanzia di 2 anni a chilometraggio illimitato. Una cifra importante, che come spesso avviene per le custom è solo in parte giustificata dai contenuti tecnici.

Gli esperti di comunicazione sono però concordi nel constatare come il valore di un oggetto, quando questo diventa status symbol, dipende solo in parte dal suo valore reale. Se siamo consapevoli di questo, i soldi sono sicuramente spesi bene perché la Harley-Davidson è oggi più che mai un mito in grado di adombrare qualsiasi rivale. Le Sportster col tempo acquistano inoltre ancora più fascino e anche a distanza di anni mantengono buone quotazioni.

Scheda tecnica

Dimensioni


Lunghezza

2245 mm.

Altezza Sella

714 mm.

Luce a terra

141,0 mm.

Inclinazione canotto sterzo / Avancorsa

29,6º / 116,8 mm.

Interasse

1520 mm.

Capacità serbatoio carburante

12,9 litri

Peso a vuoto

251 kg.

Motore


Cilindrata

1202 cc.

Alesaggio e corsa

88,8 mm. x 96,8 mm.

POTENZA

70 Cv.

Coppia

93 Nm. a 3.300 giri al minuto

Sistema di alimentazione

Carburatore

Rapporto di compressione

10:1

Cerchi e pneumatici


Anteriore

In lega a 13 razze da 19 pollici pneumatico 100/90

Posteriore

In lega a 13 razze da 16 pollici con pneumatico 150/80

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