Tre cilindri tutti italiani. Una moto esclusiva ma dal prezzo non proibitivo. La novecento pesarese si confronta ad armi pari con le ipersportive italiane più prestigiose, puntando sulla peculiarità del motore e sull'estetica rivoluzionaria.
Parlare della Tornado Novecento significa parlare della rinascita di un marchio italiano che ha fatto parte della storia del motociclismo. Significa anche parlare di una realtà aziendale che a Pesaro suscita emozioni in tutte le persone che lavorano in Benelli e nelle aziende che collaborano con la Casa italiana.
Il nuovo corso dell'azienda inizia alla fine del 1995, per mano di Andrea Merloni. Un programma ambizioso, che prevede la costruzione di un'ipersportiva con un proprio motore e la partecipazione al Mondiale Superbike. La moto, presentata in una prima versione in serie limitata, suscita l'interesse degli appassionati, ma gli scarsi risultati sportivi ed una lunga attesa prima della presentazione della versione Biposto smorzano in parte l'entusiasmo del pubblico.
Adesso la Tornado Novecento è arrivata dai concessionari e, anticipando le conclusioni di questa prova, possiamo dire che è valsa la pena aspettare. Vediamo insieme perchè.
Com'è fatta
Il design della Tornado è legato indissolubilmente alle peculiari scelte tecniche. Il radiatore per il raffreddamento del motore infatti, soluzione unica fra le moto in produzione di serie, non è situato nella posizione classica davanti al motore. Già la Honda, in alcuni suoi modelli sportivi, aveva cercato nuove strade per ridurre l'ingombro di questo componente, posizionando due radiatori lateralmente al motore nei modelli della serie VTR. In questo caso il radiatore invece si trova addirittura sotto la sella, e per il raffreddamento si avvale sia di due condotti dinamici che portano l'aria fresca dalle bocchette posizionate sotto gli indicatori di direzione, sia di due grosse ventole estrattive che danno una caratterizzazione decisa a tutto il retrotreno della moto.
La ciclistica
Il telaio della Novecento è stato modificato nella zona della sella rispetto alla Limited Edition. Questo ha portato ad una riduzione della larghezza della sella stessa ed ad un abbassamento che favorisce la manovre da fermo.
E' realizzato con una struttura mista di tubi in acciaio al cromo molibdeno e fusioni in lega d'alluminio per le piastre posteriori. Le due parti sono unite tramite viti traenti e speciali colle aeronautiche, con una soluzione che unisce la più moderna tecnologia al fascino dei telai in tubi di classica scuola italiana.
La sospensione anteriore è affidata ad una forcella a steli rovesciati Marzocchi - realizzata su specifico disegno Benelli - regolabile in compressione, estensione e precarico molla; il forcellone posteriore, realizzato con una struttura composita scatolata, in parte fusa ed in parte stampata in lega d'alluminio, "lavora" un monoammortizzatore Extreme Technology regolabile in compressione, estensione e precarico molla.
I cerchi (fusi e non forgiati come per la versione LE) sono realizzati dalla Brembo, ed ospitano all'anteriore lo stesso prestigioso impianto frenante Brembo "Serie Oro" con un doppio disco flottante da 320 mm di diametro, con pinza a quattro pistoncini, mentre al posteriore troviamo un disco singolo da 240 mm di diametro, leggermente più grande di quello della LE.
Della stessa marca del mono posteriore è anche l'ammortizzatore di sterzo, non regolabile ma dotato di vaschetta di recupero per compensare la dilatazione dell'olio, così da mantenere il funzionamento costante anche al variare della temperatura d'esercizio.
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