Prova su strada: Aprilia Scarabeo 500

In Prove moto

27 maggio 2003
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E' l'araba fenice del motociclismo: una moto automatica in grado di coniugare prestazioni (di motore ma soprattutto di ciclistica), protezione e facilità d'uso. Sarà riuscita Aprilia a realizzarla?

Lo ammettiamo, non andiamo certo pazzi per gli scooteroni. Apprezziamo la comodità cittadina dei piccoli 125 e 200, la versatilità dei "midsize" di cilindrata superiore, ma abbiamo sempre fatto fatica a trovarci a nostro agio con veicoli pesi quanto una SuperTourer con telai e sospensioni spesso un po' troppo scooteristici per i nostri gusti.

Stavolta però in Aprilia ci hanno davvero incuriosito, perchè parlando del nuovo Scarabeo 500 non nascondono sorrisetti di compiacimento o perfino maliziosi. Come dire: "prova e poi facci sapere, ma aspettati qualche sorpresa".

E, anticipando la conclusione di questa prova, dobbiamo dire che in effetti le sorprese non sono mancate...

Com'è fatto

Lo Scarabeo 500 è decisamente grosso ed imponente, anche se da lontano le sue proporzioni non lo fanno apparire molto diverso dalla versione di minore cilindrata. Avvicinandosi però si resta subito colpiti dalle ruote di grande dimensione, ben 16 pollici sia all'anteriore che al posteriore, dotate di pneumatici di grande sezione. Basta questo a rendere l'immagine dello Scarabeo più rassicurante, e le dimensioni imponenti ma sviluppate in altezza invece che in larghezza ci sembrano accentuare la similitudine con una moto da granturismo, piuttosto che con i maxiscooter.

Lo scudo anteriore ingloba il faro e gli indicatori di direzione, ed è completato dal cupolino con parabrezza solidale al manubrio. In questo modo i paramani del cupolino possono offrire il massimo del riparo mantenendo compatte le dimensioni dello scudo. Al posteriore è la sella l'elemento caratterizzante del design, visto che sembra promettere confort ed ospitalità per due persone di grande livello. Il passeggero può inoltre godere dell'appoggio di un comodo paraschiena integrato nel baule posteriore (di serie) e di due robusti maniglioni laterali.

L'insieme appare come un riuscito mix fra classico e moderno, al pari di certi restyling automobilistici come la nuova "Mini": le forme morbide ed arrotondate sono piacevolmente accompagnate da una verniciatura bicolore che offre accostamenti cromatici ben riusciti, fra cui ci ha particolarmente colpito il "Nero Darkness/Rosso Devil", che ricorda certe Rolls Royce degli anni 40.



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