Linea anni '70 e soluzioni moderne: un cocktail per tutti, non solo i nostalgici...
ATTORNO AL 1975…
…il team Joe Bar era in piena azione. Così iniziavano tutte le strisce della prima serie – ormai un vero e proprio cult – dell’esilarante fumetto di Christian Debarre. Inevitabile pensare alle moto di quel periodo davanti alle nuove, bellissime, realizzazioni Ducati.
Sportclassic, sportive classiche. Può significare tante cose: i più scettici possono immaginarsi moto che riciclano soluzioni tecniche antiquate in nome del ritorno di moda degli anni ’70, ma resterebbero inesorabilmente delusi. E’ vero: le prime due Ducati di questa famiglia attingono moltissimo allo stile delle sportive di quegli anni. Ma la cosa finisce lì: sotto un vestito evocativo, quasi nostalgico, troviamo motore e ciclistica moderni, in grado di far rivivere sensazioni del passato senza costringere ai pesanti compromessi in termini di affidabilità e sicurezza – ma anche di caratteristiche di guida, come vedremo con qualche eccezione – inevitabilmente legati all’uso di una moto d’epoca.
Restano, invece, due linee che si rifanno a due pietre miliari di quel periodo. Una è quella moto creata quasi in segreto rispetto alla miope dirigenza statale che allora voleva una Ducati produttrice di motori diesel, e che guidata con tanto cuore e altrettanta manetta da Smart e Spaggiari ha vinto a sorpresa la “Daytona italiana”, la 200 miglia di Imola del 1972. L’altra era una delle prime café racer all’italiana, capace con la forza della sua ciclistica di farsi valere nelle sfide con i primi mostri del sol levante, notoriamente tanto veloci in rettilineo quanto carenti nel comportamento in curva. Spirito perfettamente mantenuto: le giapponesi saranno certo migliorate, ma le italiane continuano ad essere riferimento indiscusso quanto a ciclistica.
La splendida cornice di Firenze – culla del rinascimento italiano – ma soprattutto delle strade del Chianti, sono state lo sfondo per questa nostra prima presa di contatto con la Sport e la Paul Smart. Scelta sicuramente in tono con i due modelli, palesemente votati alla guida stradale per restituire ai (fortunati) proprietari quel gusto nella guida sportiva che forse, con l’escalation prestazionale e il costante peggioramento delle condizioni del traffico delle nostre strade, si è un po’ perso nelle proposte più recenti.
Abbiamo quindi avuto la possibilità di gustarci le Sportclassic per una giornata, in attesa di poterle provare in seguito più a fondo. Ve lo assicuro, ci siamo divertiti. E molto.