1500 Km con la Yamaha WR 250 F

di Giorgio Papetti

1500 Km con la Yamaha WR 250 F


Un test approfondito dell’enduro racing di casa Yamaha in tutte le condizioni di utilizzo, dall’autostrada alla prova estrema in mulattiera.

Non capita spesso di poter provare a fondo un moto, specie quelle da Enduro che spesso ci vengono concesse solo per un breve test in pista. Grazie alla disponibilità di Yamaha Italia, che ci ha messo a disposizione per oltre un mese una WR 250 F modello 2005 (il 2006 non era ancora disponibile al momento della richiesta), siamo invece riusciti a fare una prova veramente completa.



Un test per molti versi estremo, in cui abbiamo messo sotto torchio la 4T di media cilindrata con cui Yamaha è riuscita a fare breccia nel cuore e nella testa di moltissimi induristi, professionisti e non, che in lei hanno trovato un mezzo affidabile, molto competitivo (a patto di lavorarci un po’ su) ed estremamente facile da usare.

Semplice e funzionale

La linea della WR 250 F è molto tradizionale e ricalca gli schemi classici per le moto da enduro. La bella mascherina portafaro anteriore è sufficientemente aggressiva e nella parte inferiore ospita il bloccasterzo meccanico, utile se si deve lasciare incustodita la moto per qualche minuto. Il parafango è un po’ datato ma funzionale; poco male visto che sulla versione 2006 è stato sostituito con uno più aggressivo.

Belli invece i convogliatori, perfettamente raccordati sia con il serbatoio, realizzato in materiale plastico del medesimo colore, sia con le fiancatine. Queste ultime sono bicolore e quella di sinistra prevede gli sganci rapidi per semplificare le operazioni di pulizia e manutenzione del filtro dell’aria. Più complessa invece la rimozione della sella, che richiede necessariamente l’utilizzo di una chiave a tubo dato che i bulloni sono molto incassati. In compenso è realizzata con cura, anche se è veramente troppo rigida (ma sul modello 2006 ci sarà una sella più imbottita nella zona di seduta).

Sotto il profilo estetico la parte che convince meno è la coda, resa obsoleta dal grande faro che sporge nella parte posteriore. Purtroppo anche per il 2006 viene mantenuto questo particolare, che però può facilmente essere sostituito con un codino molto più filante attingendo al mercato degli innumerevoli accessori prodotti da terze parti. Piacevole invece il supporto targa e anche gli indicatori di direzione montati su resistenti supporti elastici. Questi vengono forniti di serie, al pari dello specchietto ripiegabile e della protezione per il traversino del manubrio.

In sella

Salire in sella a questo cavallo di razza non è semplicissimo perché l’altezza del piano di seduta è notevole (990 mm.) e chi è al di sotto del metro e settantacinque farà veramente fatica a toccare terra. Chi pensa di recuperare qualche centimetro confidando nel cedimento della sella farà meglio a trovare qualche altra soluzione (per esempio un spugna differente) perché anche dopo 1.500 Km e innumerevoli lavaggi è rimasta durissima come la prima volta che ci siamo saliti.

Fondoschiena a parte su questa WR ci si sta bene sia in piedi che seduti e si può spostare liberamente il corpo, grazie anche ai convogliatori che non intralciano quando ci si avvicina al serbatoio. Le pedane sono posizionate correttamente mentre il manubrio ha una piega troppo bassa, specie quando si guida in piedi. Ruotandolo in avanti la situazione migliora, ma non del tutto. Siamo curiosi di verificare se con il nuovo modello, che prevede tra l’altro supporti regolabili per il manubrio, questo difetto è stato eliminato. Bene i comandi a pedale, così come quelli al manubrio che vantano la regolazione rapida della frizione e un semplice meccanismo per regolare la distanza delle leve.

La strumentazione include unicamente il tachimetro analogico e il contachilometri, più le spie per indicatori di direzione e abbaglianti. Il faro si accende automaticamente all’avviamento e non è prevista la chiave di accensione. Al suo posto un pulsante situato dietro la mascherina portafaro che attiva l’impianto elettrico. Il bottoncino dell’avviamento elettrico (di serie è però previsto anche quello a pedale) è accanto all’acceleratore, mentre quello di spegnimento è posizionato al centro, sotto il traversino del manubrio Renthal in alluminio. Sulla destra troviamo invece il blocchetto per luci e indicatori di direzione.

Le leve hanno evidenziato un’ottima robustezza, resistendo alle innumerevoli cadute e persino a una rischiosa operazione di raddrizzamento a seguito di un forte urto che aveva provocato il piegamento della leva del freno. Per il 2006 Yamaha ha introdotto la novità della strumentazione totalmente digitale, un plus che ormai è entrato praticamente a far parte della dotazione di serie di tutte le moto da enduro.

Purtroppo sia sul modello 2005 sia su quello 2006 mancano i paramani (veramente indispensabili quando si fa enduro sul serio) e le protezioni laterali per il telaio, la cui bella verniciatura blu lascia ben presto il posto ai segni lasciati dagli urti e dagli stivali. Visto il costo irrisorio di questi accessori, specie se installati in fabbrica, ci auguriamo che Yamaha possa cambiare idea e fornirli di serie. Gradiremmo inoltre la sostituzione di alcuni bulloni e perni in acciaio con altri in grado di resistere maggiormente alla ruggine.


Motore e ciclistica

Il 5 valvole a 4 tempi da 249 cc. è sicuramente uno dei punti di forza di questa Yamaha WR 250 F. Non tanto per la potenza pura, quanto per la fluidità e la regolarità di funzionamento, caratteristiche che aiutano moltissimo i meno esperti anche nei passaggi più difficili. In qualsiasi marcia si può contare su un’ottima trazione e in seconda si va praticamente ovunque. Se poi si va nel panico di fronte a una salita troppo difficile si può anche inserire la prima e sfruttare la piccola WR come fosse un piccolo trattore. In questo modo ci si arrampica veramente ovunque anche con un filo di gas.

La potenza è sempre perfettamente gestibile e anche quando si sbaglia marcia, magari affrontando in terza un ostacolo senza la giusta dose di gas, il 250 4T ci mette una pezza borbottando un po’ ma tirandoci fuori dai pasticci con un colpetto di frizione. Se poi si decide di cambiare marcia a metà salita non c’è nessun problema; cambio e frizione sono perfetti e anche nelle situazioni più difficili non ci è mai capitato di non riuscire a inserire la marcia, o di arrivare allo spegnimento del motore.

Altro punto di forza di questa WR 250 F è la ciclistica pensata per chi pratica l’enduro vero ma non è un professionista super allenato. Il telaio in acciaio resta validissimo per questa disciplina (non a caso viene mantenuto anche per il modello 2006 sebbene le cross siano tutte passate all’alluminio) e il reparto sospensioni è tarato in modo da non stancare e semplificare la guida su ogni terreno (e per il 2006 sono previste tarature ancora più specifiche). La WR 250 è stabile e veloce nel dritto ma anche estremamente facile da usare sulle mulattiere più estreme. Nelle pietraie non scarta mai in modo improvviso e anche quando si affrontano gradini di una certa dimensione forcella e mono digeriscono tutto. I limiti di questa moto nascono se si ha la tecnica e la manetta per andare veramente forte. In questo caso infatti tutti gli aspetti che per l’endurista medio sono dei pregi si trasformano in difetti che per essere eliminati richiedono sia un’attenta messa a punto delle sospensioni sia qualche intervento su motore e ciclista. Il tutto al fine di togliere un po’ di peso e rendere la moto più reattiva nei rapidi cambi di direzione e nelle curve strette. Moto come KTM , Husqvarna e tutte le derivate dai modelli da cross sono probabilmente più adatte a un pilota professionista, ma sta di fatto che per i comuni mortali (ovvero chi pratica enduro a livello amatoriale e magari partecipa a qualche gara regionale) questa WR è un vero e proprio gioiellino. Se poi volete esagerare e avete il fisico per gestire più cattiveria e inerzia c’è anche la WR 450 F, che rispetto ai modelli della concorrenza mantiene i medesimi pregi e difetti che la 250 ha nei confronti delle dirette rivali.

Anche in autostrada

Quante volte abbiamo sentito dire che con le enduro racing si è indissolubilmente legati al furgone (i più fortunati) o al carrello? In parte è vero, specie se al termine di una cavalcata o una gara, con gambe e braccia a pezzi, si devono fare parecchi chilometri per tornare a casa. Se però, come nel nostro caso, abbiamo la possibilità di avere sufficiente tempo per fare i trasferimenti con calma ecco che anche una moto estrema come la WR 250 F può essere utilizzata per effettuare la trasferta senza particolari sofferenze, fondoschiena a parte (grazie a chi ha inventato i pantaloncini imbottiti da ciclista!).

Ma procediamo con ordine. Yamaha ci consegna in ufficio la moto con appena un centinaio di chilometri all’attivo. Giusto il tempo di farci un giretto e la utilizziamo per percorrere i 250 Km. che ci separano da Massa, punto di partenza del vero e proprio test. Le gomme Enduro Fim reggono più che bene la trasferta autostradale fino a Fornovo, che raggiungiamo senza grossi problemi tenendo una velocità di crociera attorno ai 110 Km. orari. Il motore gira con precisione svizzera, o meglio giapponese, e le vibrazioni sono molto contenute. Se solo ci fosse una sella più morbida il confort sarebbe più che accettabile. Raggiunto il casello di Fornovo decidiamo di lasciare l’autostrada per imboccare la tortuosa strada che porta al passo della Cisa, e da questo giù fino a Massa passando per Pontremoli e Aulla.

Anche sui tornanti veloci la WR 250 F è stabile e maneggevole e una volta capito come scendono in piega le gomme tassellate si riesce anche a tenere un buon ritmo; chissà che goduria con un bel kit da motard. Una piacevole sorpresa arriva anche dai consumi, sempre nell’ordine dei 20 Km con un litro. Giunti a destinazione i primi giorni li trascorriamo percorrendo le splendide strade sterrate e le facili mulattiere che percorrono le Alpi Apuane; un susseguirsi di stradine che si perdono dentro boschi o su crinali dai quali si gode di una splendida vista su tutta la Versilia.

In questo contesto la WR 250 F è perfino sprecata, ma trasmette tanta sicurezza e confidenza su ogni tipo di fondo. Anche quando decidiamo di imboccare qualche sentiero un po’ più impegnativo la moto risponde puntualmente a ogni nostro comando o movimento e malgrado l’altezza della sella si riescono a compiere manovre anche impegnative con grande facilità.

Decidiamo di mettere la piccola WR alla prova anche sulle insidiose pietraie che portano direttamente alle cave di marmo e anche in questo caso la 4T giapponese sfoggia una stabilità da riferimento. Peccato solo per il freno posteriore che è veramente surdimensionato per l’enduro. Basta sfiorarlo per arrivare al bloccaggio della ruota, un difetto che di fa ancora più evidente nei passaggi estremi in discesa.

Basta però sostituire il disco con uno di dimensioni minori per avere un impianto frenante da riferimento, come abbiamo potuto verificare provando la moto di una guida che ci ha accompagnati durante una giornata. L’anteriore è infatti praticamente perfetto sia in termini di potenza che di modularità. Nelle ripide discese che abbiamo affrontato in mulattiera e in quelle ancora più ripide che scendono dalle cave di marmo siamo sempre riusciti a usare il freno anteriore senza mai arrivare al bloccaggio della ruota o perdere l’avantreno.

In mulattiera

La prima parte del test, oltre 600 Km., è filata via liscia e a parte il telaio, che si è rovinato subito sfregando contro gli stivali, la nostra WR è ancora come nuova. È però giunto il momento di fare sul serio e grazie al supporto di Lunigiana Enduro, a cui va il nostro ringraziamento per la sincera amicizia e la disponibilità nel farci da guida lungo gli splendidi percorsi della Lunigiana, abbiamo la possibilità di mettere alla frusta la WR 250 F su un’infinità di mulattiere con difficoltà sempre crescenti, fino a diventare delle vere e proprie prove estreme dove la Yamaha è uscita a testa alta, seppur malconcia per il massacrante tour de force.

Ci siamo ritrovati avvolti nei rovi, immersi fino al ginocchio in solchi che rendevano le salite quasi impossibili, infilati in voragini che inghiottivano letteralmente la moto, ma lei ci ha sempre tratto d’impaccio, perfino quando presi dalla concitazione sbagliavamo marcia o ci facevamo portare anziché essere noi a condurre il gioco. Gran parte del merito va al motore, gestibile a tutti i regimi e con una regolarità di funzionamento impressionante, ma anche alla sana ciclistica e alla capacità delle sospensioni di reagire in modo efficace sia sulle piccole che sulle grandi asperità. Siamo caduti parecchio, abbiamo picchiato duro contro pietre e tronchi (fortunatamente le protezioni hanno svolto il loro compito, anche se avremmo gradito un paramotore più ampio sul fondo), ma la WR è sempre ripartita al primo colpetto sul pulsante di avviamento e ha digerito tutto senza mai ribellarsi (per la cronaca non si è mai reso necessario tirare la leva per l’avviamento a caldo).

Durante il nostro test abbiamo avuto modo anche di ammirare una WR identica alla nostra, ma opportunamente alleggerita (via strumentazione, avviamento elettrico, frecce e portatarga, sostituzione serbatoio con uno in alluminio più piccolo e altri dettagli) e rivista nelle sospensioni; piccole modifiche atte a renderla una moto da competizione per i piloti più esperti. L'ennesima dimostrazione della bontà del progetto WR, moto da enduro specialistiche realmente alla portata di tutti che con pochi accorgimenti diventano mezzi pronto gara affidabili e competitivi, come del resto dimostrano i successi nel vari campionati di Enduro.

La pista

Una bella lavata e a parte i segni indelebili della prova estrema a cui l’abbiamo sottoposta (per la cronaca frecce, targa, specchietto opportunamente ripiegato e impianto elettrico hanno resistito a tutto) la Yamaha WR 250 F è pronta per affrontare una nuova sfida, rappresentata dal difficile tracciato che Lunigiana Enduro ha ricavato all’interno di una polveriera abbandonata. Un percorso che prevede un fettucciato, un lungo tratto veloce su fondo duro, un percorso molto tecnico nel bosco, qualche salto e perfino una trialera da incubo disegnata da Merriman in persona per allenarsi (beato lui che si allena così, per il sottoscritto era la raffigurazione dell’inferno).

Anche in questo caso la WR ha messo in luce un buon equilibrio generale e una grande stabilità dell'avantreno anche sulla pietraia affrontata in terza piena. Spalancando il gas sulle pietre smosse la moto fila via veloce e digerisce tutto. Anche nel bosco, irto di insidie come solchi profondi e radici, il motore ci ha sempre tirato fuori di impaccio e le sospensioni tarate sul morbido ci hanno aiutato parecchio. Dove abbiamo faticato maggiormente è stato nelle curve veloci sul duro e in fettucciato; qui la rigorosità sul dritto e le sospensioni morbide si pagano con una minore maneggevolezza e si fatica maggiormente a far girare la moto. Francamente però per chi non deve staccare il tempo in speciale crediamo sia molto più importante avere una moto facile ed efficace in linea che non un fulmine a girare attorno al paletto.

Enduro no problem

Tra i molti pregi della WR 250 F non possiamo dimenticare la qualità costruttiva e l’affidabilità di tutte le componenti, a cominciare dal motore. Abbiamo percorso oltre 1.500 Km in condizioni spesso estreme, senza neppure cambiare l’olio (con consumo praticamente nullo), e non abbiamo riscontrato il minimo inconveniente a parte un banale guasto al tachimetro. Un plauso va anche all’impianto elettrico e alla qualità delle plastiche. Malgrado le innumerevoli cadute frecce e portatarga hanno resistito e le plastiche si sono segnate senza però rompersi o perdere la forma; persino quando in una ripida discesa abbiamo centrato in pieno un albero e il parafango anteriore si è piegato su se stesso, è bastato risollevare la moto perché riprendesse la sua forma originale.

Da parte sua l’impianto elettrico ha sempre funzionato perfettamente, a cominciare dall'avviamento che in tutte le condizioni ci ha permesso di mettere in moto con un solo breve impulso sul pulsante di start. Ottima anche la sigillatura della scatola del filtro, che è rimasto pulito anche quando abbiamo usato la moto sotto la pioggia e nel fango.

Conclusioni

Che dire, la WR si riconferma una gran bella moto da enduro. Merito della bontà iniziale del progetto e dei costanti aggiornamenti (anche per il 2006 sono parecchi) mirati a renderla sempre all'altezza delle concorrenti. Facilità e affidabilità sono i principali punti di forza, caratteristiche che rendono questa Yamaha una moto validissima per i principianti e gli amatori. L'unica nota dolente è il prezzo, allineato a quello delle altre giapponesi ma sensibilmente più alto rispetto alla concorrenza europea.

La diretta rivale di questa moto è a nostro avviso la Beta 250 RR motorizzata KTM, anche se finché non arriverà il motore bialbero (KTM lo ha destinato per il 2006 solo al modello da cross) il propulsore Yamaha resta più godibile.


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