Prova Aprilia Capo Nord 2002

Gran turismo con ambizioni fuoristradistiche? Endurona votata al turismo a largo raggio? La Capo Nord - come del resto le sue colleghe sia europee che giapponesi - mal si adatta a facili classificazioni. Un po' come certe grosse berlinone tedesche che si sono fatte un po' più alte, giusto quel tanto che basta a fare con tranquillità i due chilometri di strada bianca che portano alla villa in campagna, senza però rinunciare a lusso e confort.

Estetica e finiture

Il carattere poliedrico della Capo Nord si riflette anche sulla linea.

Lo splendido telaio in alluminio infatti non sfigurerebbe su una ipersportiva dell'ultima generazione, ed anche il resto della dotazione tecnica ammalia gli appassionati: i cerchi a raggi sono sportivissimi ed in grado di montare pneumatici radiali tubeless, il forcellone - come da tradizione Aprilia - non delude certo l'occhio, ed il grosso serbatoio ben sagomato rende la moto aggressiva come un grosso felino pronto a scattare.

Anche parte posteriore, con i due scarichi sparati verso l'alto ed appena nascosti da due svelti fianchetti, dona all'insieme un'aria piuttosto sportiva, mentre la sella - sagomata su due piani per pilota e passeggero - vanta un bel rivestimento antiscivolo di colore contrastante con quello della carrozzeria. La porzione posteriore può essere rimossa per accedere ad un piccolo vano contenente gli attrezzi ed i documenti, oppure per ampliare lo spazio a disposizione per fissare i bagagli in caso di viaggio senza il passeggero.

Le comodità per i mototuristi comprendono anche una presa di servizio a 12 V, comodamente raggiungibile su un lato della sella, ed il comodo pomello per la regolazione del precarico molla dell'ammortizzatore posteriore.

La vista frontale non è altrettanto coinvolgente, con linee un po' troppo tese e spigolose, ma visto che la principale concorrente della Capo Nord è la BMW R1150 GS sembra proprio che sia quello anticonformista lo stile più gradito dall'utenza...

C'è da dire che la - bellissima! - verniciatura nero opaco dell'esemplare in prova, abbinata all'alluminio del telaio e del forcellone, smussa un po' i contrasti più forti, caricando l'endurona di Noale di un'ulteriore dose di grinta.

Posizione di guida e comfort

Di solito sono le Honda ad essere portate ad esempio per la correttezza della posizione di guida. Beh, andranno rivisti i termini di paragone: la Capo Nord si "indossa" al primo tentativo senza incertezze, con piedi e mani che vanno subito a trovare i comandi con la massima naturalezza. La porzione di sella a disposizione del pilota è davvero abbondante, e consente anche ai piloti
più robusti di spostarsi agevolmente per assecondare la guida di corpo. Sulle prima sembra quasi che spinga un po' verso il serbatoio, ma fatti pochi chilometri ci si rende conto che in questo modo si riesce a caricare l'avantreno in modo naturale; certo, l'altezza da terra non è certo adatta ai più bassi, ma la ridotta larghezza della sella proprio all'attacco con il serbatoio permette di appoggiare i piedi a terra con relativa facilità.

Il passeggero poi può tirare un sospiro di sollievo: la sella è comoda ed ampia, appena più alta di quella del pilota per permettere anche agli "zainetti" di gustarsi il panorama ma non tanto da sentirsi "appese" dietro; le pedane sono giustamente distanziate, ampie e morbide, così da eliminare praticamente del tutto le vibrazioni; il portapacchi poi funge anche da maniglione.

Avvertibili le vibrazioni e la rumorosità meccanica, del resto è lo scotto da pagare per avere incastonato nel telaio un bicilindrico da quasi cento cavalli e dal carattere decisamente sportivo...

Protezione aerodinamica

Altro che nave del deserto, la Capo Nord è una vera e propria macinatrice di chilometri! La protezione aerodinamica viaggiando a 160 km/h in autostrada (tedesca, ehm...) è pressochè perfetta, sia per il pilota che per il passeggero. Il primo si trova celato dietro il maestoso plexiglas frontale, appoggiato su un cupolino molto ampio e con due grosse "pinne" laterali in funzione di paramani, ed anche le ampie svasature del serbatoio contribuiscono a proteggere dall'aria le ginocchia. La protezione è valida anche in caso di pioggia leggera.

Motore e trasmissione

Chi compra un'Aprilia, sia che si tratti di uno scooter che di una moto da turismo, si aspetta sempre un certo accento sportivo che da sempre contraddistingue la produzione di Noale. Anche in questo caso non si viene delusi, visto che il bicilindrico a V di 60° montato sulla Capo Nord può dirsi perlomeno "cugino" di quello utilizzato sulla SBK di Haga, o comunque - senza esagerare - fratello dell'unità che equipaggia la RSV Mille stradale.

Certo, per poter essere montato sulla Capo Nord è stato debitamente addolcito, perdendo un po' di potenza a favore di un'erogazione più adatta al tipo di moto, ma non vi aspettate un bicilindrico dall'erogazione piattissima come quelli impiegati su alcune cruiser: qui il "carattere" si sente eccome, e le notevoli doti di allungo permettono punte velocistiche davvero elevate.

Per contro l'erogazione ai bassi regimi è un po' ruvida, anche se l'aiuto di cambio e frizione limita i problemi alle bassissime velocità. Il cambio è davvero esemplare per precisione e dolcezza di innesto, e la frizione aiuta spesso a trarsi d'impaccio quando magari si sbaglia una marcia nel traffico più congestionato.

Su strada

Proprio così, su strada: non ce la siamo sentita di portare la Capo Nord ad affrontare dello sterrato, ma solo un po' di strade bianche e di ghiaioni. In queste condizioni la moto sembra filare liscia come in autostrada, digerendo buche e canaloni con soprendente naturalezza, grazie anche alla possibilità di guidare comodamente in piedi sulle pedane.

All'estremo opposto altrettanto efficace si rivela in autostrada, dove mette in mostra una grande precisione direzionale non inficiata neppure dal vento laterale. Merito anche della corretta posizione di guida, che non costringe ad "appendersi" al manubrio neutralizzando i rischi di pericolose oscillazioni all'avantreno. E' comunque davvero soprendente come la grossa bicilindrica veneta digerisca senza batter ciglio i curvoni più veloci, dando al pilota un feeling di gran sicurezza anche sui raccordi dell'asfalto sui cavalcavia.

Fuori dall'autostrada le sorprese non finiscono. Il trucco sta tutto nel non lasciarsi intimidire dalle dimensioni: è così che si scopre come la Capo Nord sia capace di regalare grandi soddisfazioni sulle strade di montagna, con la costante sicurezza offerta da un telaio e da sospensioni di prim'ordine e la "birra" di cui è capace il generoso propulsore. Il manubrione largo da fuoristrada permette di indirizzare la moto in piega con decisione, e nel misto più stretto ci si scopre a guidare con tecnica fuoristradistica, utilizzando il freno posteriore per aiutare la moto a derapare un po' in ingresso di curva...

Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, i trasferimenti di carico in entrata ed uscita di curva sono davvero poco marcati, grazie a sospensioni ben controllate sia in compressione che in estensione. Questo non va però a scapito dell'assorbimento delle buche e delle piccole asperità, ben "copiate" sia da soli che in coppia.

Solo la frenata non è paragonabile a quella di una sportiva, perlomeno come sensazioni: gli spazi di arresto in realtà sono davvero ridotti, considerando la tipologia di moto ed il peso non certo contenuto, ma la grande escursione della forcella e una risposta alla leva non troppo rapida danno la sensazione di una frenata un po' priva di mordente.

Noie ed inconvenienti

L'avviamento a caldo non è prontissimo, ed il plexiglas del cupolino ha acquisito un po' di gioco.

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