Prova Aprilia Capo Nord 2002

In Prove moto

03 maggio 2002
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Gran turismo con ambizioni fuoristradistiche? Endurona votata al turismo a largo raggio? La Capo Nord - come del resto le sue colleghe sia europee che giapponesi - mal si adatta a facili classificazioni. Un po' come certe grosse berlinone tedesche che si sono fatte un po' più alte, giusto quel tanto che basta a fare con tranquillità i due chilometri di strada bianca che portano alla villa in campagna, senza però rinunciare a lusso e confort.

Estetica e finiture

Il carattere poliedrico della Capo Nord si riflette anche sulla linea. Lo splendido telaio in alluminio infatti non sfigurerebbe su una ipersportiva dell'ultima generazione, ed anche il resto della dotazione tecnica ammalia gli appassionati: i cerchi a raggi sono sportivissimi ed in grado di montare pneumatici radiali tubeless, il forcellone - come da tradizione Aprilia - non delude certo l'occhio, ed il grosso serbatoio ben sagomato rende la moto aggressiva come un grosso felino pronto a scattare.

Anche parte posteriore, con i due scarichi sparati verso l'alto ed appena nascosti da due svelti fianchetti, dona all'insieme un'aria piuttosto sportiva, mentre la sella - sagomata su due piani per pilota e passeggero - vanta un bel rivestimento antiscivolo di colore contrastante con quello della carrozzeria. La porzione posteriore può essere rimossa per accedere ad un piccolo vano contenente gli attrezzi ed i documenti, oppure per ampliare lo spazio a disposizione per fissare i bagagli in caso di viaggio senza il passeggero.

Le comodità per i mototuristi comprendono anche una presa di servizio a 12 V, comodamente raggiungibile su un lato della sella, ed il comodo pomello per la regolazione del precarico molla dell'ammortizzatore posteriore.

La vista frontale non è altrettanto coinvolgente, con linee un po' troppo tese e spigolose, ma visto che la principale concorrente della Capo Nord è la BMW R1150 GS sembra proprio che sia quello anticonformista lo stile più gradito dall'utenza...

C'è da dire che la - bellissima! - verniciatura nero opaco dell'esemplare in prova, abbinata all'alluminio del telaio e del forcellone, smussa un po' i contrasti più forti, caricando l'endurona di Noale di un'ulteriore dose di grinta.

Posizione di guida e comfort

Di solito sono le Honda ad essere portate ad esempio per la correttezza della posizione di guida. Beh, andranno rivisti i termini di paragone: la Capo Nord si "indossa" al primo tentativo senza incertezze, con piedi e mani che vanno subito a trovare i comandi con la massima naturalezza. La porzione di sella a disposizione del pilota è davvero abbondante, e consente anche ai piloti
più robusti di spostarsi agevolmente per assecondare la guida di corpo. Sulle prima sembra quasi che spinga un po' verso il serbatoio, ma fatti pochi chilometri ci si rende conto che in questo modo si riesce a caricare l'avantreno in modo naturale; certo, l'altezza da terra non è certo adatta ai più bassi, ma la ridotta larghezza della sella proprio all'attacco con il serbatoio permette di appoggiare i piedi a terra con relativa facilità.

Il passeggero poi può tirare un sospiro di sollievo: la sella è comoda ed ampia, appena più alta di quella del pilota per permettere anche agli "zainetti" di gustarsi il panorama ma non tanto da sentirsi "appese" dietro; le pedane sono giustamente distanziate, ampie e morbide, così da eliminare praticamente del tutto le vibrazioni; il portapacchi poi funge anche da maniglione.

Avvertibili le vibrazioni e la rumorosità meccanica, del resto è lo scotto da pagare per avere incastonato nel telaio un bicilindrico da quasi cento cavalli e dal carattere decisamente sportivo...



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