Festeggia il suo decimo compleanno con una conversione, la Honda CBR 999 RR Fireblade: non è una rivoluzione ma un fiotto organico di dettagli che ne rivelano una natura un po' più aggressiva e meno equilibrata rispetto agli ultimi anni. Con questa maschera "robotizzata" addosso, paradossalmente sembra meno perfetta, ma anche più vera...
Estoril - L'assassino torna sempre sul luogo del delitto. E questa volta, forte della propria impunità, lo fa pure con una certa ostentata sfacciataggine.
Il criminale in questione è una femmina, nome d'arte "Lama di fuoco" ma per l'anagrafe più freddamente Honda CBR 900 RR: torna infatti all'Estoril dopo la "svolta" di due anni fa (quando da poco più di 130 CV dichiarati la quadricilindrica Honda balzò ad oltre 150), cioè dieci anni esatti dopo l'esordio della prima Fireblade a Phillip Island, In Australia.
Allora, dall'altra parte del mondo, le sue vittime designate erano le ipersportive dell'epoca, di qualsiasi cilindrata, presenti e assenti, tutte sconfitte d'ufficio dai suoi abbondanti CV e dai suoi pochi chilogrammi, e dalla combinazione di queste due armi. Il bottino ghiotto era il ruolo di "prima della classe", cattiva nella sua invidiabile superiorità, assolta a priori nella sua equilibrata perfezione.
In questo decennio di colpi ne ha segnati altri, facendo valere l'arma geniale dei cocktail azzeccato in cui poco importano le singole dosi dei singoli ingredienti. Colpi meno strabilianti comunque, un po' per l'irruente reazione delle rivali, un po' perché la perfezione, alla lunga, paga il suo prezzo: è prevedibile.
La perfezione della Fireblade indossava la maschera dell'equilibrio razionale e compassato, quello paradossale che può assumere un oggetto in sè e per sè irrazionale quanto una moto, e un'ipersportiva per giunta. Inevitabile che prima o poi, nella mischia delle attuali rivali, si lasciasse sfuggire una nota bizzarra, e questo è avvenuto appunto due anni fa quando hanno fatto la loro comparsa, tra le curve tecniche e insidiose dell'Estoril, una ciclistica più sportiva e ben 16 kW (21,8 CV) di potenza in più rispetto alla versione precedente.
Oggi, di nuovo sul circuito portoghese, ecco il sesto colpo: tra i rigagnoli d'acqua e di fango di una pista devastata dagli agenti atmosferici, tra le solite mal celate rivalità dei tester e le insistenti premure dei tecnici giapponesi, la sesta generazione della Fireblade ha lanciato il contrattacco, rinunciando a un po' dei suo rassicurante equilibrio e lasciando pendere sempre più l'ago della bilancia verso uno spirito sportivo che non le è mai mancato, a dispetto di tanto storico aplomb.
Ma a modo suo. Le cifre suggeriscono già qualcosa: aumentata la cilindrata di 25 cm3 (ora è di 954 cm), rosicchiato il peso di 2 kg e rimpolpata la potenza di 3 kW. Proprio così, perché dietro linee più spigolose di "goldrakiana" memoria si nasconde qualcosa di più di un ritocco superficiale. I tecnici della grande Casa di Hamamatsu hanno messo le mani un po' ovunque: si vede, si sente, si paga (ma non troppo, visti i poco più di 13.000 Euro necessari per acquistarla). Altrove non l'hanno fatto, e forse sarebbe stato meglio sbilanciarsi. Ma la Honda è sempre la Honda.
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