La moto totale secondo Suzuki. Un’eclettica macinatrice di chilometri, che affronta ogni situazione con disinvoltura e grinta.
Nei primi anni ottanta, le enduro monocilindriche di grossa cilindrata stravolsero il mercato italiano. Tra le loro peculiarità, un’adattabilità a percorsi eterogenei, dalle autostrade agli sterrati, dai centri cittadini al misto di montagna, fino ad allora sconosciuta.
Le caratteristiche di questi mezzi (unite all’appeal che le competizioni africane, allora molto seguite dai mezzi di comunicazione, esercitavano presso il grande pubblico) ne favorirono la diffusione, e tantissimi motociclisti, tra cui parecchi rapinatori di banche dallo spiccato senso pratico, si servirono delle varie Honda Paris-Dakar, Kawasaki KLR, Suzuki DR e Yamaha Ténéré (citiamo le più note in rigoroso ordine alfabetico), per le loro poliedriche necessità di spostamento.
Il filone delle enduro stradali ha subìto un’interessante evoluzione negli anni, perdendo lungo il percorso buona parte dell'antica inclinazione al fuoristrada. I cilindri si sono moltiplicati, le carenature si sono estese, le ruote anteriori sono rimpicciolite, i dischi anteriori sono raddoppiati, le sospensioni si sono irrigidite e hanno accorciato la loro escursione.
La Suzuki 650 V-Strom, concessa a Motocorse dall'importatore italiano, è un eloquente esempio di mutazione della specie, e si contende con alcune concorrenti, principalmente l'inossidabile Honda Transalp e l'originale Kawasaki Versys, una sostanziosa fetta di mercato costituita da motociclisti molto attenti alla sostanza, alla praticità nell'uso quotidiano e al prezzo.
Sul cavalletto. La V-Strom è come i suoi proprietari, non ama attirare l'attenzione su di sé. Le colorazioni con cui la moto è proposta al pubblico sono discrete e signorili, adatte a personalità poco inclini all’eccentrico. La distribuzione dei volumi pare lievemente sbilanciata verso l’avantreno, e la DL, piuttosto bassa e quindi facilmente gestibile in manovra da piloti di corporatura minuta, è ben sviluppata longitudinalmente.
Le opinioni del campione di umanità da me interrogato sono discordi. Alcuni farebbero follie per averla; altri la ritengono poco emozionante. C'è chi depreca la pesantezza del codone (che però, diversamente dagli striminziti portatarga applicati su parecchie naked, assolve perfettamente al suo compito di proteggere dagli spruzzi la schiena del pilota o del passeggero); e chi apprezza le linee decise della semicarena.
Può piacere o no, ma la sua personalità estetica la rende inconfondibile.