Ciclistica agile e motore dai "bassi" strepitosi: con una ricetta semplice e gustosa la Hornet 900 centra il concetto di maxi naked e ne conferma la validità. E' versatile e viene offerta a buon prezzo, ma le sospensioni sono migliorabili.
CERTE moto nascono da ricerche di mercato condotte a tavolino, altre sono figlie di intuizioni geniali nate sull'onda dell'emozione. La Hornet 900 sembra una di queste ultime perché è un mix di motore muscoloso e dimensioni compatte, e porta dentro il seme dell'irrazionalità se la si analizza cercando qualche buon motivo per coniugare le prestazioni tipiche delle maxi con una protezione aerodinamica inesistente.
Eppure, leggendo nemmeno troppo fra le righe le informazioni ufficiali che la Honda ha diffuso con l'arrivo di questo nuovo modello, si colgono i segni di uno studio di marketing particolarmente accurato.
Tanto per fare un esempio, la Casa giapponese non nasconde d'aver condotto sondaggi sulle preferenze della clientela (lo fanno tutti, ma pochi lo ammettono chiaramente, preferendo "nascondersi" dietro liriche che parlano di emozioni quando va bene, e di look quando va peggio...), e di aver scoperto che il livello di potenza considerata ideale dagli estimatori delle naked compatte e sportive si attesta fra i 90 e i 110 CV. Il ragionamento non fa una grinza, soprattutto se ai cavallini si accompagna una coppia vigorosa e prontamente erogata ai bassi e ai medi regimi.
Chi è abituato alla guida su strada, in effetti, sa perché nella maggior parte delle situazioni un'ottima erogazione è preferibile alla potenza elevata in assoluto, e di conseguenza riesce a spiegarsi il successo di certe nude a due cilindri che tutti ben conosciamo...
Ora, visto che l'ormai nota Hornet 600 ha raccolto successi di vendita stratosferici e inizialmente non immaginati nemmeno dagli esperti di marketing, proviamo a metterci nei panni di chi si ritrova fra le mani una formula azzeccata e deve migliorarla, spendendo - e chiedendo ai potenziali clienti di spendere - il meno possibile. Cosa sceglieremmo se non di aumentare la potenza prendendo una collaudata base meccanica che già esiste in casa (in questo caso il quadricilindrico della CBR 900 RR dei '98) da adattare allo scopo, e replicando la ciclistica della "piccola" con gli irrobustimenti del caso?
Ecco, la Hornet 900 è nata così, a tavolino, e per di più con materiali "riciclati". Eppure si porta appresso quel pizzico di follia delle nude nate dal genio di un bravo meccanico che ha messo insieme i pezzi trovati in garage. Insomma, una magia tutta giapponese venduta a un prezzo politicamente "furbo", di poco superiore ai 18 milioni di lire.
DESIGN E ALLESTIMENTO
IL PROBLEMA della Hornet 900 è il colpo d'occhio. Cavallo vincente non si cambia, d'accordo, ma il design è troppo simile a quello della 600, e ciò rende la "hornettona" poco distinguibile dalla sorella minore, con la quale per giunta la 900 condivide due scelte cromatiche sulle tre disponibili.
PER RICONOSCERLA, quindi, si deve essere esperti dei ramo e notare che la sezione posteriore è ben diversa, contraddistinta da una coppia di silenziatori rialzati e protetti da una piastra paracalore lucidata (la 600 ne ha uno soltanto) nonché da un codone più filante, sui fianchi dei quale è riportata, in cifre piccoline, la cilindrata.
All'osservazione attenta, anche il serbatoio rivela differenze: sotto le linee più tese e tormentate si nasconde una maggior capacità (19 litri, contro i 16 della 600). La parte anteriore, infine, si distingue per il rivestimento nero opaco della strumentazione e per il gruppo ottico, con parabola a superficie complessa e "vetro" non lavorato. E inoltre impossibile, per un appassionato, non notare le pinze anteriori a quattro pistoncini, derivate da quelle della Fireblade del 1996.
Una discreta dotazione
FACILE da rimuovere (la serratura della chiave è sul codone), un po' meno da rimontare, la sella nasconde un vano portaoggetti di sufficiente capienza, provvisto di elastici per fermare i documenti e pure di un alloggiamento su misura per il lucchettone a U disponibile come optional.
Non mancano neppure gli appigli che consentono di "parcheggiare" sotto chiave una coppia di caschi, né un paio di ganci fermacasco; questi ultimi sono di tipo estraibile, solidali alla sella: è lo scotto da pagare per l'effetto scenico dei silenziatori rialzati.
Da sportiva qual è, la "hornettona" si prende la licenza di non disporre dei cavalletto centrale, potenziale nemico delle capacità di inclinazione. Comunque sia, anche l'utile accessorio fa parte della lista degli optional quindi volendo (e mettendo mano al portafogli), si può rimediare alla mancanza.
Come altre maxi Honda, infine, la Hornet 900 dispone dell'immobilizer HISS, che subordina l'avviamento dei motore al riconoscimento della chiave codificata. Lo si attiva a contatto inserito, schiacciando un pulsantino sul cruscotto.
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