Un'estetica rivoluzionaria che affascina ancora oggi
Ho gia' esternato la mia scarsa simpatia per il Giappone, ma voglio rassicurare i miei lettori e soprattutto tutti gli abitanti di quel lontano Paese, che non si tratta di razzismo oppure di nippofobia: e' solo una questione di gusti e di cultura... Sushi contro tagliatelle ai ragu', Morini contro Honda, Mozart contro il teatro Kabuchi.
Ci sono pero' doverose eccezioni. Ad esempio la Honda 50 quattro tempi bialbero che adoro oltre ogni logica e che non ha un equivalente nella produzione europea e, soprattutto, i telefilm nei quali Ito Ogami spettacolare samurai maestro di arti marziali, combatteva lotte senza quartiere nel Giappone medievale, proteggendo il figlio, il piccolo Daigoro, che trascinava in una carrozzina di foggia naturalmente medievale. Riuscivo a stare sveglio fino ad orari impossibili per seguire queste avventurose puntate, ed ero arrivato a far orientare l'antenna televisiva di casa pur di seguirlo anche su emittenti minori.
L'attore che impersonava Ito Ogami e' morto di recente e quindi la serie e finita, credo per sempre; nessun trauma per la "gente normale", ovvero per gli amanti di Frizzi e della Parietti, ma per i tanti "Itomani" la perdita e' grave. Chiedo a tutti i possessori di videocassette di Ogami una copia per la mia cineteca. Grazie.
Restando sempre in tema di Sol Levante, la Katana era la spada dei Samurai che, mi assicura un ben documentato collega filoorientale, andava sguainata solo per motivi validissimi, diciamo dalla decapitazione in su. lo preferisco senza dubbio Brancaleone da Norcia che la spada la sguainava a sproposito, magari per tagliare una fetta di pecorino. Forse e' questa la spiegazione: i Giapponesi mi sembrano terribilmente seri e persino acritici, meglio un approssimativo italiano, direbbe il solito semplificatore, ma...
Gia' i "ma" sono tanti: ad esempio spiegatemi perché le Case giapponesi, cosi' brave a proporre meccaniche sofisticatissime fin dalla fine degli anni Sessanta, hanno impiegato lustri per offrire al pubblico una ciclistica decente in pista come su strada. Forse anche in Giappone hanno la loro dose di pressapochismo. Fosse vero, mi sentirei davvero sollevato.
Le loro belle "cappelle" i Giapponesi le hanno sempre fatte, e poi, con le recenti maxi bicilindriche, hanno fatto capire che le idee vengono anche dalla vecchia Europa; per non parlare poi delle tante (troppe) Harley - replica approntate per conquistare i motociclisti americani. Insomma, parlando di moto, anche noi "non giapponesi" abbiamo ancora parecchio da dire, e spero cio' avvenga anche nel futuro.
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