L'atelier bergamasco ci ha fatto provare la Honda CBR900RR portata al terzo posto dell'Europeo Superstock da Mark Heckles
CBR900RR stradale
Una supersportiva troppo spesso snobbata dagli appassionati più sportivi a causa della sua tradizionale versatilità Honda (che non piace molto ai "duri e puri"), per una potenza leggermente inferiore alle rivali e forse per una linea non così accattivante quanto le analoghe proposte di Suzuki e Yamaha. Snobbata a torto, se volete la mia opinione, perché la comodità non è mai disprezzabile, specialmente se non va a scapito dell'efficacia nella guida sportiva.
Su strada la Cibierrona è probabilmente quanto di più valido si possa trovare nella categoria delle maxi se l'uso che se ne fa non si limita ai passi di montagna: arriva ad essere tollerabilmente comoda anche nei trasferimenti autostradali, quando la pressione dell'aria in velocità toglie il carico dai polsi - unici appunti, un livello di vibrazioni sulle pedane un po' troppo elevato e un'autonomia un po' limitata che costringe a numerose soste, specie se si cede alla tentazione di sfruttare un po' la meccanica.
Parliamoci comunque chiaro: la 900RR non è certo una moto da turismo, e concede il meglio di sé nella guida sportiva, sia su strada che - entro certi limiti - in pista. Su strada si ha modo di apprezzare la regolarità del motore, che pur se leggermente povero di "schiena" ai regimi più bassi (difetto tutto sommato tollerabile, in fondo stiamo parlando del più piccolo in termini di cubatura fra i propulsori "maxi") offre comunque una regolarità esemplare e una spinta più che soddisfacente agli alti: difficile che sulle strade aperte al traffico si possa realmente sfruttare tutto il potenziale del quadricilindrico Honda, figuriamoci pretendere di più. La ciclistica è sempre all'altezza della situazione: l'avantreno non è rapidissimo nella discesa in piega ma "sostiene" sempre, dando una certa sicurezza anche quando si va a sfruttare la luce a terra concessa dalla CBR una volta rimossi i piolini di sicurezza dalle pedane. I freni, poi, non deludono davvero mai né per prontezza né per progressività, richiedendo anzi una certa attenzione su fondi non perfetti alle velocità più basse.
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