Prova in pista: Ducati 996 2001

Incredibile Ducati 996! A distanza di sette anni dalla sua apparizione sul mercato (come 916), riesce ancora ad emozionare ogni volta che si sale in sella. Come il vino buono, migliora con l'età, ereditando anno dopo anno le modifiche apportate alla versione "cattiva" dell'anno precedente (ovvero 996SPS) che a sua volta attinge direttamente dalle esperienze del reparto corse. Nessuno stupore, quindi, per la comparsa dell'ammortizzatore Ohlins al retrotreno e per il trattamento TIN che risplende sugli steli della forcella. Modifiche da poco, ma che bastano per tenere, anno dopo anno, la 996 al livello delle dirette concorrenti.

Aspettando il travaso delle meraviglie provate sulla 996R alla versione per comuni mortali...

Varano de Melegari, circuito stretto e tortuoso, non è certo l'ideale per un ripasso delle doti dinamiche della Ducatona, ma la 996 non risulta troppo a disagio nemmeno sullo stretto, aiutata da un granitico avantreno che permette di osare anche sulle curve lente (dove risulta difficile tenere in trazione la ruota posteriore) e da un motore ormai perfetto per fluidità d'erogazione, capace di togliere d'impaccio in ogni occasione. L'impegno fisico richiesto è elevato per gli standard attuali, ma fa piacere rendersi conto che, se si è disposti a fare un po' di fatica - e magari a giocare un po' con le regolazioni ciclistiche, tenere nel mirino le concorrenti più recenti non è affatto impossibile.

La prova in pista, purtroppo, si è svolta in condizioni meteo sfavorevoli: vento e temperatura intorno ai 10 gradi non vanno molto d'accordo con le Pilot Sport di primo equipaggiamento, impedendo qualsiasi velleità di saggiare l'efficacia delle rinnovate sospensioni. Facile però confermare gli storici pregi della bicilindrica quattro valvole di Borgo Panigale: stabilità, impostazione di guida, impianto frenante.

La posizione in sella, pur essendo un martirio su strada, in pista permette di giocare a piacimento con il peso del corpo: gli avambracci trovano nel serbatoio un ancoraggio perfetto in piega, e sia pure con una certa fatica - specie nello stretto, dove gli spostamenti del corpo devono essere fulminei - si riesce a giocare a piacimento con il proprio peso.
Per strada, ovviamente, ogni minima irregolarità dell'asfalto sollecita duramente i polsi, e la posizione di guida, molto caricata sull'avantreno e piuttosto distesa in relazione alla concorrenza, affatica precocemente specie se il ritmo non è sufficientemente elevato da far dimenticare la scomodità.

Per quanto riguarda la stabilità, difficile trovare qualcosa di più sincero e comunicativo a centro curva. Una volta inserita in piega, infatti, la 996 trasmette una sensazione di sicurezza incredibile, pur rendendo impegnative le variazioni della traiettoria impostata. Stabilità che emerge anche in staccata: richiamando i freni la decelerazione è davvero furibonda, e pur non raggiungendo in prontezza e potenza i nuovi impianti a quattro pastiglie si difende molto bene, mostrando una certa resistenza alla fatica e una potenza all'altezza delle concorrenza.

Difetti? Ci sono, anche se "difetti" è una parola pesante. Dopo aver provato la "R", infatti, la 996 standard appare un po' spompata in alto - certo, la 996S dispone di ben altra cavalleria, ma dopotutto la 996 "base" costa una cifra che giustificherebbe l'uso del propulsore ex-SPS. Ducati, per l'anno prossimo che ne dite di passare il propulsore della 996S sulla versione "normale" e di estendere il testastretta - magari un pelo addolcito - alla versione "S", senza ritoccare troppo i prezzi delle due versioni inferiori?

E già che ci siete, magari, fate la stessa cosa con quei gioielli di Brembo a quattro pastiglie, così la 996 continuerà a potersi battere con qualsiasi concorrente anche nella versione standard. A meno che il salone di Milano non ci riservi qualche sorpresa...

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