Iperprova: Aprilia RST Futura

In Prove moto

30 marzo 2001
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Estetica e funzionalita'

Inconfondibile, la RST: spigoli, linee tese come sciabolate, profonde scanalature longitudinali, tagli netti che si aprono sui fianchi della carena lasciando intrave dere le ventole dell’impianto di raffreddamento. E poi una coda alta, larga, tanto sporgente da mangiare la sagoma della ruota motrice e tanto vistosa da rubare la scena al pur pregevole monobraccio in alluminio della sospensione posteriore.

Insomma, il pieno domina sul vuoto e la Futura, nonostante il cupolino affusolato e decisamente proteso in avanti, nella vista laterale appare piuttosto tozza. In compenso riguadagna aggressività se osservata di tre quarti anteriore o posteriore; nel primo caso si gode della vista del complesso e originale gruppo ottico, mentre nel secondo salta all’occhio uno dei particolari più rappresentativi dell’attento studio ergonomico svolto a Noale.

Ci riferiamo al silenziatore di scarico, unico, centrale, praticamente inglobato nella sagoma del codone (e questo vale a spiegare il perché degli abbondanti volumi di detto elemento) e sovrastato dal gruppo ottico che integra gli indicatori di direzione. A parte il bell’impatto visivo, questa soluzione ha permesso l’ottimale sistemazione delle pedane del passeggero (svincolate da interferenze con l’impianto di scarico e con i relativi supporti) e l’agevole posizionamento delle borse coordinate disponibili come optional. Per contro ha limitato drasticamente lo spazio disponibile per il portaoggetti, dove è possibile riporre soltanto la trousse di attrezzi e i documenti; per accedervi si deve rimuovere la sella, sbloccandola da una serratura posta all’interno del cupolino e funzionante con la chiave di contatto.

Assieme alla sella si rimuovono anche i fianchetti, ad essa solidali, e questo rende la successiva operazione di rimontaggio un po’ laboriosa. Dato che sotto la sella, proprio come sulla RSV Mille, è presente il cavetto estraibile d’acciaio che funge da appendicasco, con il problema si ha a che fare abbastanza spesso.


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