La bicilindrica al top della gamma sportiva Honda preparata per scendere in pista dallo specialista inglese Harris
Foto Mark Wernham, traduzione di Edoardo Licciardello
Quando leggete il test di una moto da corsa sapete bene che chi stende l'articolo passerà la maggior parte del suo tempo a far notare quanto la moto in versione racing sia migliore di quella stradale, così come è giusto che sia. In questo caso, tuttavia, vista in ottica di gare, la Honda Harris SP-1 è partita piuttosto in ritardo di preparazione, e si è trovata a dover recuperare. La moto in prova è quella di Sean Emmett: interessante il fatto che guidando le moto da corsa, dal loro assetto si ottiene anche uno spaccato dello stile di guida e del modo di intendere le corse del pilota che le porta in gara.
Ma partiamo dall'inizio: fate finta di essere un team manager, la FIM annuncia che nel 2002 il regolamento cambierà e nella Superbike tutti avranno a disposizione moto "kit", e nessuno potrà quindi più schierare mezzi ufficiali. Pensandoci bene, sembra perfettamente logico cercare di anticipare la concorrenza cominciando a sviluppare la moto kit con due anni di anticipo.
Una moto "kit" altro non è se non una moto allestita con parti speciali fornite dalla casa costruttrice. Pezzi speciali che chiunque può acquistare, e che rendono una moto privata molto più veloce ma non tanto quanto una ufficiale, che a sua volta monta parti solitamente ancora più leggere, prestanti e robuste. Potete già immaginarvi il risultato: rispetto alla SPW di Colin Edwards la moto schierata da Harris è meno potente e leggermente più pesante. Niente di grave, se non fosse che la FIM ha fatto dietro-front un'altra volta. Si alle moto ufficiali, niente più obbligo di fornire kit ai privati.
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