Prova: Aprilia Pegaso Cube 1999

E' oramai una granturismo a tutti gli effetti: versatile e con un motore dalle grandi prestazioni

PEGASO era una creatura mitica, un velocissimo cavallo alato. Con un nome così impegnativo l'enduro stradale monocilindrica realizzata dall'Aprilia, non avrebbe certamente potuto permettersi di sfoggiare prestazioni poco allettanti. In perfetta sintonia con l'anima aggressiva di ogni mezzo a due ruote che esca dalla Casa di Noale, anche la Pegaso dimostra disponibilità di potenza e di coppia più che rispettabili.

I numeri parlano chiaro: oltre 170 km/h di velocità massima, accelerazione sui 400 metri da fermo in meno di tredici secondi e mezzo.

Insomma, nella rosa delle sue più dirette concorrenti, questa enduro monocilindrica italiana - che monta tuttavia un propulsore di origini austriache… - appare come una fra le più votate all'impiego stradale: elegante nelle finiture così come nella guida, predilige il turismo a lungo raggio alle uscite domenicali su strade sterrate.

Regina nei veloci trasferimenti autostradali, forte del comfort e delle prestazioni che sa offrire, rimane divertente anche sul misto: tra curve e tornanti la ciclistica incontra i suoi limiti soltanto in quei tortuosi percorsi che non possono assecondare la sua predilezione per una guida fluida e armoniosa.

L'imponenza del suo aspetto si dimostra tale solo nei percorsi cittadini, dove l'ingombro delle preziose motovaligie la rende poco maneggevole nel traffico, e alla prova in fuoristrada, dove la Pegaso paga il prezzo di un peso e di un'impostazione troppo schiettamente stradali.

Comunque, per l'accuratezza con cui sono stati curati tutti i dettagli, dalle linee al cruscotto, 12.350.000 lire meritano di essere spesi.
ESTETICA ED EQUIPAGGIAMENTO

SNELLA e agile come si conviene ad una monocilindrica, l'Aprilia Pegaso Cube 650 è comunque imponente nelle dimensioni: il paradosso è risolto dal generoso serbatoio, voluminoso ma anche profondamente scavato sui fianchi, armoniosamente collegato alla semicarenatura e con essa al compatto cupolino in plexiglass fumé.

Lo stesso imponente impatto visivo viene anche dalla parte posteriore, dominata da un'ampia sella a due piani nonché da una coppia di silenziatori gemelli, tanto che, anche in assenza del set di motovaligie dedicate, che rientrano nel catalogo degli accessori after market disponibili, l'attitudine al turismo a lungo raggio di questa moto diventa evidente.

Di enduristico, dunque, la Pegaso Cube mantiene soltanto l'impostazione generale, perché i dettagli appartengono piuttosto al rango delle moto stradali persino sofisticate. Gli accorgimenti estetici si sprecano: il gruppo ottico anteriore è perfettemente a filo del cupolino, gli indicatori di direzione sono applicati direttamente sui fianchi della carenatura anziché essere sostenuti da supporti e il parafango anteriore fascia perfettamente gli steli della forcella.

Le stesse dotazioni funzionali non mancano di ricercate raffinatezze: i paramani, per esempio, tipici accessori di origine fuoristradistica, sono verniciati in tinta con la carrozzeria e lo stesso portapacchi ha il profilo allineato con quello della sella, per non parlare poi del serbatoio che, al di là delle sue linee eleganti, può vantare ben ventidue litri di capacità assicurando così una considerevole autonomia di viaggio.

Ma il vero tocco di classe è rappresentato dal cruscotto: un'elegante plancia in alluminio fa da supporto ad una strumentazione proprio completa. Tachimetro, contagiri e termometro del liquido di raffreddamento, a cifre gialle su fondo nero, così come le spie, tutte raggruppate sulla sinistra, sono piacevoli da consultare e ben leggibili.
PROFILO TECNICO

FIORE all'occhiello dell'Aprilia Pegaso Cube è sicuramente il suo raffinato propulsore monocilindrico di 650 cm3, che vanta l'esclusivo sistema di distribuzione bialbero a camme in testa con cinque valvole radiali. Prodotto dall'industria austriaca Rotax, questo motore è raffreddato a liquido e adotta un circuito di lubrificazione a carter secco che permette quel notevole contenimento delle dimensioni che fa della Pegaso un'enduro stradale ben più snella e agile delle sue concorrenti bicilindriche, proprio come si conviene ad una off-road di tutto rispetto.

In realtà, così come il design, anche le soluzioni tecniche adottate dalla Casa di Noale per questa monocilindrica hanno il sapore di un azzeccato compromesso: la Pegaso, infatti, è sì un'enduro ma è stata progettata per un uso prevalentemente stradale, tanto che per la ciclistica è stata adottata una splendida soluzione mista, costituita da un doppio trave discendente in alluminio combinato ad una sezione anteriore scatolata in acciaio che funge anche da serbatoio per il lubrificante.

Sintomatica, d'altra parte, è la scelta delle stesse coperture di notevole diametro (100/90x19" all'avantreno, 130/80x17" al retrotreno), dal battistrada di disegno più adatto all'asfalto che allo sterrato vero e proprio.

Forcella a steli rovesciati all'avantreno e forcellone oscillante con monoammortizzatore idraulico dalla taratura soffice e l'escursione generosa al retrotreno assecondano meglio i percorsi stradali veloci piuttosto che gli inserimenti rapidi del misto più tormentato.

Insomma, la filosofia di progettazione della Pegaso suggerisce una predilezione per la guida dolce e armoniosa. La risposta dell'impianto frenante, comunque, è soddisfacente, e in quanto a spazi di arresto la Pegaso è paragonabile a una stradale pura. Tuttavia il disco anteriore, proprio per via della vivacità delle sue risposte, nelle staccate più decise può causare lo svergolamento della forcella.
SU STRADA E IN AUTOSTRADA

APPARTERRÀ anche alla categoria delle enduro, ma l'Aprilia Pegaso Cube 650 è senza dubbio la regina dei trasferimenti autostradali: la posizione di guida è confortevole, nascosta dietro un protettivo cupolino, accolta da una sella ampia e comoda, nonché protetta dalle sconnessioni del fondo stradale da sopensioni morbide.

Il tutto con la possibilità di volare con naturalezza verso una velocità massima effettiva di oltre 170 km/h, raggiunti grazie ai suoi quasi 45 CV (33 kW), espressi al regime, nemmeno troppo elevato, di 6500 giri. A queste velocità solo la presenza delle borse laterali e del bauletto posteriore può indurre una certa tendenza dell'avantreno ad alleggerirsi, rimediabile con un'opportuna regolazione del comando del precarico dell'ammortizzatore posteriore.

Potenza e coppia non vengono comunque mai erogate con nervosismo: la Pegaso, nonostante i numeri, non dimostra mai il carattere intrattabile proprio delle vere sportive e somministra la sua forza sempre in maniera regolare e progressiva. Così, anche nella guida brillante sul misto, l'enduro di Noale sa regalare vere emozioni: il battistrada semitassellato adottato per le coperture riesce comunque ad offrire un grip eccellente per l'uso stradale e la ciclistica asseconda curve e tornanti, incurante di quelle irregolarità del fondo stradale che diventano invece fastidiose con una moto più apertamente stradale.

Il manubrio ampio permette il massimo controllo in tutte le situazioni, e solo nei repentini cambi di direzione si può avvertire una leggera oscillazione della forcella: è meglio quindi, per gustare appieno la rassicurante tenuta al limite offerta da ciclistica e sospensioni, adottare una guida il più possibile elegante.

In città, per il naturale equilibrio della ciclistica alle basse velocità e per il funzionamento brillante ma sempre regolare del propulsore, la Pegaso diventa davvero facile da guidare, complici un cambio molto dolce ed intuitivo ed una frizione sempre facilmente modulabile e progressiva allo stacco. Il solo fattore limitante è costituito dagli ingombri: l'eventuale presenza del kit di borse costringe, almeno nei percorsi urbani, a prestare molta attenzione quando si tenta di sgusciare tra le auto.

Curiosamente rimane ultima la sua attitudine alle strade sterrate: nonostante le prestazioni brillanti dimostrate dal suo propulsore e soprattutto l'altezza non eccessiva della sella dal suolo, caratteristica utile per trarsi d'impaccio nelle situazioni più complicate, la Pegaso si dimostra troppo pesante e troppo caricata sull'avantreno per poter competere in maneggevolezza con le sue più specialistiche concorrenti.

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