Prova: Kawasaki ZRX1100

Provata su strada ed in pista la maxi naked di Akashi

IL FASCINO della linea retrò, con la meccanica lasciata ben in vista per via dell'assenza della carenatura, ma pure le prestazioni elevate, le piacevoli qualità di guida e una buona dose di poliedricità, hanno determinato una notevole crescita di interesse per le nude.

Motociclette, queste, esteticamente ispirate alla produzione degli anni '70 e '80, ma frutto di una progettazione moderna e dunque "condite" con soluzioni tecnologiche ovviamente al passo coi tempi.

La Kawasaki ZRX 1100, per esempio, non nasconde la sua ideale discendenza dalla serie GPZ di una ventina d'anni fa: l'impronta stilistica determinata dalle linee squadrate del serbatoio e del codone è la medesima, anche se gli stilisti hanno reinterpretato le sovrastrutture in chiave moderna.

Al passo coi tempi anche per quanto riguarda il propulsore, la ciclistica e la raffinata componentistica tecnica, la ZRX si propone come veicolo ideale per chi apprezza la guida sportiva, ma non vuole rinunciare all'uso in coppia, e soprattutto desidera una motocicletta dalla linea libera dai condizionamenti delle mode del momento. Una sorta di "classico moderno", insomma.
ESTETICA ED EQUIPAGGIAMENTO

UN GROSSO serbatoio squadrato e un codone largo, schiacciato e "sparato" verso l'alto. A unirli, due fianchetti compattissimi. La carrozzeria della ZRX è costituita da pochi ed essenziali elementi. Il resto della scena è per la meccanica, tanto ben curata e rifinita da far girare la testa agli appassionati del genere.

Il ruolo di protagonista spetta al classico propulsore a quattro cilindri in linea, verniciato in nero profondo e impreziosito da numerosi particolari lucidati, che alleggeriscono la vista d'insieme. Fra questi, spiccano il coperchio delle punterie e la finta alettatura dei cilindri (per inciso, il raffreddamento è a liquido, come testimonia la presenza dell'ampio radiatore).

Non manca un aggressivo impianto di scarico 4-in-1 con collettori nero opaco e un voluminoso silenziatore color alluminio, dall'andamento molto rialzato per favorire le possibilità di inclinazione in curva e al tempo stesso lasciare in vista il forcellone provvisto di una capriata inferiore di rinforzo.

Questa soluzione "toglie spazio" al cavalletto centrale, sicché la ZRX, proprio come le sportive pure, è provvista della sola stampella laterale, peraltro funzionale e facilmente azionabile stando in sella.

Alla caratterizzazione retrò provvedono pure il faro tondo, l'ampio e scavato sellone, dalla superficie finemente impunturata, e la strumentazione. Quest'ultima ha un'impostazione decisamente tradizionale e contempla la classica coppia di strumenti, il tachimetro e il contagiri, alloggiati in un paio di splendidi barilotti cromati; fra i due elementi, oltre alla canonica dotazione di spie di servizio, c'è l'indicatore di livello del carburante.

La cura costruttiva della ZRX è notevole anche per ciò che riguarda le verniciature, le finiture e i particolari funzionali secondari, fra i quali meritano di essere citate le splendide piastre traforate attigue alle pedane del pilota, oppure i supporti lucidati che sorreggono i poggiapiedi del passeggero.
PROFILO TECNICO

IL PROPULSORE della ZRX è un classico della scuola giapponese, e segue l'architettura che ha determinato il successo dei Costruttori del Sol Levante (Kawasaki in testa…): è infatti un quattro cilindri in linea. Ha una cilindrata effettiva di 1052,461 cm3, è alimentato a carburatori e raffreddato a liquido. Provvisto di distribuzione a doppio albero a camme in testa con quattro valvole per cilindro, è accoppiato a un cambio a cinque marce.

Per accordare quest'unità alle caratteristiche dinamiche e "filosofiche" della ZRX, i progettisti della Kawasaki hanno preferito rinunciare al conseguimento di valori di potenza da record, in favore di un'elevata trattabilità e di una rilevante ricchezza di coppia ai medi e bassi regimi. In termini assoluti, comunque, quello della maxi-naked Kawasaki resta un propulsore molto potente, dato che la Casa dichiara la bellezza di 78 kW/106 CV al regime, relativamente contenuto, di 8700 giri.

Come si conviene a una motocicletta dall'impostazione classica, la ZRX è basata su un telaio a doppia culla continua in tubi d'acciaio, che dal punto di vista del design ricorda molto da vicino quello delle maximoto di molti anni fa, ma che, essendo progettato col supporto delle attuali tecnologie, garantisce elevatissime caratteristiche di rigidità. Più che la tradizionale forcella con steli di rilevante diametro, al reparto sospensioni si fa notare la vistosa coppia di ammortizzatori oleopneumatici con serbatoio separato. Di estrazione sportiva pure l'impianto frenante, che contempla una coppia di dischi di 310 mm Ø all'avantreno e un disco singolo di 250 mm al retrotreno.

Per quanto riguarda le ruote, infine, la Kawasaki ZRX 1100 segue la soluzione che è ormai universalmente acquisita come standard della produzione sportiva stradale, e dunque monta una coppia di cerchi di 17", guarniti di coperture di sezione alquanto generosa (120/70 all'avantreno e 170/60 al retrotreno).
SU STRADA E IN PISTA

DALLA ZRX 1100 è lecito attendersi un comportamento brillante, e le aspettative non vengono deluse visto che il generoso quadricilindrico che la equipaggia è in grado di esprimere 77,05 kW/104,79 CV alla ruota a 9000 giri, supportati da una coppia massima pari a ben 94,56 Nm/9,6 kgm a 7000 giri.

Numeri che si traducono in risultati notevoli in accelerazione e in ripresa, perché i 400 metri da fermo vengono coperti in poco più di 11 secondi con velocità di uscita di oltre 193 km/h effettivi, mentre la stessa base percorsa in quinta marcia, con velocità d'ingresso di 50 km/h, viene "bruciata" in 12"90, trascorsi i quali la ZRX già fila a 173 km/h effettivi.

Tali risultati cronometrici aiutano a descrivere il carattere della grossa quadricilindrica giapponese, che si lascia condurre in souplesse grazie alla regolarità dell'erogazione (in quinta marcia è possibile riprendere senza rifiuti da regimi prossimi al minimo!) e all'immediata disponibilità di "birra". Qualità che permettono di ridurre al minimo il ricorso al cambio e di avere sempre a disposizione un'invidiabile riserva di potenza già a partire da regimi di rotazione molto ridotti.

Sulla base di queste considerazioni, è evidente che la ZRX è una moto da godere soprattutto sui tracciati misto-veloci, ove si può contare sull'elevata precisione dell'avantreno, sulla ben misurata risposta della sospensione posteriore e sull'eccellente comportamento dell'impianto frenante.

Quest'ultimo, per essere sfruttato a fondo, meriterebbe però una forcella dall'affondamento più controllato, in grado di eliminare gli affondamenti eccessivi e le conseguenti fastidiose variazioni di carico che si verificano nelle staccate più decise. Ma non si pensi che la ZRX abbia un assetto poco preciso, perché è in grado di dare grandi soddisfazioni anche in pista, seppur imponendo di fare i conti con un peso non trascurabile che limita un po' l'agilità nei tracciati più tormentati.

Il suo regno, comunque, resta la strada: l'impostazione di guida, che offre un'abitabilità elevata, pedane ben posizionate (non impongono una piega innaturale alle gambe) e soprattutto un manubrio rialzato in grado di stemperare gli effetti del peso nei percorsi più tortuosi come in città, consente un ottimo controllo della situazione e non si rivela affatto affaticante. Inoltre la ZRX si adatta all'uso a due, perché il passeggero ha a disposizione una porzione di sella ampia e ben imbottita, una coppia di maniglie alle quali aggrapparsi e pedane che - seppure piuttosto alte - sono infinitamente più comode di quelle della totalità delle sportive in circolazione.

Data la buona efficacia delle sospensioni nell'assorbire le asperità, il trascurabile livello delle vibrazioni e la piacevole dolcezza dei comandi, questa Kawasaki si merita un buon giudizio sotto il profilo del comfort e potrebbe rivelarsi - anche considerata la generosità del propulsore - adatta anche al turismo a lungo raggio.

Il limite in questo senso, però, è congenito e deriva dalla totale assenza di protezione aerodinamica: la potenza a disposizione permette di raggiungere in un soffio andature elevatissime e la ciclistica resta precisa sino alla massima velocità (a proposito: corrisponde a 230,35 km/h effettivi). Tuttavia, se i limiti imposti dal Codice non dovessero bastare a frenare certi istinti, sarà la pressione dell'aria sul busto e sul casco del pilota a impedire di segnare medie elevate nei lunghi trasferimenti autostradali.

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