Prova: Aprilia RS250 1999

Quando David sconfisse Golia, ovvero come divertirsi su strada ed in pista con una sessantina di cavalli...

PENSANDO a una moto che si possa definire un "animale" da pista si è portati ad immaginare una maxi sportiva a quattro tempi, generosamente gommata e con una grintosa carena in vetroresina.

In verità sono sufficienti pochi ingredienti sapientemente miscelati per dar vita ad una race replica pura, che poco concede al superfluo ma tanto sa regalare in termini di prestazioni e, soprattutto, soddisfazioni per il pilota. L'oggetto del desiderio in questo caso si chiama Aprilia RS 250: una moto potente (in relazione alla cilindrata), dotata di una ciclistica solida e capace, se guidata nel modo giusto, di far passare un brutto quarto d'ora a più di una supersportiva.

ESTETICA ED EQUIPAGGIAMENTO

LA RS 250 è una validissima dimostrazione di come sia possibile applicare i miglioramenti studiati per le moto da gara ad un modello omologato per circolare su strada.

Lo splendido telaio in alluminio a doppio trave diagonale mostra saldature molto curate e superfici gradevolmente lucidate.

Aggiungendo a questo pedane in lega leggera dotate di supporti alleggeriti, comandi a pedale altrettanto curati ed un forcellone che da solo è un'opera d'arte, è facile comprendere perché già a primo impatto si percepisce una qualità sopra la media nella realizzazione delle finiture.

Il forcellone, di forma asimmetrica, è conformato a banana sul lato destro per consentire il passaggio dei terminali di scarico affiancati, mentre sul lato sinistro è presente una capriata di rinforzo.La vista posteriore è molto grintosa grazie anche al codone largo a goccia, che accoglie al suo interno un vano portaoggetti dove può trovare posto il piccolo strapuntino in gomma destinato al passeggero, facilmente asportabile per la guida in pista.
In configurazione monoposto, risalta ancora di più la grinta della livrea nera, interrotta solo dalla verniciatura argento della zona della sella. Livrea che snellisce ulteriormente, casomai ce ne fosse bisogno, la zona centrale della moto, dominata dal serbatoio nero, lucidissimo, adeguatamente svasato per meglio permettere l'inserimento del pilota: c'è spazio per le gambe, le braccia e persino per il casco quando si è chinati dietro al cupolino per cercare la posizione aerodinamicamente più favorevole.

Il cupolino, ampio e appiattito per conferire grinta al frontale, è dotato di parabrezza bombato nella parte centrale. La parte anteriore è impreziosita dalla presa d'aria sul lato destro e dal faro che ospita una doppia lampada polifocale, peraltro molto efficace. Completa e precisa la strumentazione, dal design votato alla praticità e alla facilità di consultazione.

Il contagiri è analogico, ospita le spie dell'olio e del fuorigiri (programmabile) ed è affiancato da due display a cristalli liquidi: quello di sinistra ospita un tachimetro digitale, dotato di cifre ben leggibili, mentre a destra è a disposizione un computer multifunzione.

Informazioni quali velocità media, massima, orologio e temperatura sono facilmente accessibili, così come è possibile sfruttare la funzione di cronometro per acquisire ben 40 tempi sul giro, memorizzabili agendo sul pulsante che solitamente è destinato al lampeggio. La qualità dei blocchetti è nella media della produzione di serie.
PROFILO TECNICO

L'IMPRESSIONE di estrema compattezza e leggerezza della RS 250 viene confermata all'atto della verifica delle quote ciclistiche: con un interasse di 1365 mm, un'avancorsa di 102 mm e un peso a secco di 140 kg si è certi di avere a che fare con un mezzo estremamente agile.

A queste caratteristiche si aggiunge un propulsore a due tempi bicilindrico a V di 90° di fabbricazione Suzuki, raffreddato a liquido e con induzione a valvola lamellare. L'avviamento a pedale non compromette la facilità d'uso del mezzo in quanto il motore è sempre pronto all'avviamento, specie se aiutato dallo starter per le partenze a freddo.

L'elettronica gioca un ruolo fondamentale nella gestione del propulsore: sullo scarico e sui carburatori sono presenti valvole parzializzatrici regolate da una centralina e l'accensione è ad anticipo variabile. I rapporti scelti per il cambio contemplano una prima lunga e le successive cinque marce in regolare avvicinamento.

I tecnici Aprilia sono così riusciti ad ottenere un propulsore di 250 cm3 grintoso agli alti regimi e regolare ai bassi, capace di fornire 48 kW/65 CV effettivi alla ruota a fronte di un valore di coppia massima di 41 Nm/4,2 kgm a 8000 giri (dati dichiarati). Questo potenziale riesce ad essere scaricato a terra grazie ad una ciclistica estremamente comunicativa, nata attorno al telaio di cui abbiamo già decantato le doti estetiche.

Anche funzionalmente si trova poco da obiettare al doppio trave diagonale a sezione differenziata. Benché concepito per la produzione in serie, ha caratteristiche di rigidità torsionale paragonabile a quello della 250 GP, dote molto apprezzata nella guida sportiva. La forcella upside-down è un'unità Showa con steli di 41mm di diametro, dotata di idraulica regolabile in compressione, estensione e precarico.

Al posteriore agisce invece un monoammortizzatore a gas con serbatoio separato montato su articolazione progressiva, regolabile in estensione, compressione, precarico ed interasse. L'impianto frenante Brembo è costituito all'anteriore da doppio disco flottante di 298 mm di diametro con pinza a 4 pistoncini e al posteriore da disco singolo di 220 mm di diametro e pinza a 2 pistoncini contrapposti.

I cerchi in lega sono progettati appositamente nell'intento di contenere il peso, ed ospitano pneumatici da 120/60 e 150/60, calettati su cerchi da 17" con canale rispettivamente di 3,50" e 4,50".
SU STRADA E IN PISTA

L'INSERIMENTO del pilota è prevalentemente volto a favorire la guida in pista: pedane alte ed arretrate, sella stretta, busto proteso in avanti e gambe a stringere il serbatoio. D'altro canto il manubrio abbastanza ampio e moderatamente spiovente, pur imponendo un carico percettibile su braccia e polsi, consente un certo sollievo nella guida stradale, coadiuvato da una distanza manubrio-sella adeguata.

Certo è che un pilota di statura superiore alla media dovrà scendere a compromessi con interferenze tra gomiti e ginocchia, ma è il prezzo da pagare per una impostazione che, se da un lato richiede adattamento anche per quel che riguarda la guida turistica o il trasporto del passeggero, ripaga ampiamente nella guida veloce.

Il comfort in città è accettabile, grazie alla docilità del propulsore (regolare a partire dai 3000 giri) e alla taratura standard delle sospensioni. Inoltre il peso ridotto ed un diametro di sterzata ragionevole per una stradale consentono di potersi divincolare nel traffico senza troppe sofferenze.

Fuori città si scopre che la protezione aerodinamica viene in aiuto a patto di mantenere una posizione accucciata, purtroppo stancante nelle lunghe percorrenze. Le vibrazioni sono limitate ai bassi regimi e mai fastidiose.

Non appena è possibile scatenare il potenziale della RS 250, comunque, è facile dimenticarsi dei nei riscontrati nella guida normale: sopra i 7000 giri l'erogazione diventa corposa, e superati i 10000 diventa addirittura travolgente: nei rapporti bassi l'anteriore decolla e la botta di coppia è veramente notevole.

La guida veloce richiede un adeguato uso di cambio e frizione, per mantenere il motore nell'arco di erogazione tra i 10000 e i 12000 giri, regime oltre il quale il calo di potenza è nettamente avvertibile. La trasmissione finale si è dimostrata all'altezza del compito, e solo nell'uso più esasperato si avvertono strappi e innesti secchi.

Parlando di prestazioni pure, occorre evidenziare il notevole dato di velocità massima (210 km/h) e i valori record di frenata garantiti da un impianto capace di decelerazioni decise ma sempre controllabili grazie alla propria tenacia e modulabilità.

Il comportamento dinamico in pista è ottimo sotto tutti i punti di vista, specie nei tratti di misto stretto, grazie al baricentro basso e alla possibilità di regolazione offerti dall'idraulica delle sospensioni che consentono di trovare sempre un set-up ottimale e garantiscono ottima stabilità anche nei tratti veloci dove le quote ciclistiche contenute sembrerebbero non garantire un adeguato supporto.

A fronte di numerosi pregi, esistono anche note dolenti: con un consumo medio rilevato di 13,78 km/litro e di 7,98 km/litro al limite ci si attesta su valori tipici di una maxi sportiva plurifrazionata, anche se nella guida tranquilla si può salire a percorrenze chilometriche più accettabili.

Importante a questo punto la capienza del serbatoio (19,5 litri), che garantisce in autostrada una autonomia di circa 270 km con ancora un litro a disposizione. A fronte di qualche adattamento richiesto in tema di comfort e di consumo la RS 250 risulta quindi l'arma totale per il divertimento in pista, curata nell'estetica e godibile anche nell'uso quotidiano.

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