Prova: Triumph Sprint RS 2000

In Prove moto

07 marzo 2001
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Su strada ed in pista con l'inglese più sbarazzina

IL MERCATO delle motociclette sportive offre modelli molto potenti e leggeri, pronti per l'impiego in pista e dunque contraddistinti da un notevole grado di specializzazione. Vere e proprie race-replica, insomma, che si adattano alla perfezione all'impiego al limite, ma per questo comportano rinunce e compromessi nell'uso di tutti i giorni oppure nell'impiego turistico. Chi è abituato a guidare su strada sa quanto sia importante una posizione di guida rilassante e un motore in grado di fornire una spinta generosa ai medi regimi, che consente di concentrarsi nella guida e di trascurare, per quanto possibile, il ricorso al cambio, ma senza per questo dover rinunciare a una guida brillante e gustosa.

La Triumph è una casa che, anche nella produzione sportiva, ha sposato sin dall'inizio questa filosofia "stradale", e ha cercato di offrire motociclette sì veloci e prestanti, ma comunque abbastanza confortevoli e dunque destinate a un impiego quanto mai poliedrico. Fra queste c'è sicuramente la Sprint ST, che è una perfetta Sport Touring, oppure la Daytona che è caratterizzata in senso nettamente più sportivo. Fra le due, si va a collocare la RS, una moto più sportiva di qualsiasi sport touring, ma di gran lunga meno esasperata di qualsiasi supersport.

Non molto distante dalle 600 supersport in quanto a quotazione di vendita e a potenza massima (che ovviamente viene espressa a regimi relativamente contenuti), la Sprint RS punta tutto sulla fruibilità e per questo dispone pure di una nutrita gamma di accessori studiati per esaltare certe sue caratteristiche, in senso sportivo oppure turistico, a seconda dei gusti del suo proprietario.


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