Prova completa della Yamaha R1: è ancora leader?

In Prove moto

27 marzo 2001
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Su strada ed in pista con l'ultima versione della ipersportiva di Iwata

Con la versione 2000 la Yamaha YZF R1 si è mantenuta autorevolmente al vertice della categoria delle maxi sportive, nonostante che i suoi tre celebri "numeri di distinzione" (1395, 175 - per la versione 2000 - e 150, riferiti rispettivamente all'interasse, al peso e alla potenza in CV), siano stati superati (perlomeno nelle dichiarazioni ufficiali) dalle rivali dell'ultima generazione.

Anche se nella sua nuova edizione la YZF R1 risulta abbondantemente aggiornata, l'imperativo seguito dall'ingegner Miwa (l'ormai famoso papà della famiglia YZF-R), è stato quello di non snaturare la formidabile personalità della precedente versione ed in verità, a un'occhiata superficiale, la R1 sembra praticamente immutata, restando quella supersportiva senza compromessi che conosciamo dal 1997, e che da due anni è l'indiscussa best seller della categoria.

Estetica ed equipaggiamento

Il titanio è affascinante e costoso. I suoi iridescenti riflessi sono bellissimi e più attraenti di quelli dell'acciaio o del cromo e riassume in sé tecnologia ed esclusività. È quella che traspira dal nuovo e voluminoso silenziatore della R1, la cui generosa sezione caratterizza la vista sul lato destro e quella posteriore. Ma le differenze fra la nuova e la vecchia versione non sono tutte qui: infatti l'occhio non può non scivolare - accarezzandoli - su particolari come le incavature del telaio che, raccordandosi al serbatoio e all'interno del cupolino, trasformano il telaio Deltabox in un componente della carrozzeria, e sullo splendido, nuovo, affilatissimo codino: praticamente una "pelle" in tecnopolimeri che avviluppa la mensola reggisella.



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