Due versioni per un modello di successo: abbiamo provato la nuova Moster 620 sia in versione base che "S" sulle colline della Romagna.
Non bisogna essere Ducatisti per rendersi conto che il Monster ha creato un nuovo mercato. Spoglia, cattiva, anticonformista: il primo "mostro" Ducati suscitò reazioni contrastanti, ma quella moto così particolare seppe presto conquistare fasce di motociclisti sempre più ampie, grazie anche ad una caratteristica che fono ad allora sembrava fosse prerogativa quasi esclusiva delle Harley Davidson, e cioè l'estrema predisposizione alla personalizzazione - anche spinta - che permetteva agli appassionati di crearsi una moto unica a tutti gli effetti.
Il concetto di "custom" - che, ricordiamolo, vuol dire personalizzato - applicato per la prima volta ad una moto sportiva che si trova a suo agio sia sui passi appenninici che di fronte ai locali "giusti" dei centri storici. Un guizzo geniale, un'invenzione di stile che ha fatto proseliti: dopo la monster le naked si sono scrollate di dosso la definizione di "moto intelligenti", che è come dire di una donna che è un tipo molto interessante...
Dopo tanti anni però l'entry level della gamma Monster cominciava ad accusare vistose carenze rispetto alle più agguerrite concorrenti giapponesi (ed italiane con motore giapponese...), forse dotate di un blasone meno nobile ma senz'altro più godibili a livello di prestazioni. Ci si aspettava dunque una decisa rivisitazione della Monster 600, ma il risultato che è stato presentato alla stampa ieri a Riccione ha stupito un po' tutti: non si tratta di un semplice aggiornamento di gamma, ma di una moto completamente nuova che dalla precedente eredita solo lo stile ed il fascino.
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