Non sono d'accordo con Licciardello...

In La posta dei lettori

21 febbraio 2001
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Non so perche' ogni volta che mi trovo a leggere qualcosa di licciardello, trovo un ragionamento o contorto o che si basa su premesse a dir poco discutibili.

Capisco la sua voglia di difendere le moto e cio' che esse rappresentano, ma non capisco perche' questo debba avvenire a scapito di qualcos'altro. Mi spiego meglio.

Nella risposta a Federico Urban, Edoardo elenca tre motivi per i quali non e' auspicabile cio' che Federico in qualche modo prospettava. Il problema deve essere visto da un altro punto di vista. O meglio altri due. Se pensiamo alle sbk come moto derivate dalla serie, pensiamo male e lo sappiamo tutti. delle moto di serie questi prototipi hanno solo la marca e la sigla.

Pertanto, il primo punto di vista di chi vuole difendere la moto, dovrebbe essere quello di aggiustare definitivamente e intelligentemente i regolamenti della SBK e di tutte le gare sportive di tipo motociclistico, e mettere in pista le moto che realmente viaggiano su strada, con tutti i loro limiti e le loro virtu'.

Questo non tanto perche' cosi' finalmente riusciamo a capire se un R1 va piu' forte di un 996, ma perche', visto che tutto viene fatto per vendere, il consumatore puo' essere 'tutelato' nel vedere realmente come vanno le moto e il grado di tecnologia e affidabilita'. non per ultimo, perche' cosi' finalmente sara' possibile che le tecnologie impiegate, prima di essere usate in pista, possano essere state utilizzate su strada.

Notate che sto parlando di consumatore: un punto di vista che spesso e' dimenticato in nome di qualche dio del momento (soldi, spettacolo,...) e che a quanto pare nessuno pensa in maniera seria e competente. A chi invece ha da obiettare che le tecnologie impiegate su strada seguono il processo esattamente inverso, commette un errore madornale.

Mi elenchi qualcuno a quale moto di serie e' possibile variare l'interasse, la posizione del motore, modificare la lunghezza del forcellone o modificare gli airbox, viaggiare senza batteria e motorino di avviamento, avere sospensioni da 100 milioni di lire e cosi' via. Pertanto il ragionamento di Edoardo risulta fin troppo ovvio ma vago. Troppo vago.

Se invece pensiamo alle sbk come moto che detteranno il futuro su strada, allora che la sperimentazione sia con loro. Pertanto mi aspetto di vedere il massimo della tecnologia e della ricerca. Ancora una volta l'indice sara' da puntare sui regolamenti e non su chi dara' i soldi. se veramente si vogliono piloti in grado di lottare ad armi pari, che ci si inventi qualcosa sui finanziamenti da parte degli sponsor. Che si costringano magari a versare soldi in un paniere a cui tutti potranno attingere in maniera uguale (tanto per sparare una cavolata).

Se i regolamenti pero' saranno 'leggeri' come le leggi italiane, per fare spettacolo e tecnologia, ci vogliono i soldi e quindi gli sponsor e quello che questi rappresentano. La risposta di Edoardo diventa una cosa demagogica e di facile presa, ma niente di piu'. Un po' come i tipi sulle riviste che pur di vendere attaccano il carro dove vuole il padrone.

In conclusione, pensare male e' vero che e' sempre piu' facile.
Federico




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