Daniel Pedrosa e la malasorte

di Federico Bencivenni

Daniel Pedrosa e la malasorte


Ho letto poco tempo fa su una nota rivista di settore una bella intervista a Daniel Pedrosa, nella quale il talentuoso pilota analizzava con dovizia di particolari la sua stagione 2011.

Ora, fermo il fatto che per Daniel il 2011 è stato certamente un anno anomalo, nel quale sono state più le cose negative che quelle a suo favore, leggendo l'intervista mi sono soffermato su una frase in particolare:

"..a volte ci sono fattori che hanno a che fare con il destino, cioè cose che non dipendono da te; ma altri fattori li puoi controllare e allora bisogna tenerlo presente." Senza dubbio per Daniel la stagione appena trascorsa non può certo definirsi fortunata: un ennesimo infortunio a cui si è aggiunta pure la beffa di vedere vincere il titolo da parte del suo compagno di squadra, e per giunta con la moto praticamente sviluppata dallo spagnolo.

Premesso ciò, credo che se Daniel riuscisse in un certo  modo a ribaltare a suo favore questo imponderabile, questo destino non proprio sorridente, insomma riuscisse a veicolare tutta l'energia positiva per poter indirizzare, almeno a livello mentale, a suo favore quelle situazioni che sono per lui negative, le cose potrebbero girare una volta per tutte per il verso giusto.

Mi spiego meglio. Forse occorrerebbe un cambio di mentalità, un'atteggiamento diverso anche verso la sfortuna. Per carità è ovvio che quando un pilota non sta bene ed è infortunato non gli si possano chiedere miracoli, ma la storia del motociclismo riporta tra gli annali diverse storie di piloti che hanno gettato il cuore oltre l'ostacolo, sconfiggendo il dolore di una frattura, o il momento negativo di una o più stagioni.

 Insomma credo che Daniel dovrebbe imparare a portare a suo vantaggio quelle situazioni che sono negative, ma che possono comunque contribuire a farlo crescere come pilota e come uomo, perchè no. Quanto meno dal punto di vista dell'atteggiamento mentale. 

 Facile a dirsi per chi scrive, più difficile per chi deve guidare a trecento all'ora con una clavicola rotta, lo so. Ma io ritengo che la chiave di volta sia proprio l' atteggiamento diverso che un campione ha nei confronti della sfortuna e degli eventi nefasti che possono colpirlo.

 La differenza tra un campione e uno che la stoffa del campione non l'ha è proprio questa: riuscire a trovare il lato positivo delle cose anche nelle situazioni più negative. Non dico che sia facile, ma le sfide più difficili sono anche le più belle da vincere.

E non dimentichiamoci che in palio c'è il titolo motociclistico più importante del mondo.

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Altri commenti

andbad

D'accordo, fatto salvo il fatto che abbia sviluppato lui la Honda. Io sono pienamente convinto che senza lo sviluppo di Dovizioso, in Honda sarebbero ancora a macinare dietro alle svalvolate richieste dello spagnolo, e per Stoner sarebbe stato ben più difficile vincere il mondiale.

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Inserito: 20 dicembre 2011
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