 Nel box appoggiato sul banco degli attrezzi c’è un casco, un Arai bianco e blu con le strisce rosse e la visiera scura, appesa vicino c’è la tuta, la parte alta è bianca, porta il nome dello sponsor, la marca della moto e delle strisce blu e rosse, la parte bassa e metà della manica è blu, dietro fra le spalle c’è il nome del pilota, Spencer. I piloti del mondiale '85 quel nome lo leggeranno spesso, stare davanti a quel fenomeno non era cosa facile. Ne sa qualcosa "King" Kenny Roberts, che ha chiuso nel 1983 la sua straordinaria carriera battuto per soli due punti da uno Spencer non ancora ventiduenne, ancora oggi il più giovane campione del mondo nella massima categoria. In mezzo al box ci sono due moto, due Honda, una grossa e una più magra. La più grossa porta la tabella gialla col numero 4, eh sì, nella stagione dell'ottantaquattro non è filato tutto liscio, infatti primo in classifica c’è Eddie Lawson (ribattezzato “l’anti-Spencer”…) con la Yamaha, secondo Mamola con la Honda NS tre cilindri e terzo Roche sempre con la NS tre cilindri. Spencer arriverà quarto, tradito più volte da una Honda NSR quattro cilindri tanto avveniristica quanto prematura.
La nuova creatura di Tokio presentava delle soluzioni azzeccate ma acerbe al punto di pregiudicare l’affidabilità e l’efficienza del mezzo, tra le più innovative si ricorda il posizionamento del serbatoio sotto il motore, che abbassava così il baricentro del mezzo, lasciando spazio alle voluminose espansioni del V4 e le ruote in fibra di carbonio come anche gli steli della forcella. I quattro tubi di scarico erano dotati di risuonatori ATAC con valvola di intercettazione on – off a controllo meccanico in funzione dei giri motore. Invece la moto nel box con la tabella gialla ed il numero 4, sulla stessa base meccanica presenta soluzioni ciclistiche più tradizionali, frutto di una politica precisa del reparto corse Honda: maggiore affidabilità per riprendersi il titolo. Rimane lo stesso schema per il motore a due tempi con 4 cilindri a V di 112°, dotato di monoalbero con ammissione lamellare e accreditato per 140 CV. Il telaio è sempre a diamante con travi in alluminio ma con il serbatoio riposizionato sopra il motore e si riconferma la sospensione posteriore dotata dello schema classico e funzionale PRO-LINK. L’impianto frenante anteriore presenta due grandi dischi in acciaio con pinze Nissin e la forcella è caratterizzata del dispositivo anti-dive TRAC. La rivale più temuta per l’ottantacinque si chiama Yamaha YZR 500, siglata OW 81 ed è l’arma di Lawson e del valido compagno di squadra Roche. Questa è una evoluzione della moto ottantaquattro, presenta un telaio semimonoscocca in alluminio con motore V4 appeso, l’aspirazione è lamellare e l’alimentazione è affidata a 4 nuovi carburatori, nella sua tabella gialla capeggia il numero uno.
La difficile missione della NSR sarà riprendere quel numero uno per appiccicarlo al posto di uno strettissimo quattro. In casa Honda, comunque, il vivaio piloti è di notevole spessore, infatti sotto l’ala dorata (anche se con la NS 3 cilindri) si presentavano un arrembante Mamola, un giovane De Radigues e due promesse mantenute come Gardner e Haslam. A fianco della V4 c’è l’altra moto, quella più magra, è molto simile all’altra, simile la livrea (stesso sponsor, la Rothmans), simile la forcella dotata di anti-dive, simile l’impianto frenante, simili i cerchi a stella ma il motore è la metà, 250 cc. in un bicilindrico a V di 90°, di uguale alla sorella maggiore c’è solo una cosa: l’adesivo "Freddie" sul plexiglass del cupolino. La tabella è verde ed il numero è il 19, lo stesso che si vede sulle tabelle portanumero ovali delle moto di dirt track su cui Fast Freddie spadroneggiava in suolo americano (richiesto espressamente dal pragmatico Spencer in quanto rifiutò per scaramanzia il 13 che la federazione gli avrebbe attribuito…). Anche nella due e mezzo non sarà una passeggiata, Spencer se la dovrà vedere con coriacei mastini del calibro di Mang, Lavado, Nieto e altri, tra cui i nostri Reggiani ed il suo compagno di marca Ricci.
Un uomo, due moto, stessa sfida: mettere nella tabella delle Honda 250 e 500 il numero uno. Al bar dello sport cominciavano le infinte discussioni pre-campionato…
A chi gli chiedeva se fosse preoccupato per l’impresa di passare nella stessa giornata dalla 250 alla 500, Fast Freddie rispondeva così: “Quando avevo quindici anni correvo con una Honda 125 nella classe 200 cc., con una 750 Suzuki, una TZ 250 Yamaha e due moto identiche nelle classi 400 e oltre 400 Production. Mi è capitato di disputare dieci gare nella stessa giornata e di passare dalla 750 alla 125 senza neanche togliermi il casco dalla testa”. Questo era Freddie Spencer, il prototipo del baby-fenomeno che a 10 anni aveva collezionato 82 vittorie su 90 gare disputate.
Una caratteristica di Spencer è sicuramente l’abnegazione con la quale affrontava il suo “mestiere”, questa era generata dall’esigenza di rendere estremo il concetto di “professione pilota”, a tal riguardo è significativa una sua dichiarazione: “Sia la 250 che la 500 sono cresciute con me: le ho provate in Giappone e in Australia, le ho fatte modificare, ho dato il mio parere per primo su qualsiasi modifica. Questo, oltre ad impegnarmi molto, mi permette di avere moto perfettamente adatte al mio stile di guida”.
Allora, pronti e via! La sfida di un novello Agostini è lanciata, sono tutti avvertiti…
Il 23 marzo 1985 parte a Kyalami in Sudafrica un campionato indimenticabile. Nella 500 oltre ai Team Honda e Yamaha si schiera un’altra squadra interessante, il Team Gallina che gestisce le Suzuki di Franco Uncini e Sito Pons.
Per Freddie è ora di infilarsi il casco ed inforcare la NS 250 per la prima gara della stagione, schierati con Spencer spiccano soprattutto Mang con un’altra Honda e Lavado con la Yamaha. Il responso dopo 28 giri riaccende l’attenzione su di un campionato in difetto di popolarità: Spencer vince davanti a Mang infliggendogli 7” e 1. Il tempo del rituale del podio e via sulla NSR 500. La partenza è in pole (anche se lo start a spinta non faceva del miglior tempo in prova un sicuro vantaggio…), il distacco sul secondo, Lawson, è notevole, 1” e 30. Invece in gara qualcosa non funziona, Spencer non riesce ad attuare la sua strategia preferita: partire davanti e costruirsi un margine da gestire fino all’arrivo. Resta dietro a Lawson senza riuscire ad impensierirlo veramente, tanto da beccarsi quasi 5” al traguardo.
Anche in questo caso si accendono vivaci discussioni nel bar dello sport, la domanda era: “Ma con gli investimenti dell’Honda e la sua super-guida, Fast Freddie ce la farà contro quel musone di Lawson?”
Per la cronaca a Kyalami gli italiani non batteranno chiodo, Uncini con la Suzuki finirà doppiato e, inoltre, dietro all’esordiente compagno di squadra Pons. Sembra veramente che i tempi dei vari Lucchinelli, Uncini, Ferrari, Perugini, Rossi, Bonera e compagnia siano definitivamente tramontati.
Per il secondo appuntamento mondiale in Spagna a Jarama si dovrà attendere fino al 5 maggio.
Dopo quasi un mese e mezzo Spencer parte dalla pole in 250 e scatta subito al comando della gara ma, a causa della rottura di uno scarico, si dovrà accontentare di un modesto 9° posto finale. Vince Lavado che si porta in cima alla classifica. II tempo di riprendersi per pareggiare il conto con la sorte… Spencer finirà la gara della 500 con 14” abbondanti su Lawson.
Al bar dello sport le fazioni pro e contro Fast Freddie avevano di cui dibattere… i punti di Lawson e Spencer sono gli stessi: 27.
Nella foto: Freddie Spencer in una rievocazione a Motegi nel 2009
(continua)
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