Carlos Checa: quando l'esperienza conta
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| di Omar Fumagalli, , pubblicato il 01 luglio 2009 | Pagina 1/3 |
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Carlos Checa è un pilota spagnolo, che gli appassionati conoscono da ormai molti anni: la sua prima apparizione in un Campionato del Mondo risale, infatti, al lontano 1993 (con la 250 cc.) ma la sua carriera ha poi spiccato il volo quando si è aperta per lui la porta della categoria regina (la 500 cc.) dove ha debuttato nel 1995, sostituendo Alberto Puig sulla Honda del team di Sito Pons. Partito dal quel contesto tutto ispanico, Checa è poi rimasto nel Motomondiale sino al 2007, passando per varie squadre ufficiali (tra cui anche la Ducati) e guidando le MotoGP 1000 cc. ed 800 cc. Per lui la scorsa stagione ha segnato un bivio, ha dovuto decidere se dare una svolta alla sua carriera, passando alla Superbike, oppure smettere. Per fortuna Carlos, a 36 anni, è ancora un atleta con la voglia di correre e di mettersi in gioco e per lui la Superbike rappresenta il contesto ideale, dove esprimersi ancora e trovare serie motivazioni. Questa è la sua seconda stagione sulla CBR del team Ten Kate e qualche soddisfazione se la è già tolta, vincendo delle gare. Quando ci raggiunge, in un fine giornata di lavoro in pista, è da subito affabile e cordiale, ma soprattutto professionale; già all'impatto si denota quanto conti l'aver maturato una lunga carriera ad alto livello come la sua (ha oltre 30 podi iridati all’attivo, nelle varie categorie) anche nel gestire i propri impegni di contorno alle gare. Per prima cosa prende con noi una tisana: fatto forse singolare per uno spagnolo, che ti aspetteresti sempre energico e caliente (oltretutto Carlos è soprannominato “el Toro”), ma che invece vuole rilassarsi, dopo il lavoro in pista e nei box. Parlando con lui ed affrontando i vari argomenti (tecnici, sportivi o personali), ci si rende conto di quanto sia un uomo pacato e riflessivo; denotando anche qui, come nel contesto moderno delle competizioni, fatte non solo di manetta in pista ma anche di comunicazione, possa davvero contare l'esperienza di un pilota e di quanto vari siano i motivi per i quali molti riescono ad avere una carriera così lunga e valida, anche in età prossima ai quarant'anni (almeno nella Superbike). Ovviamente si parla maggiormente proprio della Superbike, che è ciò che conta oggi per lui, ma senza scordare i significativi 12 anni di GP. Carlos non è uno a cui piace troppo parlare di cose passate o sfuggite (nessun rammarico particolare per lui, anche se qualche infortunio lo ha privato di possibilità importanti) e difficilmente muove critiche agli avversari od all'organizzazione; solo concentrazione sul suo lavoro presente. Per Checa la Superbike è stata una scelta obbligata, ma anche naturale, in quel momento. La sua convinzione attuale è quella di poter continuare a correre per vincere, possibilmente il titolo Mondiale, non appena la Honda colmi il divario che ora la separa dalla migliore concorrenza. Anche la positiva esperienza alla otto ore di Suzuka (gara fra le più importanti in assoluto, per i giapponesi), che ha corso con Okada nel 2007 (giungendo secondo) e poi vinto l'anno successivo (in coppia con Kiyonari) è stata per lui molto importante, riguardo alla percezione delle gare sulle derivate di serie e di quanto possano dare ad un pilota.
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