Motocorse intervista Luigi Vignando

di Federico Bencivenni

Motocorse intervista Luigi Vignando

Luigi Vignando è, dal 2004, il telecronista italiano di riferimento per quel che riguarda la Superbike. Ci ha concesso, subito dopo le prime tre gare dell'anno una lunga intervista. Ne pubblichiamo con un po' di ritardo (del quale ci scusiamo) oggi la prima parte, nella quale si parla di sport motoristico a tutto tondo (non sono trascurate nemmeno le quattro ruote), delle sostanziali differenze tra Superbike e MotoGP, di come oggi i piloti siano un fattore non esattamente determinante nell’economia di una gara e… di un certo Giovanni Di Pillo.

MotoCorse: Iniziamo con la domanda di prammatica: perché come giornalista ti sei avvicinato alla Superbike? E’ stato un caso?


Luigi Vignando: Professionalmente, inizio la mia attività nel 1982 come giornalista sportivo con la passione per il motorsport.

Nel 1988 divento speaker ufficiale dell’Autodromo Nazionale di Monza. Dal 1984 al 1991 sono stato lo speaker ufficiale del campionato italiano di  Formula 3 e, dal 1992 al 1998, speaker ufficiale del campionato italiano Turismo e Superturismo. Per le due ruote ho commentato tutte le gare disputate a Monza dal 1988 ad oggi (partendo dal campionato italiano sport production, per chi se lo ricorda, compresa una delle prime gare dell’allora sconosciuto Valentino Rossi commentata in cabina con il padre Graziano) compreso, naturalmente, il Mondiale Superbike, per il quale nutrivo e nutro una grande passione, un trasporto emotivo davvero unico che, da speaker, mi portava a fare e dire cose che ancora oggi molti addetti ai lavori ricordano. Per i piloti delle moto ho sempre nutrito un rispetto e una stima smisurata. Un sentimento forte che si mescola ad un timore, una paura che alle volte si trasforma in vero terrore, quando li vedo cadere.
Purtroppo mi porto dentro un brutto ricordo, mai completamente superato: la morte di Pasolini e Saarinen, Gran Premio delle Nazioni del 1973. Avevo 15 anni ed ero a pochi metri dal Curvone nel quale è scoppiato l’inferno. Nessuno, a parte i primi soccorritori, può davvero immaginare l’orrore di quella scena. Avevo al collo una macchina fotografica che non ho avuto il coraggio di usare pietrificato da ciò che la sorte e la passione per questo sport mi avevano obbligato ad assistere.  I giorni che seguirono furono terribili, ma alla fine la passione per i motori e la competizione vinse la paura e, un mese dopo quella tragedia, mi ritrovai ancora in autodromo a respirare la passione per questo mondo, e mi accorsi che non ne potevo fare a meno. Ho comunque evitato le corse di moto fino a quando, diventato speaker del circuito, non ne sono stato costretto. Il Mondiale Superbike è la categoria che mi ha riportato in sintonia con il motociclismo. Dalla prima gara  mi ha preso così tanto la mano che, oltre alla gara di Monza, commentavo volentieri anche la gara di Misano, tutti gli anni, sempre! Dal 1999 al 2003 sono stato il telecronista del campionato europeo Turismo per La7, poi alla fine del 2003, La7 e’ ritornata in possesso dei diritti sulla Superbike ed ha lasciato il Turismo, proponendomi il commento. Ho risposto loro che Di Pillo era la persona ideale per il ruolo di commentatore e loro mi dissero che l’esperienza di Di Pillo a La7 era da considerarsi conclusa. Qualora non avessi accettato, avrebbero fatto comunque un’altra scelta. Così, tra mille dubbi e tanta voglia di rimettermi in discussione, mi sono preso 15 giorni di tempo, sono andato a Valencia per assistere ad alcuni test  invernali, mi sono confidato con persone amiche, ho studiato la giovane storia della Superbike ed alla fine ho dato il mio ok all’emittente.

MC: La stagione della Superbike è iniziata da un paio di mesi. Che impressione hai ricevuto ?

LV: Semplicemente entusiasmante!!!!! So che due parole non bastano, però devo dire che quella appena iniziata è certamente la stagione più bella di tutta la storia del Mondiale Superbike, almeno nelle premesse. Tanti marchi rappresentati, tanti piloti in grado di vincere e nessun primattore scontato. E poi la nuova Superpole: una vera roulette, spettacolo puro, proprio nello stile della Superbike.

MC: I protagonisti di quest’anno saranno quindi i soliti nomi oppure ritieni che qualche pilota appena arrivato  possa essere -già al primo anno di SBK- in lotta per vincere il titolo?

LV: Ma quali soliti nomi??!! Con il ritiro di Bayliss, il passaggio di Corser alla Bmw, quello di Biaggi all’Aprilia, nonché con Haga alla Ducati, le carte si sono mescolate così tanto che quest’ anno tutto è davvero possibile. Ma in Ducati c’e’ anche Fabrizio che scalpita. Dopo essere stato davanti al più celebrato compagno nei test invernali, ora Michel sa che quest’anno si gioca davvero tutto. E  chi si sente di lasciare fuori dal gruppo dei pretendenti il sig. Spies?  Secondo me, quest’anno ci saranno tanti protagonisti a contendersi ogni singola gara. Per il titolo faccio i nomi: Spies, Haga, Fabrizio nell’ordine.

MC: Chi, secondo te, potrà ripercorre le gesta di Troy Bayliss, probabilmente il più grande pilota che ha corso in SBK, o quanto meno colui che la stragrande maggioranza dei tifosi riconosce come tale?

LV: Domanda non facile, ci vorrebbe una sfera di cristallo. Se devo rispondere in base alle mie primissime impressioni, allora dico Ben Spies. L’americano mi ha impressionato oltremisura. In Australia ha fatto un giro strepitoso quando è stato necessario. In Gara1 ha ammesso un suo errore in partenza e in Gara2 ha salutato tutti; ma solo quando è stato il momento di andare a vincere! Proprio come faceva Bayliss.

MC: MotoGP e Superbike: differenze e similitudini delle due classi regine del motociclismo. Possono esser l’una complementare all’altra? Oppure, così diverse tra loro, devono continuare a correre su binari paralleli, ma senza mai incontrarsi?


LV: MotoGP e Superbike devono viaggiare su binari separati, in quanto espressioni di due filosofie costruttive diverse. Nella MotoGP corrono i prototipi, mezzi che non andranno mai in produzione, moto che non saranno mai commercializzate. Negli ultimi anni la MotoGP ha fatto quanto di peggio potesse fare, scimmiottando la F1. Così, se da una parte è aumentata a dismisura la sua popolarità, grazie soprattutto al fenomeno Valentino Rossi, dall’altra i costi sono schizzati alle stelle rendendo l’ambiente inavvicinabile ai privati. Nella Superbike occorrerà molta attenzione. L’anno passato, ad esempio, parlando con Bayliss e Fabrizio al ritorno di un incontro con la stampa, nel quale avevano presentato e provato in pista l’allora nuova Ducati 1098, loro stessi mi avevano manifestato la loro sorpresa per le caratteristiche racing così estreme dell’allora nuova 1098 stradale. Credo che, nel segmento commerciale, sia sbagliato seguire la strada dello sviluppo estremo. La moto acquistata dal concessionario deve possedere due caratteristiche che ritengo fondamentali: innanzitutto costare poco sia come prezzo di listino che per le manutenzioni (che noi motociclisti preferiamo ancora fare nel nostro garage). Secondo, devo essere in grado di percorrere chilometri in tranquillità e magari ospitando dietro anche la mia ragazza per una domenica al lago e non solamente  per girare in pista. Per le esercitazioni di tecnica portata all’estremo c’è la MotoGP, con le sue moto così lontane dalla realtà tanto che Bmw ed Aprilia hanno scelto la SBK quale terreno ideale per misurare le proprie capacità, a costi compatibili con il buon senso. MotoGP come laboratori viaggianti dove si sperimentano le tecnologie del futuro? Bene, lasciamo a loro questo compito. Noi divertiamoci con un “racing” che deve essere davvero alla portata di tutti!. Quello di regolamentare le categorie e’ un compito che spetta soprattutto alla federazione, che su questo argomento, mi sembra tra l’altro molto latitante.

MC: Fare confronti e paragoni tra piloti di Moto GP e Superbike -magari di generazioni diverse-non è mai una cosa troppo produttiva e forse anche un po’ fine a se stessa. Però perché, sino ad ora, se analizziamo i vari passaggi di piloti dalla Moto GP alla Superbike e viceversa, nessuno ha saputo fare bene sia in una classe che nell’altra? Lo stesso Bayliss, non certo solo per colpe sue,  in MotoGP non brillò per risultati; e Checa arrivato dalla Moto GP come pilota di grande esperienza, non è che abbia fatto sfracelli sino ad ora.

LV: Anche in questo caso ritengo ci siano differenze sostanziali tra le due categorie. Ma il vero cambiamento epocale credo si sia manifestato soprattutto negli ultimi quindici anni. Una trasformazione che ha profondamente modificato il modo di imporsi di un pilota e di una casa costruttrice. Cerco di spiegarmi. Con l’avvento delle nuove tecnologie legate ai materiali, ma soprattutto con l’arrivo dell’elettronica tanto in MotoGP come in F1, ma anche nella Superbike, il pilota non è più l’ elemento  unico e determinante per il risultato finale, cioè quello che sale in moto e, in base al coraggio, al talento ma soprattutto alla sensibilità con la quale riesce a trasferire le proprie sensazioni ai tecnici che  realizzano la messa a punto del mezzo, conquista il miglior risultato utile. La vittoria, negli ultimi anni, e’ diventato il frutto di un lavoro di squadra nel quale il pilota è chiamato a finalizzare un lavoro di gruppo dettato e orientato dalla tecnologia. Quante volte ho ascoltato storie incredibili raccontate dai vari Lucchinelli, Tardozzi,  ma anche dall’idolo della mia gioventù, il grandissimo Kevin Schwantz, e da altri piloti che, negli anni Ottanta-primi anni Novanta, vincevano gare con un mezzo che, alle volte, era inferiore a quello della concorrenza.
Una volta il “sedere” aveva una funzione unica, quella di trasferire le sensazioni ai propri box. Oggi il “sedere” ha la forma di un computer attorno al quale si muovono meccanici, ingegneri di pista, progettisti, ecc. Vi siete mai chiesti perché a suo tempo Valentino Rossi portò con sé alla Yamaha tre quarti della HRC? Oggi un pilota mediocre fa cose che quindici anni fa non poteva neppure immaginare. Volete un esempio? Valentino Rossi, per me assolutamente il numero uno nella storia delle due ruote, ha provato alla fine dello scorso anno la Ferrari, girando al Mugello a mezzo secondo dai tempi di Raikkonen. Un fenomeno? La Red Bull ha premiato Sebastien Loeb per la vittoria del titolo mondiale rally con un giorno di test a Jerez, in Spagna. Su 18 piloti in pista, titolari o collaudatori in Formula 1, a fine giornata, Loeb ha staccato il settimo tempo assoluto. Nel mese di ottobre Mirko Bortolotti, fresco vincitore del titolo italiano di F3,  prova, come premio, la Ferrari di Felipe Massa a Fiorano. Mai vista prima una monoposto di F1, il pilota di Trento si cala nell’abitacolo, ascolta i consigli dei tecnici e poi in pista completa 40 giri al termine dei quali realizza il nuovo record della pista privata della Ferrari. Meglio di Raikkonen e Felipe Massa. Incredibile? Ai suoi tempi, il buon Enzo Ferrari avrebbe ordinato di mettere quel ragazzo sotto contratto a vita. Oggi invece alla Ferrari lo hanno salutato cordialmente e lui è finito sotto contratto Red Bull per correre quest’anno in un campionato minore. E nella MotoGP mi volete dire come guida la sua desmo Casey Stoner? Tutto aperto o tutto chiuso. Di parzializzare non se ne parla più. Dosare il gas è un termine in disuso. Nella Superbike non siamo lontanissimi da questa realtà. E’ vero che tutti i piloti sono messi oggi sullo stesso piano, che corrono con le stesse regole, ma quanto davvero vale un pilota oggi difficilmente lo si può affermare. Fermi restando gli enormi passi in avanti fatti sul fronte della sicurezza, io al motorsport farei fare, dal punto di vista tecnico, un bel passo indietro, così potrei certamente rispondere meglio a questa domanda, che oggi ha una risposta confusa e nascosta tra le pieghe di una tecnologia, ma soprattutto di un’elettronica, a noi incomprensibile e quindi ingiudicabile.


MC:Parlando di luoghi comuni: è vero che l’ambiente della Superbike è così amichevole e famigliare come si dice? Quindi si può andare a cena con i piloti, si possono frequentare gli uomini dei vari Team, insomma è tutto casereccio, è tutto così alla “vogliamoci bene”?

LV: L’ambiente della SBK è sicuramente molto aperto agli appassionati. Questa è da sempre una prerogativa del campionato, un punto di forza, di distinzione vero dalla MotoGP e dalla F1. Il paddock è accessibile a tutti; il biglietto ha un costo, è vero, ma non proibitivo e comunque disponibile anche ai non addetti ai lavori. Poi non immaginatevi di potervi portare i piloti a cena come fossero vecchi amici, se però ne parlate con qualche bella ragazza che incontrate nel paddock, scoprirete che non è poi così difficile… I piloti abitano nel Paddock per tutta la durata dell’evento, e spesso oltre. Ricordo un anno a Monza: due giorni dopo la gara Colin Edwards accettò di salire su una Honda stradale e divertirsi in mezzo ai privati… la fece esplodere, poi scappò via di corsa per evitare le nostre telecamere. Un anno, credo fosse il 1999 se non ricordo male, un appassionato, tifoso della Kawasaki, si avvicinò dopo le prove ufficiali a Yanagawa dicendogli: ”sono un tuo fan, a casa ho una verdona come la tua, mi piacerebbe avere la tua tuta da gara, me la venderesti? Il giapponese gli rispose di tornare all’indomani dopo gara due. Così fece il tifoso, e Yanagawa gli regalò la tuta appena smessa dopo la gara. Sono tantissimi gli episodi del paddock che mi hanno impressionato, ma tutti con un comune denominatore: massima disponibilità verso gli appassionati. Certo, non nego che ci siano stati anche atteggiamenti criticabili, ma si tratta davvero di episodi isolati.


MC:Cos’è che rende così speciale la Superbike? E soprattutto cos’è che, secondo te, ha contribuito segnatamente negli ultimi anni, a far crescere l’interesse del pubblico nel Mondiale per le derivate di serie?

LV:La SBK è speciale semplicemente perché è aperta alla gente, agli appassionati, ai tifosi. E’ un mondo che vedi alla televisione, ma che puoi anche toccare con mano.  Un mondo nel quale non sei confinato al ruolo di numero in tribuna, un mondo nel quale invece i protagonisti non sono costretti a nascondersi per non essere travolti da un tifo esagerato, esasperato dalla mancanza di contatto.
La SBK è speciale anche perché tecnicamente è ancora un mondo comprensibile a chi la moto la usa tutti i giorni. Anche se devo ammettere che con l’arrivo dell’elettronica questo aspetto è meno evidente che un tempo.
Negli ultimi anni la SBK è molto cresciuta, ma credo che questo fatto sia dovuto soprattutto alla grande crisi regolamentare che colpì la categoria alla fine del 2003. Quando iniziai il mio lavoro di telecronista, nel 2004, la SBK sembrava ripartire da zero. A Valencia, prima gara della stagione, c’erano 22 piloti di cui 12 erano su Ducati. Ten Kate schierava una sola Honda con Vermeulen. Iniziava il suo cammino la monogomma voluta da Paolo Flammini; una scelta contestatissima allora ma che nel giro di pochi anni è stata copiata prima dalla Formula Uno prima, poi dal Mondiale Turismo quindi dal Mondiale Rally ed ora anche dalla MotoGP.
Da allora ad oggi ci sono stati gli sforzi per il mantenimento dei costi ad un livello accessibile anche ai privati; un regolamento che è espressione di grande equilibrio in pista; l’impegno della Pirelli a continuare sulla strada dello sviluppo nonostante fosse fornitore unico… tutte azioni che hanno saputo attirare l’attenzione ed alimentare il desiderio di competizione di  nuove squadre e piloti fino ad arrivare  a questo 2009 con l’arrivo di BMW e Aprilia, senza dimenticare Triumph.
Ora il segreto per mantenere alto il livello di competitività del Campionato sarà quello di saper mantenere i costi ad un livello accettabile per squadre come Celani, DFX, Guandalini, Pedercini, PSG1 o Stiggy.

MC:Ben Spies e Max Biaggi. Diciamo il nuovo ed il vecchio? Come vedi la loro stagione?

LV: L’americano Spies sembra un vero e proprio tornado. E’ arrivato come una meteora e  ha spazzato via tutti gli elementi di incertezza che, si pensava, dovevano frenare il suo indubbio talento: moto nuova, gomme mai viste prima, piste sconosciute, nuovi avversari, ambiente sconosciuto. Adesso tutti sperano che Ben Spies non uccida precocemente questo mondiale, anche se pare che anche lui commetta errori, per il bene del campionato…
Max Biaggi è una certezza, per una casa come l’Aprilia. Max ha portato una ventata di professionismo puro nella SBK. Ha sfiorato il titolo al suo esordio, l’anno scorso ha lottato come un leone sperando che a fine anno la Ducati mantenesse le promesse fatte… Quest’anno è alle prese con una moto che sta crescendo a vista d’occhio, e se aggiungete la rabbia agonistica che il campione romano ha accumulato dal suo esordio ad oggi, potete capire da soli quali obiettivi si è posto Max, anche se, ovviamente, questo 2009 è da considerarsi un anno d’esordio.

MC:C’è un pilota che ammiri in modo particolare?

LV:Troy Bayliss. Mi sono rimasti nel cuore il suo talento, la sua classe infinita ed ineguagliabile ma soprattutto un tratto umano che solitamente fatichi a trovare in una persona come lui.
Pier Francesco Chili. Mi ha esaltato come appassionato, come speaker e come telecronista. Testardo nella vita e sulla moto, ma grazie a questo carattere capace di regalarci emozioni indimenticabili.

MC:Ti faccio la stessa domanda che ho rivolto un po’ di tempo fa  a Guido Meda, ma a parametri invertiti. Se ricevessi un’offerta economicamente molto allettante da Mediaset per andare a commentare la Moto GP accetteresti?

LV: Non credo che accetterei. Con i colleghi di LA7 vivo da sempre un rapporto fantastico, credo davvero unico. Poi, alla mia età, un cambio così importante non può essere dettato solamente da una questione economica. Inoltre a me non piace apparire e, quando ne sono costretto dalle circostanze, la cosa mi pesa parecchio.

MC:Oltre a vivere la moto ed il suo mondo per lavoro, sei anche motociclista per passione?

LV: Si, sono motociclista, ho posseduto diverse BMW K 1200 LT con le quali ho girato tutta l’Europa, prima nella veste di telecronista del Mondiale Turismo, poi in quella di telecronista del Mondiale SBK. Nel 2006 ne ho distrutta una contro una Fiat Panda uscita improvvisamente da uno stop. Da allora non ho ancora avuto l’opportunità di riacquistare una moto ma, quando posso, me ne faccio prestare una come nell’ultima trasferta del 2008 in Portogallo, dove sono andato in sella ad una BMW R1200 GS, una splendida esperienza. Mi piacciono da impazzire tutte le moto da “sparo”, ma mi rendo conto che in sella a quei bolidi si è sicuri solamente in pista!

MC:Seguendo la Superbike in giro per il mondo ovviamente manchi da casa per molte settimane l’anno. Come riesci a gestire il rapporto con la tua famiglia? E’ difficile conciliare la tua professione ed i tuoi impegni, con gli affetti più cari?

LV:Sono felicemente sposato, un matrimonio dal quale sono arrivate due figlie oramai grandicelle. Anche sotto questo aspetto mi posso definire una persona fortunata. Ho conosciuto mia moglie quando iniziavo la professione di speaker. Lei non mi ha mai ostacolato e molte volte mi ha incitato, nonostante sia lontana anni luce dal Motorsport. Per molti anni ho dovuto fare due lavori prima di riuscire a trasformare la passione per il giornalismo sportivo in una professione che garantisse un reddito minimo alla mia famiglia.
E’ vero, la mia famiglia è cresciuta con un marito ed un padre che, alla domenica, risulta il più delle volte latitante. Nonostante ciò dedico loro ogni momento libero della mia vita ed il rapporto credo sia molto soddisfacente.

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Altri commenti

vissio

però...a me non dispiace come telecronista anche se a volte "svirgola" parecchio...e devo dire che quest'intervista mi dà un'idea diversa di vignando!!
mi sembra una persona pacata e competente!!!
ora aspettiamo le altre due parti dell'intervista...spero si parli di la 7 che spesso dimentica quanto importanza ha la sbk per tutti noi e magari anche di qualche retroscena sull'addio di chili!!
ps
complimentoni a motocorse!!!!!!!!!

Inserito: 05 giugno 2009
DesmoDemone

Io sono un APPASSIONATO di SBK e delle SUPERLATIVE Telecronache di Gigi (i miei complimenti anche a Sanchini,che ci Diverte mentre ci Erudisce tecnicamente..), e Voglio Lodarne oltre che la sua Grande competenza e gradevolezza delle telecronache, anche la estrema Imparzialità..La sua evidente Passione non travalica mai nel Tifo, e questo è un Grande Merito ,sia della Persona che del Professionista.
Tutto all'opposto dell'Indecente Team di Italia 1-Fuorigiri, che fanno Vomitare per la Faziosità ed Incompetenza tecnica(ma spesso è fatto apposta!)delle loro pseudo-trasmissioni.
Grazie ancora e Complimenti sinceri.
PER SEMPRE VIVA BAYLISS !!!

Inserito: 06 giugno 2009
minelli

sono completamente d'accordo

Inserito: 07 giugno 2009
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Commento


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