
Pubblichiamo la seconda parte della lunga intervista a Niccolò Canepa. Niccolò ci parla un po' di lui, di alcuni aspetti del suo carattere, del rapporto tra manager e piloti, di gare, di elettronica e delle sue aspettative per il 2009. Insomma ancora argomenti interessanti.
Motocorse: Il tuo maggior pregio e il tuo maggior difetto, come uomo e come pilota? Niccolò Canepa: Un pregio è che sono molto tranquillo e freddo nelle cose che devo fare, sia se devo dare un esame all’università sia se devo affrontare una gara o delle prove importanti; riesco a vedere le cose con una certa lucidità.
E un difetto? Ne ho difetti? MC: Sei perfetto? NC: No, ne ho tantissimi di difetti. MC: Sicuramente sei molto sicuro di te stesso, come deve essere un pilota. NC: La sicurezza in se stessi è importante, ma a volte esser troppo sicuri di se nella vita di tutti i giorni soprattutto può creare problemi. MC: Giustamente il primo a credere nei propri mezzi sei tu. NC: Il motociclismo è uno sport particolare. Non esiste una figura come l’allenatore, presente anche in altri sport individuali, come l’atletica. Ci può essere qualcuno che ti da qualche consiglio, ma alla fine devi gestirti tutte le cose da solo. Per questo credo che il motociclismo sia uno sport che può aiutare a maturare velocemente. MC: Frequenti ingegneria, non è certo una facoltà semplice. E’ difficile conciliare la vita da studente universitario e quella da pilota professionista? NC: Difficilissimo. E’ difficile più che altro perché vedo i miei compagni di corso, che al mattino vanno in facoltà e frequentano le lezioni come faccio anche io quando sono a casa. Poi, però, dopo i corsi e un po’ di riposo hanno tempo per studiare. Io, invece, uscito dalla lezione vado ad allenarmi tre o quattro ore, oppure faccio fisioterapia, e quindi tempo per studiare me ne rimane pochissimo. Mettici anche il fatto che magari vado via una settimana, poi ritorno, e magari poco dopo riparto per un’altra gara: seguire le lezioni diventa complicato. Ma è una cosa che mi piace fare: anche se non riuscirò a laurearmi in cinque anni ma ce ne vorranno dieci, l’importante è farcela: voglio lasciarmi una porta aperta, dovesse andar male con le moto… MC: Talento e manico a parte, chi devi ringraziare per essere approdato alla Moto GP? NC: Sicuramente mio padre. Per me è sempre stato una guida: mi ha aiutato a prendere le decisioni giuste, oltre al fatto che ha rubato tempo al suo lavoro e alla famiglia per portarmi in giro a correre. Per me è stato importantissimo. MC: Parliamo di manager e piloti. Si parla molto del rapporto molto stretto - per usare un eufemismo - che lega Pedrosa a Puig. Come dev’essere il rapporto tra un manager e un pilota, per funzionare bene? Il manager deve essere anche un po’ un padre, in determinate circostanze, o deve solo pensare al business e a far andar forte il suo pilota? NC: Non si va avanti di solo business, né, del resto, in questo ambiente si va avanti con i soli sentimenti. Ci deve essere il giusto mix tra tutte e due le cose e Carlo (Pernat, manager di Niccolò Canepa e di Loris Capirossi, ndr) è bravissimo in questo: sa darmi consigli quando ne ho bisogno, ma allo stesso tempo è concentrato al 100 % a far funzionare il business. Credo sia il numero uno nell’ambiente. E’ anche tifosissimo del Genoa, come me... MC: Credi di poter ragionevolmente puntare a salire sul podio già alla prima stagione in Moto GP? NC: Non ci credo tanto. Però faccio questo ragionamento: se nel 2007, quando ho vinto il Mondiale Superstock 1000, mi avessero detto che nel 2009 avrei corso in Moto GP – ed è successo – li avrei presi per pazzi, quindi sto imparando a tenere la mente aperta. Quest’anno sarà molto difficile, però io ce la metto tutta: l’obiettivo è sempre quello di arrivare davanti qualsiasi cosa si faccia. Io ci provo, se poi il podio arriverà, tanto meglio...
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