Seconda puntata della lunga ed interessante chiacchierata con un motociclista chiamato Guido Meda. Il telecronista Mediaset ci parla di piloti e case, del connubio Moto GP e tv e di quello che in poltrona lo fa impazzire… la Superbike.
Moto Corse. A chi ti accusa di essere palesemente troppo a favore di Valentino Rossi durante le telecronache, cosa rispondi?
Guido Meda. Che sono stufo di rispondere a questa domanda. Io non sono diverso da un buon 90/95% di italiani ai quali parlo. Mi gaso passivamente se vuoi, mi lascio prendere. Si sente un entusiasmo? Pazienza, non è immeritato. La verità è che alcuni mi sottopongono a una prova fonometrica. Non mi dicono se sono un bravo o un cattivo cronista/giornalista, mi dicono che urlo troppo per Rossi. Ma chi mi accusa non tiene conto di quello che ha significato Rossi per il motociclismo e per la moto in generale. 97 vittorie, 8 mondiali, 151 podi. Siamo al 50% e oltre nel
rapporto tra gare disputate e vittorie, gare disputate e podi. Cosa dovrei aggiungere? Senza considerare il patrimonio televisivo e spettacolare che ha rappresentato. Senza considerare l'affabilità nei rapporti, l'originalità e l'intelligenza con cui sa porsi. Rossi è odiato da un reflusso di tifosi del buon Max Biaggi, che vedono icone del male in tutto ciò che si avvicina a Valentino. In buona parte si sono riversati anche sulla Ducati. E infine ci sono quelli che non lo amano più per il suo casino fiscale e quelli che si sono stufati di vederlo dominare e di sentirlo nominare in continuazione. Comprensibili peraltro. Ma io personalmente non ce l'ho con nessuno, né con Biaggi che resta comunque una persona difficile, né tantomeno con la Ducati.
MC. Già, la Ducati, la “Regina Rossa”…
GM. Direi che in Ducati non c'è una persona con cui non vada sinceramente d'accordo. Posso dire che l'uomo mi affascina comunque più della macchina. A chi mi contesta il fatto di non considerare la Ducati alla stregua della Ferrari rispondo che uno dei vantaggi del motociclismo è quello di avere ancora una preponderanza dell'uomo sulla macchina. Non ho la “ferrarite”, pur essendo orgoglioso di quello che a Maranello e Borgo Panigale sanno fare. Al punto che in pista ci vado con una Ducati da molti anni, anche se ora ho aggiunto una Triumph Daytona 675 al mio box personale. Stimo Stoner e gli voglio bene come persona. Penso che sia un pilota geniale. Certo con lui non ho il rapporto che ho con Valentino, per questioni anagrafiche, di lingua e di carattere, ma non mi piace che mi si attribuiscano frasi od opinioni che su di lui e sulla Ducati non ho mai espresso. Forse pago un pochino il fatto di essere il frontman del gruppo per cui a volte attribuiscono a me opinioni espresse dal altri. Sono gli oneri di un mestiere che per fortuna ha anche tanti onori.
MC. Il tuo modo di commentare le gare è senz'altro originale, ma non pensi che un tono più distaccato e dettato da minor enfasi potrebbe essere apprezzato da un maggior numero di spettatori?
GM. Più di quelli che abbiamo già?? Abbiamo raggiunto livelli di audience pazzeschi, impensabili fino a qualche anno fa. Fino ad impensierire e a volte sorpassare la Formula 1 che va in onda su canali più potenti di Italia1 ed è un moloch. Abbiamo fatto sul motociclismo un lavoro incredibile, anche perché abbiamo usato enfasi ed originalità che sono spontanee. Se mi chiedessero di cambiare il mio modo di raccontare lo sport mi ritirerei. Non in segno di protesta, semplicemente perché sono capace di lavorare solo in questa maniera. Devo divertirmi, sentire la gara, appassionarmi. Fino a qui ha funzionato da Dio, avvicinando alle moto molta gente, donne comprese, che non si sarebbe altrimenti mai sognata di seguire il Mondiale.
MC. Chi è il pilota diciamo più alla mano ed estroverso che hai avuto l'opportunità di intervistare, e quale quello, diciamo più riservato e timido, per non dire magari più antipatico?