Guido Meda non ha bisogno di presentazioni. Da anni è la “voce ufficiale” del Motomondiale per l’Italia. In via del tutto eccezionale, lo abbiamo messo dall’altra parte del tavolo, abbiamo girato verso di lui il microfono del registratore e lo abbiamo lasciato parlare. Guido è stato disponibilissimo ed ha risposto, con puntualità, a tutte le domande. Ne è venuta fuori una lunga ed interessantissima intervista che proponiamo, a puntate, ai nostri lettori. Di seguito la prima parte.
MotoCorse. Innanzi tutto: perché hai scelto di fare il giornalista e perché proprio il giornalista sportivo ?
Guido Meda. Non c'è un motivo codificabile. Mi piaceva l'idea, mi è sempre piaciuto scrivere, raccontare, parlare. Ho sempre adorato lo sport. Appena ho avuto l'occasione di provarci l'ho fatto. Ma erano altri tempi, era più facile iniziare, c'era fame di giovani che galoppassero. Il mestiere si imparava praticando, sul campo, seguendo direttori carismatici. Il mio primo fu Montanelli. Solo l'idea di scrivere per un giornale diretto da lui era fonte di una motivazione speciale che mi permetteva di studiare e lavorare contemporaneamente. Poi nell'88 Berlusconi acquisì le frequenze di Telecapodistria e io entrai nel gruppo che poi sarebbe diventato Mediaset. Da quel giorno non ne sono più uscito.
MC. Quali sono le caratteristiche principali che deve avere un giornalista e specificatamente un giornalista sportivo?
GM. Un giornalista sportivo non si differenzia dagli altri giornalisti, è solo più fortunato perché l'oggetto del suo racconto ha a che vedere con il divertimento. Curiosità, capacità di raccontare, amore di verità, lucidità di analisi e, nel caso dei televisivi, un eloquio che sia coinvolgente, un lessico che sia comprensibile a tutti.
MC. Negli anni passati hai seguito per le reti Mediaset la Coppa del Mondo di Sci Alpino. Poi sei passato al Motomondiale: scelta dettata dai palinsesti o ha prevalso la tua passione per i motori rispetto a quella per lo sci?
GM: Sono cicli, corsi storici. Quando iniziai, seguii lo sci perché eravamo quattro gatti e ci spartimmo gli sport secondo passione. Io in realtà ero appassionato da sempre di moto, ma rimanevano il mio hobby perché la redazione motori era l'unica già al completo. Poi quando acquisimmo i diritti del Motomondiale e Nico Cereghini decise che non aveva più voglia di girare per il mondo segnalò me come suo successore. E io accettai con entusiasmo.