Dakar: lutto per Andy Caldecott

In Offroad

di Giorgio Papetti, 10 gennaio 2006
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Dakar: lutto per Andy Caldecott


L'australiano Andy Caldecott, classe 1964, è deceduto nella nona tappa della Lisbona - Dakar alla guida della sua KTM ufficiale. Andy è morto al Km 250 dell’ultima prova in Mauritania, la tappa Nouakchott – Kiffa; una caduta fatale, in una zona del deserto non lontana da dove lo scorso anno morì Fabrizio Meoni.

Pilota di enduro, da diversi anni inseguiva il sogno di correre la Dakar e dopo aver vinto tre safari australiani nella sua cittadina qualcuno ha pensato bene di indire una colletta per raccogliere i soldi necessari a coronare questo sogno. Lo scorso anno Andy ha potuto finalmente partecipare vincendo una tappa e concludendo, da privato, con una fantastica sesta posizione. Il sogno di un grande uomo si era avverato e Andy avrebbe continuato a correre in patria da privato, coltivando la sua passione anche nel quotidiano lavorando nel suo negozio di moto. Probabilmente l’Africa sarebbe rimasta un fantastico ricordo dal portare nel cuore, se KTM quest’anno non gli avesse proposto di guidare una moto al posto di un pilota ufficiale infortunato.

A questo invito Andy non ha saputo dire di no e così ha salutato la moglie, il figlio e gli amici per ripetere quella straordinaria esperienza che aveva portato il suo sogno oltre ogni aspettativa solo un anno prima. Anche quest’anno ha dimostrato tutto il suo talento vincendo la terza tappa e lottando giorno dopo giorno per portare in alto la sua KTM. Nella nona tappa però una caduta ha stroncato la sua vita, ponendo fine a un’altra straordinaria storia a cui il destino a voluto negare il lieto fine.

Addio Andy, non ho avuto l’onore di conoscerti ma come tutti i piloti che partecipano alla Dakar inseguendo il proprio sogno meriti tutta la mia ammirazione. Qualcuno ricomincerà a puntare il dito sulla Dakar, sulla sua pericolosità, cercando di porre fine a questa competizione. Il pericolo c’è, inutile nasconderlo, ma ce n’è tanto anche in altri sport e nella vita in generale. Se è vero che esiste qualcosa di superiore, che spesso si porta via i migliori lasciandoci con il solo conforto della fede, significa che non abbiamo il diritto di giudicare niente e nessuno. Se è così, non credo sia giusto condannare la Dakar e tentare di impedire a uomini liberi di rincorrere i propri sogni. Per questo spero che la Dakar, facendo il possibile per aumentare in sicurezza, possa continuare a regalare emozioni a noi e soprattutto a chi decide coscientemente di viverla in prima persona.





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NiNjA66
Italy
Turin

Mi dispiace molto per Andy, come per tutti coloro che prima di lui ci hanno lasciato durante le edizioni della Dakar, sottoscrivo comunque quanto detto da te: sicurezza al massimo possibile, controlli severi sui mezzi, ma niente sterili polemiche e divieti.

Green Lamps

Inserito: 14 gennaio 2006

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