Dakar 2006: race report Acerbis, preliminari

In Offroad

30 dicembre 2005
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Lisbona, 30 Dicebre 2005. L’attesa è stata lunga, ed alla fine anche un po’ noiosa. Colpa dell’organizzazione, che ha saputo rendere facili le operazioni preliminari di verifica per la 28ma edizione della Dakar: la Euromolhoes Dakar 2006. siamo dunque ai blocchi di partenza per l’ennesima edizione dei record. Una Dakar di più, una Dakar con nuovi e costanti motivi di orgoglio. Sembrava spacciata, ricordate?, dieci ani fa. Ora sembra essere un drago dalle sette teste, capace di riprodursi nel contorno di emozioni “terrificanti” in grado di generare.

Dei record. La Dakar dei record che non smette di stupire. A luglio d ques’anno, con sei mesi di anticipo, la corsa aveva chiuso le porte di accesso: numero massimo previsto raggiunto in un soffio, una lunga lista di attesa. A Lisbona hanno verificato, ordinatamente, 233 moto 177 macchine e 80 camion, ma la cifra che desta maggiore stupore è quello del “totale”, del censimento preliminare del villaggio nomade che per 15 giorni risiederà nel Sahara, poi nell’Africa nera. Sono 2.400 persone, infatti, che animeranno la carovana di questa Dakar portoghese. Si parte da Lisbona, lo sapevate. Ma non sapevate che la città si è preparata come per le olimpiadi, a non voler ammettere che la Dakar è comunque l’olimpiade dei rally raid.

Si è preparata tirando a lucido un città n fermento, allestendo l’area di Belem come per la più grande festa della storia del motorismo sportivo.

Intanto i piloti moto, gli equipaggi auto e camion, ed i mastodonti del deserto, gli elefanti da corsa, i camion della Dakar, insomma, sfilavano tutti sotto gli sguardi attenti dei commissari sportivi. 21 “stazioni” di verifica, in totale, prima di avere il timbro finale e liberatorio sulla scheda di partecipazione. Da quel momento il parco chiuso per il mezzo, l’hotel e la città a disposizione per i piloti, i familiari dei piloti, i tifosi ed i curiosi. Da non credere l’animazione che il Rakly desta in questa sua “prima” portoghese.

Tra i primi a verificare Edi Orioli e Hubert Auriol. Le Isuzu del Team Clay Ragazzoni, per la prima volta in configurazione ufficiale hanno suscitato una grande ammirazione, ed attorno ai piloti un’atmosfera di vera e propria eccitazione. Il grande friulano ha vinto per quattro volte la Dakar, il grande francese lo ha fatto per tre, due in moto ed una in auto. Significa qualcosa, nella rinnovata attesa di un evento sportivo come la Dakar? Sì, significa una bella fetta della leggenda della corsa più dura del mondo. Significa riunire sotto gli stessi colori due degli eroi di tre quarti della storia della corsa. Significa proporre nuovi, affascinanti episodi di un’avventura destinata a scolpire per un altro quarto di secolo le tavole dello sport. Edi Orioli, che corre con Pascal Rosolen, è l’unico italiano tra gli automobilisti, che peraltro contano su una bella rappresentanza tra i camion (non ultima la sua assistenza di lusso, composta dal camion di Barilla e Marzotto).
Le star assolute della corsa sono ancora loro: le Mitsubishi dell’imprendibile Peterhansel, questa volta sotto la pressione di Volswagen venuta per “fare fuori” l’avversario. Se, da una parte, la Casa giapponese ha confermato in toto la solida squadra vincente, affiancando al fuoriclasse francese Alphand, Masuoka e Nani Roma, lo seso non si può dire della Marca tedesca, che ha schierato un vero e proprio esercito di cinque auto, più una.. VW ha infatti portato a Lisbona Saby, la Kleinschmidt, De Villiers e Mark Miller, esplodendo nel delirio collettivo iberico copn la presentazione di un debuttante d’eccezione, il rally-man Carlos Sainz. Fuochi d’artificio anunciati. Cinque più uno. Già, perché non dobbiamo dimenticare la macchina affidata a Henrardt, uno dei capostipite della storia dell’impegno Volkswagen.

Poi c’è Schlesser, con i cui buggy corrono anche Magnaldi e Sersomma, il vassoio della partecipazione auto alla Dakar 206 è particolarmente alletante e succulento, e c’è già che si afretta giocarsi la tredicesima sulla conferma Mitsubishi o sul breack Volkswagen.

Per le moto non è, logicamente, un discorso di Marca. Fermi restando che qualcuno appassionatamente tifa Fretigné e la sua Yamaha, il grosso del piatto non dovrebbe sfuggire all’armata KTM. Il duello annunciato è quello tra Despres, campione in carica della Dakar, e Coma, campione del mondo della specialità. Francia contro Spagna, rappresentate alla grande dalle formazioni Gauloises e Repsol. Queat’ultima a presentato anche un Junior Team del quale fa parte il debuttante Viladoms e del quale non fa parte Duran, fermato da un infortunio ai recenti test tunisini. Al suo posto KTM Repsol ha chiamato l’australiano Caldecott, non proprio giovanissimo ma molto veloce e consistente.

Despres puù contare sull ‘appoggio di Gau e Casteu, un po’ meno su quello di Esteve, passato al Gauloise con l’intento di vincere. Con gli spagnoli di Repsol, invece, corrono anche Giovanni Sala, un irremovibile alla sua nona Dakar, e De Gavardo. Ma non basta. C’è infatti da aspettarsi che la KTM RedBull USA non starà a guardare. Blais lo si è già visto, Grider, credeteci, va forte!
Non ci dimenticheremo dei motociclisti italiani, che vi presenteremo nei giorni prossimi. Oltre una dozzina tra “esperti” e “novizi”, accomunati da un obiettivo: raggiungere Dakar il 15 gennaio, dopo aver messo KO il Sahara.




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