Dakar 2006: Intervista a Edi Orioli

In Offroad

29 novembre 2005
Share  
Dakar 2006: Intervista a Edi Orioli


Il primo contatto con i percorsi africani non fu entusiasmante. Era il 1984, quando partecipò al Rally dei Faraoni con la Honda del team Ormeni, ed una volta sceso dall’aereo che lo aveva riportato in patria giurò che non avrebbe più messo piede nel Continente Nero.

Ma il “mal d’Afica” aveva ormai segnato la carriera di Edi Orioli, che già l’anno dopo era di nuovo a correre nel deserto. “Ricordo ancora la mia prima Dakar” spiega il pilota friulano “per quei tempi era una corsa non convenzionale tutti i punti di vista, ad iniziare dall’impatto con l’ambiente”. Dopo il 2° posto del 1997, Edi confermò la sua competitività nella maratona africana centrando l’anno successivo la prima delle sue quattro vittorie (le altre nel ’90, ’94 e ’96), ribadendo la sua passione per la Dakar correndo tutte le restanti edizioni ad esclusione di due quando decise di passare, nel 2002, dalle moto alle auto.

Ambizione che aspirava da diversi anni. “Se non avessi corso in moto molto probabilmente sarei stato un pilota di rally automobilistici o avrei fatto lo sciatore” conferma Orioli “perché i rally e lo sci sono le mie due grandi passioni. Purtroppo non potendo guidare la macchina prima dei 18 anni a quell’età la mia carriera di pilota moto era già tracciata e ho continuato in quella direzione.
Anche se mi è rimasto il rammarico di non aver potuto seguire le orme di campioni come Colin Mc Rae o Carlos Sainct, magari alla guida di una Subaru ufficiale saltando a 200 all’ora sulle speciali della Mille Laghi. Ora è troppo tardi per intraprendere una carriera nei rally, però se avessi una macchina competitiva penso che alla Dakar potrei dire la mia visto l’esperienza che ho del terreno africano e che me la cavo piuttosto bene anche con il volante tra le mani”.

Che differenza c’è tra correre una Dakar in moto o in auto? “Principalmente il diverso impegno fisico, in macchina si fatica ma non è assolutamente paragonabile allo sforzo che si fa in moto. Questo non vuol dire che correre la Dakar in auto sia una passeggiata perché devi avere lo stesso una buona preparazione atletica. Lo stress però è completamente diverso, anche perché in macchina ti puoi concentrare al 100% nella guida in quanto hai il navigatore che ti indica il percorso, mentre in moto sei solo tu, il road book e il GPS per cui non puoi andare a manetta dalla mattina alla sera. In auto quindi ci sono molte più comodità, ma ad esempio sulle dune di sabbia rimpiango la moto perché oltre ad essere più divertente è più facile insabbiarsi con una quattro ruote col rischio di avere grossi ritardi sulla classifica generale”.

Da quest’anno sei entrato a fare parte della squadra Acerbis come testimonial della Dakar.
“Mi ha fatto piacere che Franco Acerbis mi abbia scelto per diffondere l’immagine della Dakar, probabilmente perchè godo di una certa popolarità, la gente mi conosce e lega il mio nome a questa gara”. 



Pagina 1 di 2 Pagina successiva


Stampa  Versione stampabile   Invia ad un amico  Manda ad un amico     Scrivi un commento  Scrivi un commento »

Commenta usando Facebook

Commenti dei lettori

Username
Password
Non sei registrato?
Registrati, è gratis!

Commento


Articoli precedenti in Offroad

» Team e piloti del mondiale cross 2006
» Bartolini vola sulla Yamaha Factory 2006
» Una festa per i crossisti lombardi: Regionale in Festa 2005