Sabato 19 febbraio, ore 21, Palaolimpico di Torino. Prova del Campionato del Mondo Motocross Freestyle. Tutto esaurito per gli acrobati della Night of the Jump: uno show indimenticabile, con alcuni nei. Il biglietto d'ingresso per un posto in tribuna centrale costava 53 euro, con i diritti di prevendita su internet. Il prezzo, secondo me, non è giusto. Se consideriamo inoltre che il servizio d'ordine era parzialmente gestito da volontari, quindi non pagati, è ancor meno giusto.
Tuttavia, una tantum, ci si può concedere un lusso di questo tipo, in cambio di uno spettacolo indimenticabile, organizzato da impeccabili professionisti.
E' stato quasi così. La prima sorpresa, all'ingresso. Un serpentone lunghissimo di persone accalcate disordinatamente che, in coda alle casse, aspettavano di ritirare il proprio biglietto in cambio della conferma di prenotazione ricevuta via e-mail. Mezz'ora di coda a causa di cassieri mal organizzati che cercavano negli scatoloni le buste contenenti i biglietti per ognuno degli aventi diritto. Poiché si tirava troppo per le lunghe, per amore di quiete gli organizzatori hanno pensato bene di far entrare le ultime centinaia di persone in coda senza ulteriori verifiche, così alcuni portoghesi hanno avuto vita facile.
Alle ventuno e trenta lo spettacolo è iniziato. Primo problema, i due presentatori. Non ho mai avuto la pretesa di rivaleggiare con i fennec (piccole volpi del deserto dall'udito finissimo), ma, in due ore e mezza di spettacolo e di ininterrotti commenti, avrò capito si e no due parole. Una infelice disposizione degli altoparlanti provocava infatti fastidiosi rimbombi che trasformavano le voci degli speaker in muggiti (a me) incomprensibili. Ma poco importa, lo spettacolo era tutto da vedere, più che da ascoltare.
Sull'onda dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, qualcuno ha pensato di cominciare lo show facendo alzare tutto il pubblico per cantare all'unisono l'inno di Mameli. Non so se sia stata una cosa bella oppure no, però confesso che, in quel contesto, all'inizio della manifestazione, mi ha lasciato perplesso. Boh. Comunque, per amor di Patria, l'ho cantato tutto a squarciagola, alla faccia dei soliti antipatici fischiatori. La pista era fatta bene, anche se lievemente sacrificata. Dopo ogni salto, infatti, i nostri eroi erano costretti ad una immediata inchiodata per evitare di affondare il casco nei materassi messi contro il muro. In alternativa potevano infilare una stretta porticina.
Lo spettacolo offerto dai campioni della specialità è stato comunque di alta qualità. I piloti non si sono risparmiati, sebbene la gestione dell'entusiasmo del pubblico da parte dei presentatori fosse a volte mal canalizzata, e talvolta i nostri crossisti sono stati costretti a lasciare l'arena nel silenzio, dopo performance incredibili oltre i confini della fisica, perché i presentatori già parlavano d'altro (chissà di che cosa…). Un appunto va fatto alla prova di salto in alto. Una rampa letteralmente verticale, in cima alla quale c'era un'asticella simile a quella del salto in alto tradizionale, quello per atleti appiedati. Peccato però che la rampa fosse costituita di friabile terra, così dopo pochi passaggi delle moto era necessario utilizzare la pala della ruspa per rimodellarla. A forza di scavare e rimodellare, la distanza orizzontale dell'asticella dalla rampa si è ridotta, mentre quella verticale aumentava, finché è diventato presto impossibile il suo superamento, e anche l'imperatore universale dei crossisti non avrebbe potuto fare a meno di urtarla con la ruota anteriore. Sarebbe bastata una rampa rigida come i trampolini per i salti lunghi, e la qualità dello spettacolo ne avrebbe guadagnato, perché il salto in alto è una specialità divertente ed emozionante, e vanificare l'abilità e il coraggio dei centauri in questo modo dispiace un po'.
I piloti sono stati il piatto forte. Si è visto di tutto, backflip con avvitamento, tuffi carpiati, figure artistiche degne di emuli volanti di Carla Fracci. Un momento particolarmente carico di pathos è stato quando uno dei nostri eroi (alcuni dei quali si esibivano senza altre protezioni oltre agli stivali e al casco integrale, quindi niente pettorine, paraschiena, ginocchiere, gomitiere per non sacrificare l'agilità di movimenti alla necessità di protezione) si è dimenticato di completare i 360° del backflip, limitandosi a 180°. Così è atterrato, non proprio morbidamente, in piedi con la moto capovolta sopra la testa. Fortunatamente è riuscito ad evitare che la sua cavalcatura gli franasse addosso rovinosamente e quindi ha limitato i danni, tant'è che il coraggioso si è poi rialzato sulle sue gambe mentre il pubblico lo acclamava con un boato.
Per la cronaca, il vincitore della prova è stato il francese Remi Bizouard, seguito dallo statunitense Javier Villegas e dallo spagnolo José Mirrales. Quarto il nostro Max Bianconcini. Dimenticavo, ottime le ponpon girls, parecchie delle quali molto lontane dal rischio anoressia. Al termine dello spettacolo, una assurda coda anche per uscire, a causa dei pochissimi cancelli aperti che hanno reso difficoltoso l'esodo dal Palaolimpico. Spero che gli organizzatori abbiano saputo far tesoro dei loro errori e che l'anno prossimo ci possano proporre una versione riveduta e corretta del Motocross Freestyle, che è e resta un grande spettacolo, capace di emozionare grandi e piccini, appassionati e profani.
Guardate il video del nostro collaboratore Carlo Molinero. In fotografia, la rampa per il salto in alto.
Sono un vecchio crossista cresciuto con Piron, Forni,Rustignoli ecc, ho condiviso il Paddock mondiale con Maddi, Rinaldi ecc, ora seguo il Motocross ormai da spettatore ma in questo 'Freestyle' proprio non mi riconosco.
Non c'entra niente con il Motocross.
E' un solo un circo equestre.
Ricorda l'esibizione dei gladiatori nell'antica Roma.
Sembra che tutti aspettino solo l'incidente.
Oltretutto è estremamente diseducativo nei confronti dei giovani.
Piloti che si esibiscono quasi senza protezioni!!!!
Fossi la FMI vieterei immediatamente questo tipo di manifestazioni
Il pubblico che vi assiste non ha nessuna cultura motociclistica.
No, non sono assolutamente favorevole a questa 'degenerazione' del mio sport preferito!