Il fuoristrada sta vivendo un periodo di forti contraddizioni. Da un lato sempre più motociclisti hanno voglia di abbandonare l’asfalto per provare il fascino del tassello; dall’altro le tematiche ambientali e i divieti rendono sempre più difficile la pratica del fuoristrada, non solo su mulatterie e sentieri ma anche nelle piste da cross, i cui gestori devono fare i conti con i decibel sparati dagli scarichi delle moderne 4T. Purtroppo gran parte dei guai che affliggono il fuoristrada arrivano proprio dai fuoristradisti, che troppo spesso vanno in giro con scarichi aperti e non rispettano minimamente luoghi e persone rendendo la convivenza impossibile. Come sempre sono una esigua minoranza, ma di fatto è la più “visibile” ed è sufficiente per mettere in cattiva luce tantissimi fuoristradisti educati e rispettosi. A questa amara legge sembra sfuggire solo una categoria, che per svariati motivi rappresenta oggi il modello più sostenibile di fuoristrada praticato fuori dalle piste. Mi riferisco ai trialisti, gente che grazie alla tipologia di moto e a un approccio molto particolare al fuoristrada riesce ad avere un impatto ambientale bassissimo.
La prima mulatrial della Valle Taleggio, organizzata dal Motoclub Alta Valle Brembana (una costola del Motoclub Bergamo) con il suppporto di molti appassionati, è stata l’occasione per vivere in prima persona il clima che si respira durante una cavalcata (il termine esatto è mulatrial in questo caso) riservata alle moto da trial. Ci siamo quindi dotati di moto specifica (una Sherco 2T) e abbiamo provato a fare il percorso a dispetto delle pessime condizioni metereologiche, che fino a poche ore prima della partenza hanno riversato sul tracciato ettolitri d’acqua. In molti, compreso il sottoscirtto, domenica 30 Maggio vedendo il cielo grigio e una fitta pioggerellina avranno pensato di restarsene a letto, ma poi la passione ha avuto il sopravvento e alla partenza si sono presentati 226 trialisti (dato confermato dagli organizzatori), un numero decisamente buono per una mulatrial completamente nuova e per di più penalizzata dalle avverse condizioni meteo. Le procedure di distribuzione dei pettorali sono avvenute nella massima tranquillità e alle 10 in punto, data fissata per la partenza, i primi trialisti hanno lasciato il piazzale per dirigersi verso il sentiero di inizio, posto in cima al paese. Il percorso tracciato dagli organizzatori prevedeva una sorta di anello, che partendo da Peghera toccava le località di Vedeseta e Gerosa intervallando suggestivi paesaggi tra i pascoli ad altri tipici della valli lombarde, con stretti sentieri nel bosco e mulattiere ricche di gradoni di roccia e tornantini strettissimi. Niente che non fosse alla portata di un trialista di basso-medio livello, tanto che anche il sottoscritto è riuscito a completare il percorso ricorrendo solo in due occasioni alla provvidenziale compagnia della spinta. Purtroppo il maltempo aveva reso viscidi alcuni passaggi rendendoli molto insidiosi. In questi punti si formavano inevitabilmente dei tappi e la cosa sorprendente, facendo un paragone con le cavalcate di enduro, è che nessuno si spazientiva e tutti se la ridevano attendendo il momento buono per salire. Anche gli aiuti arrivavano spontanei non solo dai numerosi marshall e tra gruppi di amici, ma anche tra perfetti sconosciuti che giocoforza si trovavano nelle condizioni di doversi aiutare a vicenda per superare i tratti più fangosi. Questo clima di mutua assistenza, assieme alla bellezza del paesaggio, è indubbiamente l’aspetto che più ci è piaciuto di questa mulatrial che incarna perfettamente quello che dovrebbe essere lo spirito di queste iniziative: dare la possibilità a tutti di conoscere nuovi posti nel pieno rispetto e senza voler introdurre per forza di cose passaggi impossibili o troppo pericolosi. Nello specifico gli organizzatori avevano previsto un tratto hard (comunqe non pericoloso), ma con possibilità di scegliere un percorso alternativo più facile e panoramico. A circa 2/3 dell’anello era disponibile un punto di ristoro con bevande e panini compresi nella quota di iscrizione (20 Euro, che davano diritto anche a gadget ricordo), lasciato il quale si riprendeva il percorso per raggiungere nuovamente il punto di partenza.
Che dire, complimenti agli organizzatori, non solo per la professionalità ma anche per la grande disponibilità dimostrata nei confronti di tutti. L’unico suggerimento per la prossima edizione è quello di segnalare meglio alcuni bivi. In alcuni casi infatti le fettucce gialle erano troppo poco visibili e si rischiava di imboccare il sentiero sbagliato (specialmente al bivio per Vedeseta). Per il resto nulla da dire, manifestazione pienamente riuscita anche grazie alla civiltà dei partecipanti e al bassissimo impatto ambientale assicurato dalle moto da trial. Più di 200 moto sono comunque tante e vedere la gente del posto salutare anziché imprecare è stato veramente rincuorante.