GetUP! Trophy: quando l’enduro è una festa per tutti

di Giorgio Papetti

GetUP! Trophy: quando l’enduro è una festa per tutti


Dopo anni oscuri, l’enduro è una realtà in grande spolvero, con i pro e i contro che questo implica a livello di gestione del territorio e di convivenza civile. Fuori dalle scuole, accanto agli scooter si trovano sempre più spesso enduro 50 e 125 e anche tra gli adulti c’è un ritorno al tassello, forse per quella voglia di libertà e di evasione che trasmette questa disciplina fortemente a contatto con la natura.

Tutto ciò ha portato da un lato a un maggiore interessamento da parte delle case, con nuove proposte anche nella fascia medio bassa di prezzo, dall’altro al proliferare di attività legate all’enduro. Le cavalcate ormai non si contano più e in molte regioni questo boom di enduristi, in mancanza di regole precise che tutelino sia il territorio sia sacrosanto diritto di praticare questa disciplina sportiva, sta creando non pochi problemi.

Il team +Overfourty ha sin dalla sua nascita sostenuto l'enduro non solo responsabile ed ecosostenibile, ma anche aperto a tutti. Questa filosofia, che tra l’altro ha portato a importantissime iniziative come quella di pulizia dei boschi, prevede la creazione di eventi in cui l’enduro sia una festa a cui partecipare con tutta la famiglia. Niente gare al massacro con l’ansia da prestazione, ma piacevoli giornate passate su percorsi, spesso creati ad hoc con il supporto degli enti locali, dove ci si può divertire indipendentemente dall’esperienza e dal livello di preparazione. L’ultimo evento organizzato da GetUP!, un magazine online gratuito dedicato all’enduro che è a tutti gli effetti una costola del team +Overfourty, si chiama GetUP! Trophy e si è svolto presso il crossodromo di Lodi, opportunamente modificato per evitare inutili rischi a chi non è abituato a salti e whoops. Noi ci siamo voluti andare per vivere di persona la giornata, che verrà ripetuta prossimamente e di cui vi daremo maggiori informazioni appena saranno disponibili.

Diciamo subito che i ragazzi del team hanno svolto un eccellente lavoro, prenotando la pista di Lodi e modificandola in modo da eliminare i salti più pericolosi e allungarla con un grande fettucciato ricavato nel pratone adiacente. Un bel percorso, privo di particolari difficoltà tecniche ma in grado di far divertire sia i principianti sia i più esperti. Per non “ingolfare” il percorso tutti gli iscritti (oltre 150 iscritti) sono stati divisi in piccoli gruppi in modo che sul percorso ci fossero contemporaneamente presenti circa una quarantina di moto. Il bello è che ogni gruppo aveva a disposizione un transponder fornito dagli organizzatori, così tutti hanno potuto verificare i tempi sul giro e anche i miglioramenti da inizio a fine giornata. Il clima goliardico ha fatti sì che la giornata fosse realmente un momento di divertimento e di relax, senza la frenesia della competizione che purtroppo sempre più spesso rovina anche eventi che sulla carta non hanno nulla a che fare con le gare. Anche grazie a questo accorgimento tutto è filato liscio, senza nessun incidente. Gli organizzatori avevano comunque previsto la presenza di un’ambulanza, che fortunatamente è servita solo a rassicurare un ragazzino caduto dopo essere arrivato lungo a una curva. 

Noi abbiamo fatto alcuni giri e possiamo affermare che il traffico in pista era assolutamente accettabile, tanto che in alcuni momenti sarebbero tranquillamente potute entrare più moto di quelle effettivamente in pista. È stato anche bello vedere persone che non si conoscevano scambiarsi le moto, altri prendere in giro i compagni che scendevano in pista e altri ancora che semplicemente si godevano la giornata passeggiando nel paddock ricavato sul piazzale della pista. Paddock tra l’altro impreziosito da alcune iniziative interessanti, come la presenza di Andreani che gratuitamente effettuava un tun-up di base delle sospensioni dando preziosi consigli a tutti. C’erano anche alcuni stand che vendevano ricambi e abbigliamento e persino un prototipo di moto elettrica a disposizione per una prova. La Sling, questo è il nome dato alla sua creatura da Nuccio Santandrea, è una enduro vera ricavata sulla base della HM 50 Racing a cui viene innestato un motore elettrico alimentato da due batterie che assicurano un’autonomia di circa 2 ore. Ovviamente non ci siamo fatti scappare l’occasione di provarla e anche se si trattava ancora di un prototipo privo di messa a punto (specialmente per quanto concerne il reparto sospensioni e la gestione della termica legata alle batterie) abbiamo tratto alcune conclusioni molto interessanti.

Se non si ha la frenesia di fare il tempo con la Sling ci si diverte un sacco nell’assoluto silenzio. Noi pensiamo all’elettrico soprattutto come soluzione ideale per il motoalpinismo e le girate nei boschi, ma anche in fetucciatto ci si riescono a togliere delle belle soddisfazioni. In un percorso tortuoso e lento come quello ricavato sulla pista di Lodi chi ha un minimo di dimestichezza con le moto elettriche (che richiedono una guida parecchio diversa da quella di una moto tradizionale) riesce a tenersi dietro molte moto ben più potenti. Nei due giri di pista, per esempio, siamo stati superati solo da una KTM 450 4T e da una Gas Gas 250 2T, superando parecchi piloti grazie all’agilità della ciclistica e alla rapidità con cui si riesce a dare gas uscendo dalle curve. Certo non eravamo in bagarre con dei piloti professionisti, ma questo semplice test la dice lunga su quanto gli utenti normali siano realmente in grado di sfruttare le potenze imbarazzanti delle moderne moto da enduro. Il GetUP! Trophy è stata in sostanza une bella giornata di enduro, allieta anche dalla presenza di un fotografo, una troupe video e graziose fanciulle che si lasciavano fotografare. Sarebbe bello che anche le cavalcate ricominciassero ad avere questo spirito e che una volta per tutte l’enduro tornasse ad essere quel magnifico sport rispettoso della natura e rispettato dalla gente comune, che magari va nei boschi a cercare funghi e sarebbe anche disposta a salutare un endurista se solo questo non avesse gli scarichi liberi e guidasse come un forsennato. Il team +Overfourty persegue questa filosofia e noi non possiamo che condividerne appieno i valori.

(un ringraziamento a Luca Braguti per le foto in pista)

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