 di Giacomo Ferri
Per raccontare di questa 11.a incredibile edizione del Tuareg Rallye bisogna cominciare dai meno protagonisti ma altrettanto importanti uomini delle assistenze. Come sempre, ed ancor di più quest’anno, gli addetti ai servizi sono stati impeccabili nelle loro mansioni e trascinatori per simpatia e predisposizione alla coesione ed intrattenimento della legione italiana e non solo. L’unificato Team Patacca e Blu Team poteva contare sul duo bolognese Marco Gandini e Michele Salomoni in grado di gestire otto piloti moto sostenendo ritmi e condizioni atmosferiche difficili e riuscendo anche a dare la giusta sprone ai loro assistiti. La simpatia tutta felsinea trovava nell’uomo assistenza di Davide Bingo, il “rosso” torinese Franco Rebellino un altro valido punto d’appoggio (e di ristoro) della comunità dove “en bicer d’bun Ducet” (un bicchiere di buon Dolcetto) non era mai negato.
Se poi si univa anche il conosciutissimo preparatore-costruttore spagnolo Fernando Prades, team manager del suo stesso Team PKL, che con l’Italia ha stretti rapporti da più di vent’anni il quadro era veramente completo.
Il protagonista finale assoluto purtroppo però è stato il maltempo. Già il mattino del 26 vedeva la partenza della prova di “motocross” accompagnata da un vento vicino alla tempesta di sabbia. Ma la giornata di gara riusciva a concludersi con la oramai famosa scalata finale alla grande duna, mentre dal primo pomeriggio, fatto mai successo nei 10 anni precedenti, iniziava una copiosa pioggia e tormenta che sarebbe durata sino alla sera del giorno successivo. Facilmente immaginabili gli scenari, i disagi di chi bivaccava in tenda, le difficoltà nel rimessaggio dei mezzi, l’incognita sulla conferma o meno della tappa del sabato che avrebbe riportato i concorrenti a Missour, penultima tappa prima del ritorno in Spagna.
La partenza, nel tipico stile teutonico, viene confermata: si parte. Ma mai tappa fu più dura. Una trentina di concorrenti moto sono stati bloccati in speciale su un isolotto formatosi al centro di uno ouadi improvvisamente mutatosi in un torrente padano in piena. L’ha vista ancor più brutta un equipaggio inglese auto che, scivolato su un fianco nel tentativo di riguadagnare la sponda, è stato trascinato dalla corrente per parecchi metri. Per fortuna l’equipaggio ha prontamente trovato nel portellone verso l’alto la via di fuga, prima che il tutto si trasformasse in tragedia.
Venendo alle vicende più prettamente agonistiche per il secondo anno successivo è il “Biscia” nazionale del Team Patacca su K530 a meritare il risultato migliore della truppa italiana, un 8° posto seppur condizionato da inconvenienti vari. Quest’anno Sandro Calesini ha avuto nel compagno di team Mirko Goi (47°) un buon antagonista che ha conseguito splendidi risultati di speciale: due secondi posti, un terzo e un quarto. Mirko deve solo fare più esperienza nella navigazione, lo aspettiamo il prossimo anno.
All’insegna della regolarità la prova del veronese Giancarlo Baschera che porta a casa un buon 48° posto. Prestigiosi risultati di speciale anche da parte del componente il Team Rebellino Davide Bingo su Husaberg 550 (un 3 ° e un 2°) e di Barbero (4°) sul K690 che hanno purtroppo condiviso il ritiro nello stesso giorno per caduta e conseguente frattura della clavicola.
Tra i Team hanno fatto un buon lavoro gli altri componenti del Team Patacca, Roberto Busi (59°), Giorgio Apostolo (74°), Gianni Monti (116°), allo scopo di fare una buona esperienza.
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