In seguito all'articolo pubblicato la vigilia di Natale sulla presenza del commissario italiano Gianfranco Ferretti, che sarà presente alla Dakar 2009, aggiungiamo qualche nota del nostro Gabriel Pirini.
Ferretti è un commissario di gara italiano che vanta una vastissima esperienza nel campo del motociclismo generalmente inteso ed in particolare nella motoregolarità. Tortonese come Gianni Rolando (velocissimo “privato” nella 500 GP anni Settanta), per lui le gare di Enduro e Motorally non hanno segreti; conosce ogni anfratto del regolamento, soprattutto tecnico, e sa sempre – cosa molto apprezzabile in chi si occupa di gare su lunga distanza – trovare una soluzione semplice e condivisa a problemi apparentemente ostici ed insormontabili.
Per anni è stato il “commissario delegato unico” a tutte le gare tricolori di Motorally, fortemente voluto dal coordinatore del settore Antonio Assirelli per le sue doti e capacità di interloquire, nel marasma di gare difficili perché lunghe e lunghe in quanto difficili, con tutti quelli dell’ambiente, dal pilota amatoriale al professionista scafato, dai membri di Giuria ai cronometristi. Ovviamente di queste qualità si è accorta anche la Federmoto Internazionale.
Da molti anni Ferretti è membro tecnico della Commissione FIM Enduro e Motorally (il mandato scade nel 2011), presieduta dal sammarinese Amedeo Michelotti (l’altro membro italiano è il genovese Marco Marcellino). Ricordo personale: chi scrive – ad una bagnatissima Due Giorni che la Federmoto Sammarinese organizzò quale prova generale della Due Giorni iridata che si sarebbe tenuta sempre lì l’anno seguente – lo vide prodigo di consigli a tutti, compreso il compianto Gilles Lalay, non certo un novellino.
Oltre a Lalay, tra gli altri stranieri iscritti c'erano dei cecoslovacchi che si pagavano la trasferta vendendo cristalli di Boemia (utilizzavano le selle delle moto come improvvisate vetrine) ed un giovanissimo, ma già sponsorizzato Repsol, Joan Roma.
Lalay era già una specie di Valentino Rossi dell'Enduro e delle maratone africane, ma i consigli li accettò di buon grado, senza la tipica spocchia del pilota arrivato. L’anno dopo il pilota dal naso adunco (narra la leggenda che iniziò a fare fuoristrada perché non c'era un casco integrale dalla visiera adatta) ci lasciò per sempre durante una tragica Parigi-Dakar.
Purtroppo, dietro quella curva, non c’era un Ferretti ad assisterlo.