Apprendiamo dal solito, informatissimo, GPOne.com, quello che chiunque avesse un minimo di familiarità con l'ambiente delle corse sapeva più che bene. Ovvero che dietro la sigla ART si cela
Aprilia Racing Team, che la casa di Noale è coinvolta in primissima persona nello sviluppo della CRT (e chi non coglie il profondo controsenso in questo meglio si dedichi al tennis-tavolo, come amava chiamarlo un ex collega...) e che tutte le chiacchiere dei team in attesa di mettere le mani sulle
"derivate di RSV4" nel processo di definizione della ciclistica hanno contribuito si e no mettendo a disposizione i dati dei piloti che hanno guidato il prototipo che ha girato a Jerez.
APRILIA: IL VERO POTENZIALE DI UNA CRT
Gli aspetti che colpiscono, in tutta questa faccenda, sono due. Intanto, vi invitiamo a
leggere l'articolo originale di GPOne per avere il quadro completo, dipinto senza la minima sfumatura dallo stesso Dall'Igna: l'adattamento alle Bridgestone ha richiesto un pesante ripensamento del bilanciamento della RSV4 - chiedete a
Ducati se si tratta di impresa facile. Aggiungo io: solo adesso vedremo quale sia il reale potenziale di una cosiddetta CRT. Scommetto che i secondi sul giro non saranno quelli già visti nei primi test, anche se poi, sull'arco della gara, un'elettronica in grado di gestire al meglio consumi e gomme farà la differenza.
Aprilia non ha nulla da imparare da nessuno, sotto questo aspetto, ma l'idea che il loro pacchetto costi solo 5000 euro lascia immaginare qualcosa di ben meno sofisticato rispetto al materiale di livello robotico impiegato dalle concorrenti. Ma su questo torneremo in un altro articolo a breve.
...CRT?
Il primo aspetto è la considerazione che forse sarebbe il caso di dare per scontato l'interesse delle case nella nuova formula che prevede la possibilità di far derivare dalla serie il motore di una moto schierabile in MotoGP. A questo punto sarebbe il caso di recuperare la vecchia denominazione di Moto1 per queste moto, stante che si fa davvero una fatica incredibile ad immaginarsi che un team che porta in gara un mezzo del genere, completamente realizzato e sviluppato sia nel motore che nella ciclistica da una casa costruttrice (e che casa, aggiungiamo noi...) possa aderire alla definizione di "Claiming Rules Team". Nulla osta a mantenere lo status di CRT per qualche team, ma magari, come si intendeva fare all'inizio, chiamiamo così i team e in un altro modo le moto. Perché mi pare il caso di iniziare a pensare che non tutti i team che porteranno in gara moto con qualche derivazione dalla produzione di serie debbano necessariamente essere classificati come CRT.
SACCHI-IODA: PERCHE'?
Il secondo aspetto è che fra tutti i clienti Aprilia, l'unico che non si è affidato in toto alla casa di Noale - che ha da sempre il suo punto di forza nello sviluppo delle ciclistiche - è proprio quello con le maggiori entrature nel reparto corse Aprilia. Giampiero Sacchi, che ne è stato il direttore fino a fine 2009, ha deciso che il suo progetto IODA si affiderà al V4 della RSV4 Superbike, ma ospitandolo all'interno di un telaio tubolare realizzato, questo si, completamente in proprio. Ora, a costo di apparire i soliti complottisti dietrologi, i casi sono due: o Sacchi sa qualcosa che non sappiamo sul telaio Aprilia, o sa qualcosa che ancora non sappiamo rispetto all'interpretazione del termine "CRT" da parte dell'organizzazione. Perché, a voler essere molto pignoli, la moto schierata da Sacchi sarà una CRT. Quella del team Aspar no. Aspettiamo l'evolversi della situazione, sapendo che ci sarà da divertirsi. Non solo in pista.