10x10 parte 2: le piste

di Edoardo Licciardello

10x10 parte 2: le piste

Continua la nostra serie 10 x 10, in cui, nel corso di dieci puntate, ripercorreremo i 10 cambiamenti più significativi intercorsi nei 10 anni fra il 2002, prima stagione in cui il motomondiale ha iniziato la (ri)conversione al quattro tempi, e il 2012 in cui l’ha completata. Dopo aver parlato della cilindrata nella prima puntata, ricordiamo un po’ cosa è cambiato nelle piste su cui si corre.

TRADIZIONI SCONFESSATE
Nonostante il numero di prove mondiali sia passato da 16 a 18, sono diversi i circuiti che non fanno più parte del “giro” del motomondiale.

Basta ripensare alle prime stagioni per notare come sia sparita Suzuka (nella nostra foto “d’epoca” la partenza della prima gara della MotoGP a quattro tempi, vi invitiamo a visitare la nostra Photo Gallery dedicata al mondiale 2002 per ricordare "come eravamo"...), tradizionale apertura di campionato (salvo rarissime eccezioni) da quel 1987 in cui era entrata nel circus mondiale. L’incidente di Kato ne mise in luce le contraddizioni in termini di sicurezza, determinando l’eliminazione a tempo indeterminato di uno dei tracciati tecnicamente più validi e belli del mondiale. Non ha avuto sorte migliore il Phakisa freeway, tracciato sudafricano di Welkom, la cui “cassazione” è però legata a motivi prettamente commerciali e di successo della manifestazione.


Non c’è più nemmeno Donington, sostituita due anni fa da Silverstone a seguito dei lavori di adeguamento a cui il tracciato del Leicestershire è stato oggetto, e abbiamo perso anche il tracciato di Rio (con grande cordoglio di tutti gli addetti ai lavori, che amavano particolarmente, e per motivi abbastanza autoesplicativi, il contorno brasiliano). La pista non era esattamente indimenticabile, con una superficie irregolare e grip molto relativo, ma va ricordata perché Makoto Tamada, nel 2004, conquistò la prima vittoria per le gomme Bridgestone. Dopo che, ad onor del vero, Sete Gibernau e Valentino Rossi si autoeliminarono con due degli errori più marchiani della storia del motomondiale.

LE SOPRAVVISSUTE
Presenze permanenti invece Jerez e il Sachsenring (freschi di conferma in calendario dopo i problemi economici delle rispettive amministrazioni), le intoccabili Mugello e Catalunya, la purtroppo massacrata Assen, le gloriose Brno ed Estoril, e la tradizionale tripletta pacifica di fine anno di Motegi, Phillip Island e Sepang, che evidentemente deve restare unita per volere del destino: i tentativi di anticipare il GP del Giappone, migrato in quel della prefettura di Tochigi dopo la cancellazione di Suzuka (i giapponesi hanno sempre tenuto molto ad avere una delle prime prove, se non l’apertura, del Mondiale) sono falliti miseramente. Una volta per l’eruzione vulcanica scandinava, la seconda per il disastro seguito allo Tsunami che ha colpito l’isola del Sol Levante la scorsa primavera. 

LE METEORE E I MAI NATI
Nel periodo di massimo splendore della nuova categoria sono entrate nell’orbita MotoGP diverse piste che già avevano ospitato la Formula 1. Purtroppo, si trattava di piste nate per le auto, progettate curiosamente tutte da Hermann Tilke, che hanno contribuito in gran parte alla rovina del nome dell’architetto – si è fatto un gran parlare di quanto fossero brutte Shanghai e Istanbul (quest’ultima in realtà bellissima, ma inadatta alle moto) facendo così dimenticare a tutti che il tedesco è anche autore di capolavori quali Sepang, Aragon e Yas Marina, ad Abu Dhabi. Entrambe le prove sono state eliminate dal calendario dopo poche edizioni.

Fra i nati morti, o meglio i mai nati, va annoverato il GP del Balatonring. Avrebbe dovuto rinnovare i fasti dell’Hungaroring, venne visitato e “benestariato” da nientemeno che Michael Doohan, promosso fino alla morte da Gabor Talmacsi, ma fece la stessa fine della carriera del campione del mondo magiaro: passo più lungo della gamba e successivo oblio. Ha un grande merito: quello di aver aperto la porta a quel gioiellino di Motorland Aragon…

LE NEW (RE)ENTRY
…che per quanto possa farci rabbia l’ennesima gara in territorio iberico, si è dimostrato un tracciato bellissimo, che ha saputo offrire gare di ottimo livello. E’ entrato nel circus mondiale nel 2010, proprio in sostituzione del mai nato Balatonring che aveva già lasciato gli organizzatori in braghe di tela nel 2009. Da quest’anno è prova permanente della MotoGP. Meno gradite Losail (entrata nel 2004, corsa in notturna dal 2008) e Misano (inserita con inversione del senso di marcia nel 2007 dopo un’assenza che durava dal 1993, anno in cui fu teatro dell’incidente che chiuse la carriera a Wayne Rainey), che contano pochi estimatori fra i piloti. Se non altro, il tracciato recentemente intitolato a Marco Simoncelli ha il vantaggio di un contorno non indifferente per chi non deve solo lavorare…

Rientrata nel 2005 Laguna Seca (teatro di diversi aggiornamenti, era stata eliminata dal calendario mondiale dopo la prova del 1994) con grande successo di pubblico, la MotoGP in pochi anni ha raddoppiato la sua presenza negli Stati Uniti con l’introduzione della prova di Indianapolis nel 2008, poco amata dai piloti per le variazioni dell’asfalto e per condizioni meteo mai esattamente brillanti.

IL FUTURO
Problemi che non dovrebbero affliggere il nuovo autodromo in via di realizzazione ad Austin – dopo alcuni problemi economici ed organizzativi, i lavori sono ripresi – che, nel cuore del Texas, difficilmente accoglierà la MotoGP con la pioggia. Potrebbero rivelarsi un po’ più critici i circuiti di Termas de Rio Hondo (l’Argentina è nell’altro emisfero: bisogna stare attenti alla collocazione in calendario, perché nel loro inverno fa un freddo barbino…) e soprattutto di Mosca, dove diverse voci di corridoio vogliono a breve un arrivo della MotoGP sulla scia della Superbike. Ma qui siamo nel campo delle speculazioni. Restiamo con i piedi per terra: appuntamento fra qualche giorno per la terza puntata del nostro speciale, dedicata stavolta alle gomme…

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Altri commenti

Giuka

Non vedevo l'ora di trovare qualcosa di bello da leggere,come questa serie!

Inserito: 05 gennaio 2012
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