E finalmente sono scese in pista le CRT facendo sul serio, cioè con in sella un
Colin Edwards non ancora al 100% della forma, ma sicuramente più acclimatato con la categoria in cui dovranno correre che non un Cudlin, Silva e chi più ne ha più ne metta. In pista assieme alle Moto2, alle
BMW Superbike, alle MotoGP – la
Ducati GP”zero” portata in pista da Checa e Battaini. Una simile commistione, pur in assenza di dati precisi, offre l’occasione per una serie di riflessioni.
DUCATI: UN PREMIO PER CHECA
Partiamo dal fondo: la
Ducati GP12. Con il massimo affetto e rispetto per Checa, l’operazione ha avuto più il sapore di una gita premio che non un effettivo contributo al processo di sviluppo. Non perché Carlos non sia un manico di livello assoluto, quanto perché l’ultimo contatto del campione del mondo SBK risale alle ultime due gare dell’anno scorso con la Desmosedici Pramac, occasioni in cui lo stesso Checa aveva spiegato come non fosse possibile prendere i riferimenti ad un mostro come una MotoGP nel breve volgere di un Gran Premio, figuriamoci in una giornata di prove. Risultato: tre secondi dalla pole di Stoner, grossomodo il distacco incassato da un collaudatore di lusso come Guareschi o Battaini. Ritmo a cui i problemi della Desmosedici, ormai è assodato, non emergono.
CRT: SIAMO ANCORA INDIETRO
Edwards (
in foto, sulla Suter-BMW) ha soddisfatto le aspettative, rifilando due secondi alla BQR. Il problema è che il tempo resta comunque inferiore di un secondo (stando a quanto riportato
dal blog di Ian Wheeler) a quello di Redding. Segno che, probabilmente, due cose non vanno: la condizione psicofisica di Edwards – non dimentichiamoci che è passato solo un mese dall’orribile incidente di Sepang – e il processo di adattamento delle CRT alle gomme Bridgestone. Volerci vedere altro, magari estendendo il confronto alle Superbike, sarebbe quantomeno azzardato – vediamo perché.
MOTO2: GRANDE KALEX, GRANDE DUNLOP
E’ la Moto2 la vera indice della competitività di CRT e Superbike. Spieghiamoci meglio: la Kalex ha fatto una gran moto, probabilmente a livello della Suter 2012. Quella che, per intenderci, in mano a Marquez sul finale della stagione appena conclusa faceva sembrare molti altri piloti dei dilettanti. Il confronto con il pilota spagnolo può avere quest’effetto, certo, ma l’impressione prevalente fra gli addetti ai lavori è che le due engineering tedesca e svizzera abbiano alzato molto il livello del gioco per il 2012. Metteteci anche il livello raggiunto dalle
Dunlop fornite, e il quadretto è completo: le Moto2, all’esordio, erano sbeffeggiate da chi pensava che avrebbero preso paga dalle Supersport. Ora fanno paura alle Superbike. Qualcuno (noi compresi) l’aveva detto. Certo, a chi ama identificarsi in un marchio farà impressione non avere una casa madre da tifare. Per tutti gli altri, spettacolo e tecnologia (ciclistica) ci sono. Riposi in pace la 250, che di tecnologia ne offriva ormai quanto la MotoGP. Purtroppo, anche di spettacolo.
SUPERBIKE: LA STORIA (SPERIAMO NON) SI RIPETA
Stanti le considerazioni di cui sopra, il decimino pagato da Leon Haslam sulla
BMW S1000RR (su cui, contrariamente a quanto riportato da diverse fonti, stando ai PR della casa madre non dovrebbe venire adottata l’elettronica Marelli né ora né mai – il mistero si infittisce…) fa meno impressione, soprattutto perché il tracciato andaluso, veloce ma tutto percorrenze, senza punti che valorizzino il maggior spunto delle SBK rispetto ad una Moto2, è del tutto estraneo alla Superbike. E anche Haslam probabilmente non lo vede dai tempi della 250, il che significa circa dieci anni fa. Quello che invece spaventa non poco sono i due secondi incassati da Marco Melandri. Che invece Jerez la conosce bene, ed è al contrario all’esordio sulla superbike tedesca, nota per non essere immediata e guidabile, anzi, di essere potentissima ma piuttosto scorbutica di motore. Non è chiaro cosa sia andato storto, ma torna alla mente la stagione sulla Desmosedici 2008. Speriamo tutti che quel ricordo torni immediatamente nel dimenticatoio…