Si può pensare che gare come queste siano facilissimi, per chi - come Casey Stoner oggi - la situazione diventa improvvisamente più facile, ancora prima della partenza. Ci piace pensare che invece non sia così, e che Casey Stoner si sia dimostrato ancora più forte nell'aver dominato come ha fatto oggi una gara che… poteva solo perdere. Una gara in cui bastava arrivare sesti per conquistare il suo secondo titolo mondiale - anche il primo, coincidenza, è arrivato in una gara corsa con bandiera bianca - e in cui sarebbe stato fin troppo facile cadere nell'insidioso tranello della ragioneria. E invece no: Stoner è Stoner, che ha corso questo GP come se fosse una gara come le altre, andando a vincere con il solito margine, pur con il finale "thrilling" che ha ridotto il suo vantaggio sotto il traguardo a due miseri secondi...
E' sembrata quasi un segno del destino, la caduta in cui è incappato Lorenzo a fine warm-up. Una caduta dall'innesco stranissimo, un highside in quattro tempi, che ha sbattuto il maiorchino a terra con una violenza inaudita, sbriciolandogli letteralmente l'anulare di cui due falangi sono rimaste sull'asfalto australiano. Una resa simbolica come nessuna gara avrebbe mai potuto avere, una resa che automaticamente tributa l'onore delle armi all'unico, vero, rivale di Stoner quest'anno. Una resa che, unita a quelle di Spies, ha fatto si che la griglia di Phillip Island fosse orfana di
Yamaha ufficiali, fatto che non accadeva, probabilmente, da cinquant'anni. Non è dunque strano che ci siano quattro
Honda ai primi quattro posti, con Simoncelli a recitare il ruolo del primo degli esseri umani.
Simoncelli, dicevamo, ha vinto ancora una volta lo scontro diretto con il rivale-nemico Dovizioso. Senza nulla togliere ad Andrea, quando i due si trovano a dividere gli stessi metri di pista, è lui ad uscirne quasi sempre con le ossa rotte, metaforicamente parlando. Solo quarto un Pedrosa in evidente difficoltà: anche in rettilineo la sua RC212V non sembrava all'altezza di quelle dei rivali. Quinta l'unica
Yamaha al traguardo, con un Edwards concreto e quasi sornione.
Da lì in giù inizia il calvario, se è vero che sesto chiude un De Puniet protagonista anche di un lungo, e al settimo posto troviamo Hayden, che ha cambiato moto al terzultimo giro quando la pioggia ha iniziato a flagellare la pista australiana. Avrebbe fatto meglio Bautista, volato però via proprio in quel frangente, assieme a Crutchlow ed Aoyama.
Per terra ben prima Valentino Rossi, protagonista dell'ennesimo scivolone del 2011, stavolta dalla dinamica evidentemente incomprensibile, in piena percorrenza e senza freni o acceleratore in mano. Stagione da dimenticare, tanto per
Ducati che per Rossi. L'unica speranza della compagine bolognese è che tutti questi rospi da ingoiare servano a creare la moto che serve per difendersi nel 2012. Le speranze, però, sono ridotte al lumicino.
Così al traguardo:
1 27 Casey STONER AUS Honda 42'02.425
2 58 Marco SIMONCELLI ITA Honda +2.210
3 4 Andrea DOVIZIOSO ITA Honda +2.454
4 26 Dani PEDROSA SPA Honda +13.160
6 14 Randy DE PUNIET FRA Ducati +48.800
8 24 Toni ELIAS SPA Honda 1 giro
10 17 Karel ABRAHAM CZE Ducati 2 giri
Non classificati
19 Alvaro BAUTISTA SPA Suzuki
7 Hiroshi AOYAMA JPN Honda
35 Cal CRUTCHLOW GBR Yamaha