La magica atmosfera del "Brickyard", l'Indianapolis Motor Speedway (IMS), non ha fatto il miracolo nemmeno quest'anno: tale e tanta è la partecipazione alla 500 Miglia automobilistica del circuito Champ Car (ex CART), tanto tiepida l'accoglienza riservata dal pubblico statunitense agli eventi internazionali, come il GP di Formula 1 e la MotoGP, che gli organizzatori hanno voluto portare sullo storico ovale - si tratta, lo ricordiamo, del circuito più antico attualmente in attività.
I fattori sono diversi, ma possiamo dire senza timore di smentita che il tracciato, modificato con un "infield" raccordato all'ovale, non è piaciuto granché a nessuno dei piloti, anche dopo la riasfaltatura. E il pubblico, come già detto, è progressivamente calato, dal 2008 ad oggi. Jeff Belskus, presidente dell'IMS, ha dichiarato all'agenzia stampa Reuters che pur sperando in un ritorno della MotoGP nel 2012, è pronto ad accettare l'eventualità che la cosa non accada.
Al momento non esistono accordi ufficiali fra Dorna ed IMS; al contrario, Laguna Seca ha un contratto firmato per altre due stagioni, e il nuovo tracciato texano - pronto per il 2013, con il nome di Circuit of the Americas - pare aver stipulato un accordo per cinque anni. Tre gare negli Stati Uniti potrebbero sembrare troppe, anche se vista l'importanza del mercato statunitense per le case motociclistiche, e per Dorna, potrebbe giustificarle. Dopotutto, come ha argutamente fatto notare Javer Alonso, portavoce Dorna, vent'anni fa si correva una sola gara in Spagna.
Non si capisce, quindi, dove stia il nocciolo della questione. Il pubblico sugli spalti era davvero poco, è vero, ma in Qatar se ne vede ben di meno e non per questo qualcuno si sogna di mettere in discussione la gara più inutile, costosa e pacchiana del calendario. E' vero, la trasferta statunitense è piazzata malissimo nel calendario, ma alla luce delle polemiche sul GP australiano, e vista l'attuale collocazione (vulcani e terremoti permettendo) della gara giapponese non pare nemmeno questo un problema degno di considerazione da parte dei poteri forti della MotoGP. E vogliamo parlare della favolosa collocazione in fascia oraria di Indianapolis, giusto all'ora di cena per tutta l'Europa, fuori da conflitti con il 99% degli altri sport?
Il mistero si infittisce. Una cosa è sicura: se l'accordo non dovesse venire rinnovato, almeno due delle parti in causa nella MotoGP saranno felicissime. I piloti, nessuno dei quali ha mai detto di amare Indianapolis (fatta esclusione per il povero Hayden, che così corre una gara davvero vicino a casa...) e Bridgestone. La figuraccia di Jerez resta irraggiungibile, ma anche quella di Indianapolis non è stata male. Soprattutto se si considera, invece, quella fatta da
Dunlop in Moto2 e 125...